Da oggi inauguriamo uno spazio dedicato alle voci “storiche” del forum che analizzano la stagione appena conclusa. Partiamo con Seven Up:
“Smaltita – o quasi – la delusione, si può iniziare ad analizzare a freddo cosa è andato storto in questi Playoffs e che giudizio finale si può dare alla stagione. L’obiettivo era la Finale di Conference, senza se e senza ma, ancora di più in questo Est ed ancora di più con il tabellone favorevole. Io sono profondamente deluso, e se non fosse così, vorrebbe dire che mi accontento e che reputo ancora questa squadra al livello degli anni passati. Dovremmo essere una contender, ed il condizionale è d’obbligo, perchè ancora non lo siamo e forse difficilmente lo saremo tra 8-9 mesi. C’è tanto da cambiare, il che però non significa cambiare persone, gruppo, core almeno.
In questa post season sono venuti fuori i limiti che tutti noi avevamo intravisto nella stagione regolare, ma che per un motivo (si vinceva) o per l’altro (erano i Bobcats, erano i Suns, era regular season) tendevamo a non dargli importanza. La mediocrità di un coach a cui, in attimi di onanismo estremo, è stato attribuito un titolo di papabile per il coach of the year, incapace di adattarsi, incapace di prendere in mano una squadra, di imporsi. Ha fatto il miracolo JR Smith, ha convissuto con una squadra falcidiata dagli infortuni, ha rischiato (tre play in campo) ma non ha mai convinto in pieno. E’ lo stesso Woodson tanto criticato ad Atlanta, è lo stesso Woodson che spadroneggia o quasi in stagione regolare e che poi ai Playoffs prende bacchettate sulle dita. E’ invero un allenatore che ha preso una squadra d’antoniana, le ha dato una mano di vernice, le ha insegnato la difesa, ha abbassato i ritmi, ma che non le ha dato una nuova identità. Finiti i tempi del “Seven Second or Less” non sono finiti quelle del tiro da tre come credo cestistico. “Vivono e muoiono da 3″. E ai Playoffs si muore e basta.
Questa squadra invece doveva reinventarsi, cambiare stile, cambiare mantra nel momento topico della stagione, dopo 82 partite giocate in un modo solo. Non l’ha fatto, non c’è riuscita (contro la miglior difesa sul perimetro della Lega), non ha esplorato il pick-n-roll Tyson Chandler-Raymond Felton, letale, non ha giocato a due con lunghi e piccoli (quante volte Chandler, zombie per carità, è stato coinvolto in attacco? Quanti alley-hoop sono arrivati che tanto funzionavano in stagione? due? tre?). Abbiamo sparacchiato, e finchè Iman Shumpert e Chris Copeland l’hanno messa, siamo stati a galla. Dopo, è stata notte fonda.
Non si vive neanche solo di Carmelo Anthony. Stagione fantastica, senza alcun dubbio. Ha giocato su due o tre infortuni (eh ma è un leit motiv ora), ha dato tutto, ha risposto quando nessuno di noi ha avuto il coraggio di farlo. Ha tenuto in vita una squadra che dipende troppo, troppo da lui. Melo non può e non deve essere l’unica opzione offensiva. Primo, perchè le difese altrui si adeguano e giocano 5 vs 1. Secondo, perchè si usura e muore dopo l’ennesimo contatto illegale – ma favorito dalle regole del gioco. Terzo, perchè è ovvio, e lo dico con rabbia e a malincuore: non è una Stella, se lo fosse sarebbe tutelato dagli arbitri che invece lo trattano a pesci in faccia.
Sono deluso infine perchè abbiamo fatto fatica contro i Celtics privi di Rajon Rondo, perchè li abbiamo resuscitati, perchè abbiamo fatto quella cavolata del funerale, perchè ci siamo fatti ridere dietro, perchè se chiudevamo 4-0 col cavolo che partivamo così scarichi e stanchi coi Pacers. Sono deluso perchè i Pacers sono battibili, perchè come talento siamo superiori, perchè bene o male, siamo sempre arrivati lì lì per vincere, e 5-6 liberi a favore ci avrebbero dato almeno una vittoria in più. Sono deluso perchè questa squadra aveva un tappeto rosso fino a Miami, poi 0-4 e via, ma almeno saremmo stati nelle final four. E invece siamo qui accecati dalla cruda realtà. Non siamo nessuno: per gli avversari, per la Lega, per i giornalisti, per gli arbitri. Non andiamo da nessuna parte.
Capitolo infortuni. Non ne voglio sapere, non in una stagione dove una Boston e una Chicago hanno fatto quello che hanno fatto. Amar’e Stoudemire non è più un fattore (per dire, Marcus Camby, la sua assenza, lo è stato più di lui). Fuori Stat, amen, fuori anche Camby ed allora mancava un lugno da legna. Adesso vengono fuori le notizie di Melo e JR mezzi rotti. Scuse? La solita mafia Knicks che tiene tutto nascosto? A che pro però? Non lo so, ma di infortuni non parlo.
Come non vorrei parlare di arbitri, perchè fa tanto italiano. Abbiamo perso noi le partite con stupidi tecnici, gomitate, continue lamentele isteriche. Testa bassa e in difesa. Non hai credito? Guadagnatelo, inutile frignare, peggiori solo la situazione perchè entri in antipatia all’arbitro. Questa è la prima cosa da cambiare. Diventare umili, diventare lavoratori, sbattersi. Non voglio più sentire Chandler fare la ramanzina e poi prendere un terzo dei rimbalzi di Lance Stephenson!
E’ mancato anche il tifo, e questo deve cambiare al 100%. Abbiamo giocato in una cattedrale per sei partite. E siamo andati in una bolgia in altrettante sei. Nei palazzetti dell’Indiana e di Boston, preparano magliette, fanno un casino boia, condizionano le gare. Al Madison Squadre Garden c’era il silenzio. Nessuna maglietta, nessun misuratore di decibel. Il nulla. La gente che paga più di 1000 dollari per guardare le partite a bordo campo, lo fa per vedere Beyonce o Kim Kardashian, non certo per i colori della maglia. Citando John Lennon: “Quelli che occupano i posti economici applaudano, il resto di voi può far tintinnare i gioielli“. I veri tifosi sono in piccionaia, o davanti alla tv. Quando alzi i prezzi del 45% e del 5% l’anno successivo, ti allontani dai tifosi e allontani i tifosi. Già NY è meta di turisti (e quindi il MSG), di casualoni, figuriamoci se aiuti anche questa tendenza. Come si può vincere giocando in trasferta e in campo neutro? Non si può. Bisogna riportare il Garden degli anni ’90, e ritorneranno quei Knicks.
Non voglio pensare al mercato, vi prego non ora, è maggio. Non posso pensare ai free agent, al draft, a scambi da fantabasket. Non torniamo i Same Old Knicks. Anche perchè non possiamo fare nulla. Stat è fermo come una Printz parcheggiata, nessuno se lo prende, impossibile muoverlo. Bisogna solo sperare che risorga, e sarebbe il maggior acquisto. I vecchi è inutile scambiarli, o perchè morti (JasonKidd, Kurt Thomas se tornerà, sempre Camby), o perchè non li vuole nessuno. I giovani guai a scambiarli. Copeland è oro che cola per quelle cifre. Shumpert è un pacchetto impressionante: atletismo, tiro (spuntato dal giorno alla notte), palle, difesa, QI cestistico. E’ un natural, un keeper, è incedibile per i prossimi 10 anni. Ma ripeto non parliamone ora (a meno che Novak lo spediamo in Siberia).
Ora torno in silenzio per almeno un paio di mesi, quando parlare di mercato avrà più senso e il male sarà minore. Peace.”

Quando sei a +3 e quasi 100 punti segnati a cinque minuti dalla fine a casa della difesa dei Pacers nonostante TRENTA liberi tentati in meno, cosa vuoi dire, aggiungere, o commentare? Andiamo a casa a testa alta considerando i limiti di questo roster e staff tecnico, mentre Indiana va meritatamente avanti, e con un metro arbitrale simile può tranquillamente aspirare ad arrivare in fondo, anche se dubito che a South Beach ci saranno regole NFL da una parte e da WNBA dall’altra, per il solito discorso credibilità (e non di complotto biscardiano, sia chiaro) che ho già affrontato giorni fa ed affronterò in chiusura.
I Knicks riescono a prolungare la serie ed a riportarla nell’Indiana grazie ad una partita esaltante in cui ritrovano punti importanti da qualcuno che non vesta il numero 7 e finalmente con Mike Woodson che – seppur lentamente – aggiusta qualcosa, relegando finalmente Jason Kidd in panchina (dopo un primo tempo ancora disarmante), facendo di nuovo giocare Pablo Prigioni e tirando fuori Chris Copeland dal cilindro. I Pacers disputano una partita al di sotto del loro “par” di questi Playoffs, complice l’importantissima assenza di George Hill, fin qui forse il miglior giocatore della serie, e con Hibbert alle prese (finalmente?) con problemi di falli.
Knicks sotto 3-1 e lo scarto finale di 11 punti di questa gara-4 suona bugiardo e non racconta appieno una partita dominata dai Pacers. Ad essere onesti Hibbert e compagni, fin qui hanno dominato tutti le gare, se si esclude il secondo tempo della seconda sfida. Mike Woodson questa volta ha provato i due lunghi fin dalla palla a due affiancando Kenyon Martin a Tyson Chandler, ma il massacro a rimbalzo non si è fermato (54-36 alla fine). In attacco il vuoto intorno a Carmelo Anthony ha fatto il resto. Ci si avvia dunque impotenti ad una eliminazione che queste quattro partite dicono essere inevitabile, meritata e giusta.