Voci dal forum parte #1 – Season Review

Da oggi inauguriamo uno spazio dedicato alle voci “storiche” del forum che analizzano la stagione appena conclusa. Partiamo con Seven Up:

“Smaltita – o quasi – la delusione, si può iniziare ad analizzare a freddo cosa è andato storto in questi Playoffs e che giudizio finale si può dare alla stagione. L’obiettivo era la Finale di Conference, senza se e senza ma, ancora di più in questo Est ed ancora di più con il tabellone favorevole. Io sono profondamente deluso, e se non fosse così, vorrebbe dire che mi accontento e che reputo ancora questa squadra al livello degli anni passati. Dovremmo essere una contender, ed il condizionale è d’obbligo, perchè ancora non lo siamo e forse difficilmente lo saremo tra 8-9 mesi. C’è tanto da cambiare, il che però non significa cambiare persone, gruppo, core almeno.

In questa post season sono venuti fuori i limiti che tutti noi avevamo intravisto nella stagione regolare, ma che per un motivo (si vinceva) o per l’altro (erano i Bobcats, erano i Suns, era regular season) tendevamo a non dargli importanza. La mediocrità di un coach a cui, in attimi di onanismo estremo, è stato attribuito un titolo di papabile per il coach of the year, incapace di adattarsi, incapace di prendere in mano una squadra, di imporsi. Ha fatto il miracolo JR Smith, ha convissuto con una squadra falcidiata dagli infortuni, ha rischiato (tre play in campo) ma non ha mai convinto in pieno. E’ lo stesso Woodson tanto criticato ad Atlanta, è lo stesso Woodson che spadroneggia o quasi in stagione regolare e che poi ai Playoffs prende bacchettate sulle dita. E’ invero un allenatore che ha preso una squadra d’antoniana, le ha dato una mano di vernice, le ha insegnato la difesa, ha abbassato i ritmi, ma che non le ha dato una nuova identità. Finiti i tempi del “Seven Second or Less” non sono finiti quelle del tiro da tre come credo cestistico. “Vivono e muoiono da 3″. E ai Playoffs si muore e basta.

Questa squadra invece doveva reinventarsi, cambiare stile, cambiare mantra nel momento topico della stagione, dopo 82 partite giocate in un modo solo. Non l’ha fatto, non c’è riuscita (contro la miglior difesa sul perimetro della Lega), non ha esplorato il pick-n-roll Tyson Chandler-Raymond Felton, letale, non ha giocato a due con lunghi e piccoli (quante volte Chandler, zombie per carità, è stato coinvolto in attacco? Quanti alley-hoop sono arrivati che tanto funzionavano in stagione? due? tre?). Abbiamo sparacchiato, e finchè Iman Shumpert e Chris Copeland l’hanno messa, siamo stati a galla. Dopo, è stata notte fonda.

Non si vive neanche solo di Carmelo Anthony. Stagione fantastica, senza alcun dubbio. Ha giocato su due o tre infortuni (eh ma è un leit motiv ora), ha dato tutto, ha risposto quando nessuno di noi ha avuto il coraggio di farlo. Ha tenuto in vita una squadra che dipende troppo, troppo da lui. Melo non può e non deve essere l’unica opzione offensiva. Primo, perchè le difese altrui si adeguano e giocano 5 vs 1. Secondo, perchè si usura e muore dopo l’ennesimo contatto illegale – ma favorito dalle regole del gioco. Terzo, perchè è ovvio, e lo dico con rabbia e a malincuore: non è una Stella, se lo fosse sarebbe tutelato dagli arbitri che invece lo trattano a pesci in faccia.

Sono deluso infine perchè abbiamo fatto fatica contro i Celtics privi di Rajon Rondo, perchè li abbiamo resuscitati, perchè abbiamo fatto quella cavolata del funerale, perchè ci siamo fatti ridere dietro, perchè se chiudevamo 4-0 col cavolo che partivamo così scarichi e stanchi coi Pacers. Sono deluso perchè i Pacers sono battibili, perchè come talento siamo superiori, perchè bene o male, siamo sempre arrivati lì lì per vincere, e 5-6 liberi a favore ci avrebbero dato almeno una vittoria in più. Sono deluso perchè questa squadra aveva un tappeto rosso fino a Miami, poi 0-4 e via, ma almeno saremmo stati nelle final four. E invece siamo qui accecati dalla cruda realtà. Non siamo nessuno: per gli avversari, per la Lega, per i giornalisti, per gli arbitri. Non andiamo da nessuna parte.

Capitolo infortuni. Non ne voglio sapere, non in una stagione dove una Boston e una Chicago hanno fatto quello che hanno fatto. Amar’e Stoudemire non è più un fattore (per dire, Marcus Camby, la sua assenza, lo è stato più di lui). Fuori Stat, amen, fuori anche Camby ed allora mancava un lugno da legna. Adesso vengono fuori le notizie di Melo e JR mezzi rotti. Scuse? La solita mafia Knicks che tiene tutto nascosto? A che pro però? Non lo so, ma di infortuni non parlo.

Come non vorrei parlare di arbitri, perchè fa tanto italiano. Abbiamo perso noi le partite con stupidi tecnici, gomitate, continue lamentele isteriche. Testa bassa e in difesa. Non hai credito? Guadagnatelo, inutile frignare, peggiori solo la situazione perchè entri in antipatia all’arbitro. Questa è la prima cosa da cambiare. Diventare umili, diventare lavoratori, sbattersi. Non voglio più sentire Chandler fare la ramanzina e poi prendere un terzo dei rimbalzi di Lance Stephenson!

E’ mancato anche il tifo, e questo deve cambiare al 100%. Abbiamo giocato in una cattedrale per sei partite. E siamo andati in una bolgia in altrettante sei. Nei palazzetti dell’Indiana e di Boston, preparano magliette, fanno un casino boia, condizionano le gare. Al Madison Squadre Garden c’era il silenzio. Nessuna maglietta, nessun misuratore di decibel. Il nulla. La gente che paga più di 1000 dollari per guardare le partite a bordo campo, lo fa per vedere Beyonce o Kim Kardashian, non certo per i colori della maglia. Citando John Lennon: “Quelli che occupano i posti economici applaudano, il resto di voi può far tintinnare i gioielli“. I veri tifosi sono in piccionaia, o davanti alla tv. Quando alzi i prezzi del 45% e del 5% l’anno successivo, ti allontani dai tifosi e allontani i tifosi. Già NY è meta di turisti (e quindi il MSG), di casualoni, figuriamoci se aiuti anche questa tendenza. Come si può vincere giocando in trasferta e in campo neutro? Non si può. Bisogna riportare il Garden degli anni ’90, e ritorneranno quei Knicks.

Non voglio pensare al mercato, vi prego non ora, è maggio. Non posso pensare ai free agent, al draft, a scambi da fantabasket. Non torniamo i Same Old Knicks. Anche perchè non possiamo fare nulla. Stat è fermo come una Printz parcheggiata, nessuno se lo prende, impossibile muoverlo. Bisogna solo sperare che risorga, e sarebbe il maggior acquisto. I vecchi è inutile scambiarli, o perchè morti (JasonKidd, Kurt Thomas se tornerà, sempre Camby), o perchè non li vuole nessuno. I giovani guai a scambiarli. Copeland è oro che cola per quelle cifre. Shumpert è un pacchetto impressionante: atletismo, tiro (spuntato dal giorno alla notte), palle, difesa, QI cestistico. E’ un natural, un keeper, è incedibile per i prossimi 10 anni. Ma ripeto non parliamone ora (a meno che Novak lo spediamo in Siberia).

Ora torno in silenzio per almeno un paio di mesi, quando parlare di mercato avrà più senso e il male sarà minore. Peace.”

Gara-6: Pacers 106, Knicks 99 – A casa a testa alta

Quando sei a +3 e quasi 100 punti segnati a cinque minuti dalla fine a casa della difesa dei Pacers nonostante TRENTA liberi tentati in meno, cosa vuoi dire, aggiungere, o commentare? Andiamo a casa a testa alta considerando i limiti di questo roster e staff tecnico, mentre Indiana va meritatamente avanti, e con un metro arbitrale simile può tranquillamente aspirare ad arrivare in fondo, anche se dubito che a South Beach ci saranno regole NFL da una parte e da WNBA dall’altra, per il solito discorso credibilità (e non di complotto biscardiano, sia chiaro) che ho già affrontato giorni fa ed affronterò in chiusura.

Partiamo maluccio, 13-7 per i locali, 7-0 a rimbalzo, e subito in bonus a 6:36 dalla fine del primo quarto. West usa sempre il gomito come gli aggrada, in Florida credo glielo taglieranno: aspettiamo fiduciosi. Pablo Prigioni però, battezzato, ci regala il primo pareggio con due bombe per il 17 pari. Arriva un potenziale gioco da 4 punti di George per un “fallo” di Carmelo Anthony, ma gli Dei del basket optano per il “Ball don’t Lie” ed il 24 in canotta bianca sbaglia il libero aggiuntivo. Proprio Melo ci tiene successivamente a galla, così restiamo a contatto ed entriamo nel secondo quarto con Amar’e Stoudemire e Chris Copeland in campo a dare un discreto contenuto. Anche qui solo gli Dei sanno quanto uno Stat sano sarebbe servito per dare fastidio ai lunghi avversari, a questi lunghi, alla faccia delle convivenze con Melo, it’s playoffs time baby, qui si gioca a metacampo, sporchi e cattivi, e con una credibilità – ancora! – da giocatore importante di post. Purtroppo però anche Mahimi ha più… credibilità di Stat, oggi, ed Indiana vola a +6, mentre il differenziale a rimbalzo – il vero problema di questa serie – dice già 19-6 per la squadra di Vogel.

JR Smith intanto ci regala un disastro dopo l’altro, 1/6 dal campo e due palle perse di cui una in cui molto probabilmente pensava ad Instagram e Rihanna. Dopo un ennesimo fallo a rimbalzo fischiato ai bluarancio, arriva il primo tecnico ed il +10 Pacers, che solo un Melo da 20 punti in 20 minuti riesce a tamponare. Primo tempo 55-47 per i padroni di casa.

La ripresa delle ostilità vede sempre “Anthony vs tutti”, il Nostro scollina oltre quota 30, scarica bene dai raddoppi ma JR scheggia appena il ferro con due metri di spazio. Continua intanto a piovere non solo fuori da casa del sottoscritto, ma pure ad Indianapolis sotto forma di fischi ad indirizzo dei “contatti” dei Knicks. Non è tanto il libero in sè perchè comunque i Pacers attaccano il ferro, ma i falli lontano dalla spicchia, il gomito che si allarga sanzionato per dire a Prigioni e non a Hill, o a Melo ma non a George, oppure ancora i falli sui rimbalzi, e di conseguenza una squadra sempre in bonus mentre l’altra fa una fatica pazzesca ad attaccare – e difendere. Impossibile scavare parziali, se non vedendo la Madonna…

… e la Madonna la vede Iman Shumpert! Tre bombe consecutive, poi finalmente anche una di JR per il pareggio, mentre dall’altra parte quell’omone di Hibbert va a terra ad ogni minimo contatto, creduto dai grigi. Shumpert però non è d’accordo e ne mette un’altra da fuori. Da lì poi Woodson andrà con Copeland-Melo-Chandler e Shump non vedrà più il campo (mah!). Partita in parità, i Knicks ad un certo punto sono 8/9 da 3 nel secondo tempo! Si va anche a +3 a 5′ dalla fine grazie a Copeland, poi arriva il 92 pari in cui due sono le giocate decisive: Hibbert stoppa Melo (e dall’altra parte punisce Stephenson), e ad Anthony viene fischiato un offensivo (ed ancora Stephenson per un gioco da 2+1). Da lì in poi è confusione, sempre Melo perde due palle sanguinose (oltre ad aver sbagliato cinque dei suoi ultimi sei tiri, così come complessivamente i Knicks hanno sbagliato 12 degli ultimi 18 tiri tentati) ed Indiana chiude con un parziale di 16-7 che inizia proprio dalla stoppata di Hibbert.

A casa a testa alta, ripeto. Indiana passa meritatamente perchè più squadra da Playoffs, perchè allenata meglio e per altre mille piccole cose. A voler essere onesti, è esattamente la squadra per la quale vorrei fare il tifo: collettiva, ruoli ben definiti, classici, old school. Però i Pacers hanno potuto impostare la serie sul metro difensivo che più gli aggrada perchè gli arbitri glielo hanno concesso, mentre se i Knicks provavano ad alzare il volume della radio venivano sanzionati. Anche qui ripeto: nessuna congiura, questa è l’NBA basata su credibilità presunte (o tali) difficili da estirpare, noi siamo invece – nell’immaginario collettivo di questa macchina da soldi che è la Lega di David Stern – un jump shooting team senza credibilità difensiva o quando attacchiamo il ferro. Trame – non su chi deve passare il turno, ribadisco nessun complotto, ma su come si deve giocare sul parquet – che sembrano scritte più a livello di wrestling che non di pallacanestro, ma tant’è.

Dal canto nostro, paghiamo i pessimi Playoffs di Tyson Chandler e Smith. Per il primo c’è l’alibi dell’infortunio al collo che i PR-Pravda dei Knicks non hanno mai chiarito del tutto. Dal modo in cui ha patito Hibbert a dispetto del passato, gli lasciamo il beneficio del dubbio. E’ che Tyson è (sarebbe) uno dei nostri “Big-Three”,  e con Stat ai box è chiaro che il suo rendimento diviene ancora più importante. Stanotte 2 punti e 6 caramboile, troppo, troppo poco dopo i 4 rimbalzi di media delle prime tre gare.

Per Smith le attenuanti non esistono. Vita notturna (vera o presunta,) non mi interessa, sono professionisti e come tali dovrebbero comportarsi, ma personalmente li giudico per quello che vedo sul campo. Dalla gomitata a Jason Terry è stato l’ombra di quel giocatore che ha vinto meritatamente il premio di miglior sesto uomo dell’anno. D’altro canto però, se JR non fosse JR non sarebbe da noi a certe cifre.

Bene complessivamente Raymond Felton – ha fatto quello che ci aspettiamo da lui per tutti i Playoffs, anche se ha sbagliato questa gara-6 -, così come Shumpert che più giocava e più stava ritrovando forma, timing e tutti gli intangibles che lo aveva reso così popolare tra noi tifosi nel primo anno da rookie. Bene pure Copeland quando chiamato in causa. Jason Kidd delusione totale a livello del Mike Bibby dello scorso anno.

Su Anthony che dire, è il nostro miglior giocatore e come tale ha giocato (stanotte 39 punti e 7 rimbalzi). Non mi aspetto di certo che sia Lebron James che prende Cleveland e la porta in Finale. Mi aspetto quello che ho visto, stop. Se poi intorno a lui tutti tirano con il 20%, hai voglia a criticarlo per le ISO. Anche qui non è questione di dare colpe ad altri per non darle alla “Superstar”: è che anche Kevin Durant è andato a casa in Semifinale di Conference perchè non è LeBron, ma uno scorer alla Anthony. Nessun scandalo.

Qui forse entriamo nel campo dello staff tecnico, ma pure qui siamo sempre a livello di aspettative, e da Mike Woodson mi aspettavo questo: ci abbiamo messo quattro gare per capire che Kidd non doveva più vedere il campo (invece il “purgato” in Gara-4 per il tentativo di andare “big” è stato Prigioni), che intorno a Melo serviva gente con punti nelle mani (Copeland), che i raddoppi ai loro lunghi erano inutili perchè anche se da fuori sono mediocri con due metri di spazio pure io inizio a metterla, e chissà quante altre cose che un occhio non da tecnico come il mio non ha notato.

Eh vabbeh anche per quest’anno è finita, GO NY GO sempre e comunque!!!

Gara-5: Knicks 85, Pacers 75 – Ancora vivi

I Knicks riescono a prolungare la serie ed a riportarla nell’Indiana grazie ad una partita esaltante in cui ritrovano punti importanti da qualcuno che non vesta il numero 7 e finalmente con Mike Woodson che – seppur lentamente – aggiusta qualcosa, relegando finalmente Jason Kidd in panchina (dopo un primo tempo ancora disarmante), facendo di nuovo giocare Pablo Prigioni e tirando fuori Chris Copeland dal cilindro. I Pacers disputano una partita al di sotto del loro “par” di questi Playoffs, complice l’importantissima assenza di George Hill, fin qui forse il miglior giocatore della serie, e con Hibbert alle prese (finalmente?) con problemi di falli.

La ricetta vincente è parsa fin troppo facile come ha scritto Jared Zwerling per ESPN NY: Felton a creare problemi tra i double screen con la difesa interna dei Pacers costretta a fare un passo avanti per contestare il jumper; poi Anthony e Copeland contemporaneamente in campo con due penetratori, che a rotazione possono essere Prigioni, Smith e Shumpert. Contemporaneamente, in difesa, Chandler, Melo e Cope hanno abbastanza centimetri per contrastare in post i lunghi avversari.

New York stavolta parte bene, 7-0 ed Hibbert si becca il secondo fallo a 5 minuti dalla fine del primo quarto: le cose così sono un pochino diverse. Kidd intanto sbaglia ancora un layup da minibasket, ma per fortuna sarà il suo unico errore della partita proprio perchè Woodson lo panchinerà definitivamente nel secondo quarto. L’attacco gira, il 19-15 che ne matura è per una volta bugiardo con noi. Amar’e Stoudemire tocca già il campo negli ultimi minuti del quarto, ma alla fine subirà la stessa sorte di Kidd.

Nel secondo periodo le seconde linee tengono su la baracca, Prigioni lotta e si fa trovare pronto in attacco. Idem Copeland. Qui i Pacers vengono tenuti a galla dai liberi, il punteggio dice 32-23 ma il divario potrebbe essere più ampio: non che i falli non ci siano, ma da una parte vengono fischiati, dall’altra magari no per quella brutta consuetudine NBA in quanto a “credibilità”: siccome Indiana è riconosciuta come squadra difensiva, allora viene concesso di più, mentre se tu ti setti sui loro livelli, sei sanzionato. Non è un discorso di Indiana favorita su New York, è un fatto generalizzato nel mondo del commissioner David Stern.

Bene intanto JR Smith, finalmente positivo in attacco e come gli accade spesso, se le cose girano bene come scorer, allora difende degnamente. Finale di secondo periodo con due autentiche follie di Tyson Chandler e di che regalano liberi a tempo praticamente scaduto. Errori che nel caso del nostro sono imperdonabili, Chandler farebbe meglio a restare più concentrato ed evitare queste cavolate piuttosto che andare sui giornali a sparare a zero contro i compagni.

Dopo l’intervallo in cui si vedono Pat e Reggie scherzare, Indiana inizia bene nel tiro da fuori, non propriamente la specialità della casa. Arriva una grandinata di fischi da entrambe le parti, più di una volta ti viene l’idea di prendere il primo aereo per andare al Garden ed urlare “LASCIATELI GIOCARE PER DIO, SIAMO NEI PLAYOFFS!!!”. Tra l’altro fin qui siamo a 18 viaggi in lunetta per gli ospiti contro soltanto 9 per i locali, sarà piangeria da tifoso ma questo differenziale assolutamente non è giustificato da quello che si vede in campo (ed alla fine il tabellino dirà 33-17!!!). Arriva però il quarto fallo di Hibbert, la sensazione che mi assale è che qui la partita deve per forza girare, o la si vince o si va a casa. Il nostro vantaggio resta comunque rassicurante e Felton, insieme a Copeland, guida la squadra in questo parziale. Intanto la panchina New York dice 26-5.

Nell’ultimo quarto il rookie con le trecce è ancora in campo a ragion veduta, perchè produce punti ed un’onesta difesa da ala piccola. Indiana però ricuce a -4, il polso dei bluarancio sembra tremare, a 5” dalla fine dell’azione che potrebbe dare la palla in mano ai Pacers per portarsi ad un solo possesso, JR consegna a Carmelo Anthony una scottante palla in post up: perno e fade away per il +6! Dall’altra parte è tempo di hero ball anche per George, ma dalle sue mani esce un desolante airball. Melo di là castiga ancora (finirà con 28 punti, 12/28 al tiro ma quando c’era stato da segnare, ha segnato, big buckets come si dice), siamo a +8 a meno di 3 minuti da giocare. Qui i Pacers si fanno male da soli con tre turnovers consecutivi (saranno 19 alla fine) e la serie va 3-2.

A mio avviso difficile chiedere di più rispetto a quello visto stanotte e dopo essere stati meritatamente sotto 1-3 nella serie. Abbiamo fatto la partita che dovevamo fare, ossia… VINCERE, giocando stavolta meglio di loro. L’assenza di Hill ha sicuramente aiutato (in dubbio anche per gara-6), ma dal canto nostro è una stagione intera che conviviamo con gli infortuni e per la terza volta su altrettante escursioni in post season ci arriviamo a pezzi tra febbre, spalle, schiene e ginocchia. Insomma il “mal comune, mezzo gaudio” può tranquillamente andarsene a donne di facili costumi. GO NY GO!

Gara-4: Pacers 93, Knicks 82 – Indiana più forte, poco da recriminare

Knicks sotto 3-1 e lo scarto finale di 11 punti di questa gara-4 suona bugiardo e non racconta appieno una partita dominata dai Pacers. Ad essere onesti Hibbert e compagni, fin qui hanno dominato tutti le gare, se si esclude il secondo tempo della seconda sfida. Mike Woodson questa volta ha provato i due lunghi fin dalla palla a due affiancando Kenyon Martin a Tyson Chandler, ma il massacro a rimbalzo non si è fermato (54-36 alla fine). In attacco il vuoto intorno a Carmelo Anthony ha fatto il resto. Ci si avvia dunque impotenti ad una eliminazione che queste quattro partite dicono essere inevitabile, meritata e giusta.

Partenza da incubo nonostante Indiana in difesa non paia almeno inizialmente invalicabile, ma tanto basta per un’inizio Knicks da 0/6 al tiro. Solo i turnovers dei Pacers ci tengono in partita. Iman Shumpert va su George, Melo su Stephenson, ma Iman, con guai al ginoccchio, è l’ombra del solito difensore che è normalmente (giocherà infatti pochi minuti). Il parziale al tiro di New York dice 1/11, da lì si recupera qualche punto, e nel secondo quarto si tenta anche una piccola rimonta, ma i padroni di casa hanno subito il bonus dalla loro parte e ad ogni contatto vanno in lunetta, mentre Jason Kidd sbaglia un layup che credo non abbia mai più sbagliato dai tempi dell’asilo.

Arrivano due falli offensivi fischiati a JR Smith, e sul secondo pure Reggie Miller – voce tecnica in telecronaca – insorge. La sensazione è che dietro non puoi difendere, davanti non puoi attaccare. Inezie. Con JR 1/8, Shumpert 0/4, Kidd 0/2 (0/14 di cui 0/9 nelle ultime 7 gare per l’ex-Mav, in carriera non era mai successo che non segnasse per più di due partite di fila), di cosa vogliamo parlare?

Fin qui sotto a rimbalzo offensivo e 17 punti a 5 nelle second chance: ecco lo specchio esatto – insieme alle percentuali citate poco sopra – non solo di questo match, ma dell’intera serie. Arriva così a fine secondo quarto il parziale dei Pacers che chiude la gara e a mio avviso la serie: 13-4 per il +14 che dopo l’intervallo non riusciamo più a ribaltare, anzi la sensazione è che Indiana avrebbe ancora da dare in difesa, ma amministra. Anche sull’orlo del -20, segna solo Anthony, mentre di là Hill ne mette 13 dei suoi 26 punti. Miracolosamente ci riavviciniamo a -9, ma 5 punti consecutivi di Stephenson ci ricacciano indietro, impotenti.

Snaturare il gioco che abbiamo fatto per tutta la stagione non ha pagato, ma è stato l’estremo tentativo di Woodson per provare a cambiare le carte in tavola, chiaramente segno che Vogel ha invece in mano le cose. Indiana ha per tutte le quattro gare macinato il suo gioco, perfetto per la post season, e pazienza se per una partita non ha pagato, ma ci sta. Ripeto, è come se avessero solo perso il secondo tempo di gara-2. I Pacers sono riconosciuti come squadra difensiva e poco offensiva, eppure anche in attacco hanno fatto molto meglio di noi.

“Semplicemente” abbiamo incontrato una squadra più forte. Spesso si dimentica che in campo ci sono anche gli avversari, e non dipende dunque solo da noi. Personalmente non imputo nulla a questo roster, per quel che mi riguarda i “colpevoli” vanno semmai cercati quando si sottoperforma, ma qui senza i $20M di Amar’e Stoudemire – non mi stancherò mai di scriverlo – è già un ottimo risultato arrivare secondi ad Est e passare un turno. Per dire, senza Stat, JR ha per lunghi tratti della stagione giocato come il terzo “Big Three”, ma se ci avesse portato alla terra promessa beh, non staremmo parlando di Smith ma di uno da massimo salariale o giù di lì. Per i processi comunque avremo un’estate intera, aspettiamo almeno l’eliminazione ufficiale, ora lasciamoli a quelli che dal box score danno la colpa a Melo.

Antivigilia turbolenta di gara-4

Da dove iniziare? JR Smith e Kenyon Martin non si sono allenati per l’influenza, così come Iman Shumpert per una distorsione al ginocchio (quello operato). Poi abbiamo Tyson Chandler che se ne è uscito a mezzo stampa criticando i compagni egoisti e che rompono i giochi. Che sia lui a parlare dal basso dei suoi quatttro rimbalzi di media in questa serie suona brutto, molto brutto. E’ forse l’ultimo in questo momento che può parlare di rendimento. Per dire, George Hill che di professione farebbe il playmaker, ha preso 5 rimbalzi più del nostro centro titolare, e Lance Stephenson ne ha presi più in gara-1 (13) che non Tyson in 3 gare.

La sensazione è che Chandler si si iscritto al partito “Melo non è LeBron”, ossia alla retorica dell’ovvio che sembra arrivare da Marte, visto che Anthony dovremmo tutti conoscerlo ormai da ANNI. Come ha scritto Frank Isola, ormai quando c’è da prendersela con qualcuno, facile sparare su di lui. A New York è la norma, ed infatti non tutti sopportano quella pressione. Sempre il giornalista fa notare come Anthony non sia mai andato a sparlare davanti ai media, ed interpellato sull’argomento ha risposto che parlerà con Chandler nello spogliatoio e che sono cose che devono restare lì. Non è piangeria, per quanto mi riguarda io tifo Knicks, non Anthony nè tantomeno Ewing o Sprewell. Isola però non è mai stato morbido con i Knicks, men che meno con Melo e con la trade con Denver, proprio per questo ritengo credibili (e riporto) le sue impressioni.

Passando a gara-4, vedremo se Mike Woodson cambierà qualcosa o se semplicemente – ed io protendo per questa ipotesi – lascerà tutto invariato e si farà travolgere dagli eventi, giocando d’azzardo – diciamo così – su due cose:

1. coprirà il pitturato con la zona lasciando ai Pacers il tiro da fuori, scommettendo sulle percentuali basse degli esterni avversari;
2. scommetterà su una gara di JR all’altezza del premio di miglior sesto uomo dell’anno.

Due scommesse, appunto, con una posta in palio altissima: l’eliminazione dai Playoffs. Andare “big”, con due lunghi veri, non lo ritengo verosimile, soprattutto perchè non ne abbiamo gli attori. Negli spot 4 e 5 sono 96 i minuti da coprire, ed anche ipotizzando di non avere problemi di falli, facciamo due calcoli: 40′ Tyson, 25′ K-Mart, 15′ Stat. Sono 80. Ne mancano 16, con Marcus Camby sempre out per la fascite plantare. Earl Barron? Non scherziamo. Copeland? andare “big”, si diceva. Melo? Allora mancano minuti nello spot da 3. Il coach potrebbe anche provare a mettere Smith dall’inizio al posto di Shumpert per vedere di costringere Vogel a non dirottare George su Anthony, lasciando quindi West in balìa di Melo.

Più probabile invece, dalle parole del coach, un maggior utilizzo di Chris Copeland e Steve Novak, alla luce dei pochi punti realizzati in gara-3, ma la cosa mi lascia alquanto perplesso a livello difensivo ed in generale non li vedo all’altezza di una Semifinale di Conference. Un’altra alternativa sarebbe provare a velocizzare il gioco con qualche contropiede (dovrebbe tra l’altro essere una prerogativa di una squadra che fisicamente viene soverchiata, ed infatti lo stesso Woodson ha accennato qualcosa in proposito nell’ultimo dopopartita), ma andrebbe a cozzare contro il dogma di perdere pochi palloni.

A mio avviso sarà fondamentale trovare finalmente punti importanti da Jason Kidd ed un altro panchinaro a caso, fatto salvo che da JR mi aspetto che torni uno da 16/17 punti di media. Un dato è però inquietante: la squadra che da una situazione di 1-1 vince gara-3 supera il turno il 77% delle volte. Auguri.

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