Ci siamo quasi…

Manca davvero poco alla prima palla a due che conta davvero. Vediamo come ci arrivano i Knicks, dopo le indicazioni che abbiamo tratto dalla preseason. Una premessa è d’obbligo: questa e la prossima saranno due stagioni di transizione, in attesa di provare ad acquisire i servigi di Lebron James nell’estate 2010.

Innanzitutto, finalmente si vede una sorta di gioco. Se era chiaro che con Mike D’Antoni l’imperativo sarebbe stato correre, correre ed ancora correre, è soprattutto il gioco a metà campo ad aver stupito. Chiariamo subito: niente di trascendentale, ma per lo meno non si vedono più – se non raramente, perchè le brutte abitudini sono dure da estirpare – situazioni in cui uno palleggia, gli altri stanno fermi ed attendono l’uno-contro-uno dei compagni, il più delle volte concluso con un improbabile soluzione forzata. Per lo meno adesso si vedono schemi elementari, scarichi, pick e quant’altro dovrebbe essere presente sulla lavagnetta di qualsiasi allenatore a meno di non chiamarsi Isiah Thomas.

L’assenza di un tiratore affidabile è la maggior pecca, in uno roster comunque da ricostruire, alla luce delle mattonate di Quentin Richardson, dell’incostanza di Nate Robinson e di “nonhoparoleperdefinirlo”Jamal Crawford, nettamente il pesce più fuor d’acqua nel sistema D’Antoni. Perfino Zach Randolph, uno che di solito la palla la congela, si è trovato meglio. Pure Stephon Marbury ha reso di più, addirittura scendendo a patti con il suo smisurato ego, tanto da accettare il ruolo di sesto uomo. Avendo per Natale un DVD in uscita su come abbia rigenerato fisico, testa e cuore grazie ad uno speciale training estivo, credo che farà il “bravo fante” fino a metà/fine gennaio, dopodichè, con il suddetto supporto ottico negli scatoloni degli special prices, rispunterà la sua vera natura.

Benissimo David Lee, quello che senza tiro in sospensione si sarebbe dovuto trovare peggio nel run-and-gun. E’ di oggi la notizia che Donnie Walsh non gli rinnoverà, per ora, il contratto, quindi diventerà unrestricted free-agent nel 2009; ciò significa che le altre squadre potranno offrirgli un contratto, e New York, se lo riterrà opportuno, potrà pareggiarlo. Senza infamia né lode Chris Duhon, il che non guasta affatto.

Dal lato difensivo, fondamentale da sempre lasciato in un angolino da coach D, i problemi sono i soliti palesati nelle precedenti vite sportive degli astanti, ossia linee di penetrazione e di fondo prese tranquillamente dagli esterni avversari. Proprio per la poca predisposizione del nuovo staff tecnico al porre attenzione alla fase di gioco sotto le proprie plance, e l’assenza dunque di un sistema difensivo all’uopo che metta delle pezze alle lacune dei singoli, siamo sempre al “punto e a capo”.

L’unico che sembra in grado di andare oltre alla nomea di “spettatore non pagante” è Wilson Chandler, ottimo a più riprese sul signor Garnett Kevin, tanto da far spendere a quest’ultimo parole di vendetta dopo una spettacolare toppa subìta a domicilio ed alcune sanguinose palle perse provocate dal Nostro. E’ proprio Chandler l’uomo che più ha stupito tutti in preason, tanto che a questo punto ci sarebbe da stupirsi se non facesse parte dello starting-five. Purtroppo, se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo, ed il nuovo beniamino del Garden si è infortunato al ginocchio proprio ieri. Pare solo una contusione, ed infatti è in lista attiva con la dicitura “day-to-day”, ma l’arto è lo stesso che gli ha fatto saltare le ultime gare della scorsa stagione, per questo un po’ d’apprensione è purtroppo d’obbligo.

Se si parla di infortuni, oltre a Jared Jeffries (che comunque avrebbe avuto un ruolo marginale nella rotazione), tocca parlare di Danilo Gallinari. Da oggi ha l’ok dei medici per allenarsi con la squadra, per subìre quindi contatti di gioco, dopo lo stop forzato causa ernia del disco. “Ho ancora dolore, e credo dovrò conviverci” ha dichiarato il Gallo.

Il problema, oltre che di gioco, sarà a mio avviso anche mediatico, o in qualsiasi modo lo vogliate chiamare. Spiego: dopo i fischi del Garden alla sua chiamata, l’infortunio lo ha subito fatto additare come troppo fragile per la fisicità NBA, e basterebbe dunque qualche gara anonima – giustificata dalla schiena, tra l’altro – per avere davanti al naso i fucili spianati di stampa e tifosi. Figurarsi poi, per un rookie, cosa significhi non poter disputare neppure una gara amichevole ed essere subito gettati nella mischia. Ovviamente i Knicks parlano di un inserimento il più soft possibile, ma non credo che la critica avrà tempo di aspettare, pur con le attenuanti del caso.

Chi le attenuanti le ha (finalmente) esaurite, è Eddie Curry. Presentatosi di nuovo sovrappeso al training camp e subito fuori per un paio di settimane causa un virus, D’Antoni l’ha criticato davanti ai taccuini per lo scarso impegno mostrato al rientro, che poco ha a che fare con lo stop forzato. La panca, accanto a Sexy James, dovrà per forza di cose essere rinforzata…

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