Primi Bilanci

Due vittorie e sei sconfitte: ecco il primo bilancio di questo inizio di stagione. I complimenti ricevuti da analyst ed allenatori (in primis l’ex Jeff Van Gundy), infatti, non rimpinguano un record che, nonostante il calendario duro, poteva per lo meno avere una vittoria in più. A ben vedere, i problemi sono più del previsto, perchè i difetti degli ultimi due anni sono ancora lì, ben visibili. In primis, l’inesistente difesa e l’inefficacia a rimbalzo. Nessuna illusione, dunque, per il futuro: ci sarà ancora da piangere.

In difesa, dicevamo… ecco, come si dice nel football: “L’attacco vende i biglietti, ma è la difesa che vince le partite“. Nel caso di New York questa regola è facilmente applicabile al basket. Marbury, Francis e Crawford non sono mai in grado di difendere sui pariruolo che, guardacaso, contro di loro fanno sempre la gara della vita (ultimo in ordine di apparizione, Damon Jones) ed ovviamente non è una coincidenza. A rimbalzo, poi, tutti i Knickerbockers titolari sono delle belle statuine delle presepe… peccato siano fuori stagione. Il migliore, alla fine, risulta essere Francis, in rapporto alla sua altezza rispetto ai lunghi, il che è tutto dire. Anche quando i lunghi riescono in un onesto tagliafuori, allora sono gli esterni a dormire, come ha giustamente fatto notare coach Thomas dopo l’ultima gara contro Cleveland.

Sul gioco, poi, stendiamo un velo pietoso: le soluzioni più gettonate sono degli uno-contro-uno sperando nella buona sorte, oppure palla sotto a Curry sperando che gli arbitri trattengano il fiato fuori dal fischietto senza chiamare falli offensivi. Se poi arriva il raddoppio, già il nostro #34 non è un fenomeno negli scarichi, ma gli altri quattro in campo non si dannano di certo l’anima per agevolare il passaggio del compagno. Le medie al tiro di gente come Crawford, Marbury e Frye parlano da sole, proprio “agevolate” da questa mancanza di schemi.

L’involuzione di Channing Frye ha tra l’altro preoccupato più d’uno: nessun miglioramento, ma anzi un pessimo inizio per il suo tiro in sospensione che tanti estimatori aveva trovato lo scorso anno. Speriamo sia un momento di appannamento temporaneo, ed infatti contro i Cavs si è preso tanti tiri, ma per lo meno ha messo a referto 17 punti; probabilmente Thomas gli ha detto di tirare senza esitazioni, proprio per ridargli fiducia.

Jamal Crawford invece sembra davvero senza senno e controllo. Spesso porta palla e spara un mattone, anche da fuori, nei primi quattro secondi dell’azione. Avrà anche fatto vincere la gara contro i Nuggets, ma la palla che aveva perso prima dell’insensata ma vincente bomba, gridava vendetta. Ovviamente non credo che si prenda tutte queste iniziative senza che Zeke sia d’accordo, e qui siamo di nuovo da capo: senza schemi, speriamo nell’inventiva del singolo.

Su Stephon Marbury c’è poco da dire: un disastro. Gare oneste fuori casa, tragiche al Garden. Fischiatissimo già alla seconda apparizione casalinga, segno che il credito dei suoi concittadini è davvero finito. Che a quasi 30 anni senta la pressione della sua città, beh, ci sta se uno ha la testa bacata, ma allora che evoluisca altrove… già, ma chi lo vuole? Nessuno, e a dicembre, quando rientrerà Jeffries, chi si siederà in panchina tra lui, Francis e Richardson? Speriamo lui, ma francamente Marbury panchinato a casa sua pare difficile da vedere, considerando anche che inizierebbe uno sciopero senza precedenti. A quel punto tanto varrebbe tagliarlo… e pensare che Thomas si sta giocando la credibilità puntando, da sempre, su di lui!

L’unica nota lieta del quintetto è per ora Quentin Richardson. E’ l’unico che sa ed ha voglia di difendere, mentre in attacco pare davvero onfire dalla prima partita. Pare proprio che, superati i problemi fisici e personali, sia decollato in maglia bluarancio giustificando la trade Kurt Thomas per lui e Robinson… e già è scattato il paragone con Larry Johnson. Decisamente il nostro MVP.

La panchina è la cosa che ha funzionato meglio, insieme a Q. Su sette gare, tutte e sette hanno avuto il comune denominatore di andare nettamente sotto nel punteggio con i titolari, salvo tornare in partita con le seconde linee. Non un caso, quindi, ma la regola. Segno, da una parte, che il nostro “pino” ha pochi eguali nella Lega, ma così non si vincono le partite, perchè dovrebbe essere lo starting five a farlo. Ciò a mio avviso mette in evidenza che il nostro GM e coach ha lavorato bene al draft, ma non altrettanto in sede di scambi (non sempre per colpa sua, vuoi per l’eredità Layden, vuoi per il “tutto&subito” tipico di NY, ma mi fermo qui perchè sennò non ne usciamo più).

Tra i players di secondo piano è David Lee il grande protagonista con il suo furore agonostico e la sua intelligenza cestistica di prim’ordine, tanto che molti tifosi lo vorrebbero titolare al posto di Frye per meglio supportare Curry. Otto punti e otto rimbalzi di media in 23 minuti d’impiego parlano da soli. Nate Robinson è l’alter-ego in miniatura di Lee, se così si può dire: energia a fiumi e punti veloci per ricucire gli strappi.

Concludendo, uno sguardo al calendario: resta in salita per tutto novembre, ma per lo meno incontri casalinghi contro Washington, Boston, Houston e Chicago paiono più abbordabili rispetto alle trasferte texane appena superate.

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