Non chiamatelo WC

Esatto, lui si chiama Wilson Chandler, e per una volta che anche gli americani non cadano nello sport nazionale delle abbreviazioni (quanti cestisti sono quasi più conosciuti con le iniziali del nome che non per esteso?): il secondo anno da DePaul,virtuale MVP della squadra e sorpresona di questi Knicks dal record sorprendentemente positivo,non è per niente un… cesso di giocatore, anzi…

… Chandler ha giocato a Memphis la migliore gara della ancora sua giovane carriera, al culmine di altre ottime prove, sfornando 27 punti con 11/12 al tiro, di cui l’unico errore è stato un tentativo di schiacciata volante sull’errore di un compagno, prontamente recuperato per un gioco da QUATTRO punti di Crawford. Un vero animale da parquet, di quelli silenziosi, tosti e determinati. Poche parole e tanti fatti, per intenderci, cosa che a New York non è di certo la norma, e non solo in campo sportivo.

Non solo Chandler comunque: tutto il roster ha giocato al di là delle aspettative nelle cinque vittorie fin qui maturate a fronte di tre sconfitte, queste ultime arrivate dopo prove inversamente proporzionali a quelle dei successi. Sebbene dovremmo abituarci agli alti e bassi nei mesi a seguire, è altrettanto vero che si è visto giocare di squadra come mai prima in passato dai tempi della contender che eravamo nel 1999. Jamal Crawford ha mostrato una costanza di rendimento che francamente il sottoscritto pensava non raggiungesse mai, speriamo duri. Zach Randolph, eccetto qualche spicchia non prontamente fatta viaggiare, ha lottato sotto le plance in maniera inaspettata. Chris Duhon ha perso un paio di palloni in tre partite, con prove tutte sostanza e niente svolazzi. Quentin Richardson, nonostante prove spesso incolori, è diventato il definitivo leader dello spogliatoio. Nate Robinson è stato un boost pazzesco dalla panchina.

Fino ad ora, insomma, siamo andati ben oltre ad ogni più rosea aspettativa. Flavio Tranquillo ha definito il 5-3 attuale il nuovo Segreto di Fatima. Vero, ma se entra il tiro, questa squadra, con QUESTA convinzione, in gara singola può giocarsela con chiunque.

Le impennate nelle statistiche individuali auspicate in estate per Randolph nel sistema-D’Antoni sono, tra l’altro, puntualmente arrivate, tanto che tutte le fisime mentali sul perchè Donnie Walsh non lo abbia ceduto prima (vedi Clippers) in cambio sostanzialmente di nulla, sono a questo infondate. ZBO è oggi papabile per una cessione con qualcosa di importante indietro, non solo in ottica di scaricare il cap per il 2010, ma anche qualche contropartita tecnica interessante. Cleveland, Chicago e Denver pare stiano imbastendo un’offerta credibile, cercando quella minaccia in post basso che non hanno.

Attendendo le inevitabili secche che il Run-and-Gun porterà ad attraversare ad un roster che rimane comunque disfunzionale, tocca dare una sbirciata in infermeria. Danilo Gallinari non ce l’ha fatta a rientrare, anzi pare addirittura che la stagione sia per lui finita ancora prima di iniziare davvero. La schiena gli è tornata a dolere in maniera significativa e sta girando gli States in cerca di altre diagnosi che scongiurino l’operazione chirurgica. Come si sia procurato questa protusione discale non ci è dato a sapere, e ci rifiutiamo di credere che sia la botta presa in Summer League contro “Tractor” Traylor. Più probabile che, in maniera miope, lo abbiano messo (troppo) sotto in sala pesi, esagerando. Ennesimo granchio preso dallo staff medico della franchigia? parrebbe di sì. Sperare che l’ernia del disco rientri da sola (e parlo con cognizione di causa, fidatevi), è pura follia… perchè allora non operarlo subito dopo la prima diagnosi, tanto che ad oggi sarebbe al quarto mese di riabilitazione?
Pure David Lee non se la passa bene: perso il posto da titolare in favore di Chandler, il Generale ha un frammento osseo nella caviglia. Possibile pure qui l’uso del bisturi, visto che siamo ad inizio stagione e non sappiamo quante gare possa reggere ai ritmi NBA senza doversi fermare.

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