Dicembre: il mese della verità?

Partiamo dai numeri, nudi e crudi: 6 vittorie e 11 sconfitte, ad un solo successo dalla testa della Atlantic Division (divisione disgraziata finchè si vuole, ma perchè bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo vuoto? e le altre Franchigie cosa dovrebbero dire?). 5-5 in trasferta, secondo miglior record NBA; 1-6 in casa, peggior record in questo caso. Chi, alla vigilia, tra noi tifosi, non avrebbe firmato per avere un bilancio del genere dopo aver letto il calendario del mese di novembre? Nulla di eclatante, va bene, ed i problemi di cui abbiamo parlato nei precedenti report rimangono… eppur qualcosa di muove. Tanto per dire, al Garden potevamo tranquillamente portare a casa due W in più, al che il record sarebbe stato un ottimo 8-9.

Inutile stare a sentire gli haters in giro per la rete, che pure davanti ad un 11-0 troverebbero qualcosa da ridire. Stiamo ai fatti, ossia siamo in corsa per un posto nei Playoffs. In questo momento non si può che essere positivi. Vediamo dunque plus e minus che ho stilato per il mese di dicembre:

+ Calendario abbordabile dopo il pessimo mese scorso;
+ Il rientro di Jared Jeffries, previsto non più tardi del 10;
+ La pochezza dell’Atlantic;

= Forse la leadership in spogliatoio l’ha presa in mano Questin Richardson e finalmente abbiamo dunque un leader;
= La conferma dell’Eddie Curry ai livelli delle ultime 4 gare;

– Stephon Marbury: che ne facciamo?
Channig Frye fuori chissà fino a quando… Dicembre forse lo salta tutto.

Un capitolo a parte meriterebbe Marbury. Per il sottoscritto, è l’attuale problema con la P maiuscola di New York. Con lui in campo (ma, in generale, con il quintetto iniziale) si è spesso e volentieri andati sotto nel punteggio anche di venti e più punti, salvo poi delegare al pino il compito di recuperi improbabili. Con tutta la buona volontà dei panchinari e la fiducia che ripongo in loro, non gli si può chiedere miracoli tutte le sere: 10 gare a stagione con un andazzo del genere possono starci, ma non di più su 80 totali! In questo inizio di stagione, al contrario, questo finire prepotentemente sotto pare essere la costante, prima che nelle ultime uscite, grazie alla palla che finalmente arriva con costanza nelle mani di Curry, la tendenza pare leggermente invertita.

Isiah Thomas, comunque, continua ad insistere sul suo #3, facendo finta di non vedere come, con lui in campo, gli altri paiono lì per dovere di firma, mentre quando è seduto tutti comunicano, si impegnano con grinta e determinazione, la palla gira, c’è spazio per tutti, nessuno deve stare a guardare “Star(?!!)bury” palla in mano. Certo, è successo che a partita in corso lo panchinasse, suscitando ovviamente le ire del giocatore, però il suo posto fisso nello starting five c’è sempre. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico: possibile che Zeke non si renda conto che Marbury ha fallito anche a New York, a casa sua? Se neppure l’aria natìa gli ha fatto bene, è un caso chiuso. E’ questo il mistero più inspiegabile della stagione bluarancio.

Ora però arriva il momento della verità: già da stanotte, a Detroit, con i Pistons reduci da un back-to-back in quel di Miami, si deve provare a vincere, per poi inanellare una serie di vittorie casalinghe contro Toronto, Memphis, Washington, Milwaukee, Boston ed Atlanta (cit. London Ray dal forum). Solo dopo queste gare capiremo davvero chi siamo e a cosa possiamo aspirare.

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