Disastro completo

7-17, spogliatoio spaccato, tifosi inferociti (e cacciati dal Garden, vedi foto), zimbelli d’America… ma la dirigenza se la ride ed il valore della Franchigia continua a salire in modo inversamente proporzionale ai risultati sportivi. Benvenuti a New York, voi tifosi dei Knicks che avete avuto la malaugurata idea di tifare per questi colori.

Fare un riassunto di quello capitato dall’inizio della stagione fino a qui è davvero un arduo compito, meglio forse affidarsi al sempre più affollato forum linkato qui accanto. L’aspetto più rilevante è comunque solo uno: la stagione è già finita… per lo meno da 15 giorni. Questo vuol dire che siamo andati ad interessarci dei mock draft da inizio dicembre, roba che neppure i derelitti Atlanta Hawks degli anni ’90.

E’ davvero successo di tutto, ma tra figuracce in diretta nazionale e career-high regalati a carneadi assortiti, si può però trovare un momento in cui l’annata è andata a farsi benedire davvero, ossia la trasferta di Phoenix, quando sull’aereo che portava la squadra in Arizona, Isiah Thomas ha confidato a Stephon Marbury che il suo ruolo sarebbe stato ridimensionato. Se davvero i due siano venuti alle mani, a noi poco interessa… quello che conta maggiormente è che il giocatore se ne è tornato a casa, mentre il coach ha fatto un sondaggio negli spogliatoi, chiedendo come sarebbe stato preso un eventuale reintegro di Marbury nel roster. Ebbene, ad una votazione negativa, Zeke ha risposto “me ne frego” e da lì lo spogliatoio ha iniziato, giustamente direi, a farsi gli affari suoi.

Inutile cercare di capire se si sta perdendo apposta, il linguaggio del corpo di ogni player è chiaro ad ogni commentatore tecnico, l’impegno è ai minimi storici, pare addirittura che i più giovani abbiano chiesto la cessione per non vedersi deprezzati in un ambiente del genere. Il record è, di conseguenza, quello che potete leggere all’inizio.

Ultimamente Thomas, ormai alla frutta, ha accusato i suoi di scarso impegno, ma forse dovrebbe guardarsi allo specchio se davvero vuole vedere in faccia il vero colpevole di questo ennesimo fallimento bluarancio. Nel momento in cui è stato maggiormente sulla graticola, il GM ha voluto insistere, con una sorta di masochismo, su Marbury, ormai riconosciuto all’unanimità come loser storico e conclamato. Entrambi erano ad un bivio: il giocatore ha voluto seguire ancora il suo ego, Thomas non lo ha rinnegato neppure dopo l’insubordinazione di Phoenix, firmando la sua condanna (sportiva) di morte. Sorprende davvero che un ex-giocatore fenomenale com’era l’ex-Piston non abbia capito la “meccanica da spogliatoio” che si sarebbe messa in moto andando contro il volere del roster.

A questo punto, anche il tifoso più speranzoso, ha capito che è davvero l’ora di pensare alla lottery. Arrivare ultimi ed avere più palline possibili in un draft che si preannuncia il più ricco e profondo dai tempi di LeBron James e Carmelo Anthony, tentando FINALMENTE quella ricostruzione che a New York si è sempre considerata impossibile per via più dell’aspetto economico che non quello sportivo. Opinione purtroppo avvalorata dalla famosa rivista economica Forbes, che ha indicato i Knicks come la franchigia professionistica con più valore in assoluto ed in costante ascesa. Situazione paradossale ma evidentemente “andare male, purchè se ne parli” conta di più del tentare una risalita sportiva con i crismi di una rebuild che prima o poi tocca ad ogni franchigia pro al di là dell’oceano, in un sistema in cui, senza retrocessioni, ci si può permettere navigare attraverso anni sabbatici con poche vittorie e giocatori di basso livello, senza appeal commerciale, per cercare di costruire un team vincente.

Invece no, nella Grande Mela si ammassa il talento, le canotte, grazie ai Marbury, ai Crawford, ai Curry, si vendono, i biglietti pure, il valore dell’azienda sale… e perchè alla Cablevision non dovrebbe andare bene tutto questo, se comunque economicamente non si va in perdita? Esatto, è proprio qui che spunta il classico cane che si morde la coda. Alla fine, chi ci rimette di più sono al solito i tifosi, quelli che a fine giornata dopo ore di lavoro spendono lo stipendio al Garden o fanno le ore piccole per vedersi le dirette in streaming, salvo occhiaie in ufficio il giorno seguente, quelli che si vorrebbero sentire a loro modo indirettamente parti integranti di un successo sportivo ma che invece sono costretti ad inghiottire bocconi amari per “colpa” di gente che alla fine del mese l’assegno lo strappa sempre… e a quanti zeri!!!

Proprio perchè tutti abbiamo capito che stavolta è obbligatorio passare dal draft, allora ci allarmiamo al pensiero che Thomas, in una mossa da ultima spiaggia, ceda la prima scelta e contratti che l’anno prossimo potrebbero essere appetibili perchè in scadenza, per ammassare l’ennesimo talento inutile, che mai si amalgamerà con il resto… o che ci si metta a vincere quel numero di partite non abbastanza grande per una futile apparizione ai Playoffs ma neppure piccolo a sufficienza per avere concrete possibilità di scegliere per primi.

Personalmente, il mio piano di ricostruzione passerebbe per i buyout a Marbury e Jerome James e le cessioni di Jamal Crawford, Eddie Curry e Quentin Richardson, personaggi comunque con un minimo di mercato, in cambio di contratti in scadenza, licenziando Thomas appena si capisce dal record che si deve pensare a continuare a perdere.

Quest’anno il solito “Limbo-Knicks” fatto di 30-35 vittorie non deve arrivare, una volta per tutte. O si riparte dal draft, o sarà inutile continuare a parlare di sport e si dovrà iniziare a discutere di economia, ma ci rifiutiamo di pensare che SUL LUNGO PERIODO le continue umiliazioni a livello di basket giocato non invertano questa tendenza economica positiva.

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