Brusco ritorno sulla terra

Si preannuncia un 2009 ancora avaro di soddisfazioni per i Knicks. Tenendo bene a mente il solito discorso legato al 2010, la sorprendente prima parte di stagione aveva fatto rivivere antiche emozioni ai tifosi bluarancio, ma la striscia (ancora aperta) di 6 sconfitte consecutive ha raffreddato animi e speranze, allontanando la squadra dal miraggio dei Playoffs.

Il problema non è tanto la striscia in sè, ma il modo in cui è arrivata. Eccetto le prime due gare, le altre erano ampiamente alla nostra portata. Quel che è venuto meno è spirito che aveva contraddistinto il sorprendente avvio di campionato. La circolazione di palla è la prima ad essersene andata, così come il pick-and-roll tra Chris Duhon e David Lee segno che gli scout avversari hanno fatto bene il loro dovere, ed ora ad aspettare il Generale in mezzo all’area ci sono un paio di corpaccioni. Fondamentale a questo punto sarebbe un’affidabile guardia che possa allargare gli spazi, punendo lo spazio lasciato agli esterni, ma inspiegamilmente la dirigenza continua a latitare.

L’alibi degli infortuni – e la conseguente stanchezza dei “magnifici sette” del mio precedente intervento -, con cui comunque siamo ancora alle prese, regge fino ad un certo punto: contro Minnesota,i Nostri arrivavano da cinque giorni di riposo, ed è stata la sconfitta più brutta della gestione D’Antoni. Pare infatti che alcuni equilibri si siano di già spezzati.

Il timore che ci siano i primi problemi di spogliatoio arriva dal ritardo con cui Al Harrington si è presentato alla partita contro Milwaukee: giunto al Garden “in tempo” per il secondo quarto, non ha potuto evitare un’imprevista debacle. Da lì il minutaggio dell’ex-Warrior è drasticamente calato, fino all’esclusione dal quintetto iniziale nella partita contro Denver. Nel contempo, sono arrivate alcune discutibili scelte tattiche sull’utilizzo nel ruolo da titolare di Tim Thomas: inizia bene il terzo quarto, e gioca però pochi minuti? Scelte che se operate da Isiah Thomas avremmo urlato allo scandalo. Inutile avanzare teorie più scervellotiche, di qua può essere solo il più classico dei “o tutto o niente”. Considerando che, proclami a parte, saranno due anni di purgatorio, può essere che coach-D stia facendo vedere che con lui non si scherza, e se fail “l’Adriano”, la paghi.

Harrington, insieme a Nate Robinson, tendono tra l’altro a strafare, ricordando in alcuni frangenti il Jamal Crawford che doveva tentare qualcosa per non veder scadere i 24 secondi. Finchè i tiri entravano e c’erano le gambe, ovviamente te la giocavi contro tutti… ma se la stanchezza – qui sì – unita ai nuovi adeguamenti degli avversari ti giocano contro, ecco allora venire al pettine tutti i nodi che bene conoscevamo a settembre.

Non perdiamo infatti di vista quale sia la nostra forza, ossia quella mostrata stanotte di fronte ai Nuggets: sotto di 10 al termine del primo tempo, andiamo avanti di 2 nella seconda parte del l’ultimo quarto, quando Carmelo Anthony, l’unico fuoriclasse in campo, si mette in proprio e vince la gara. Quando la fluidità in attacco viene meno, legata tra l’altro alla cronica assenza di difesa, emerge il più grande problema del nostro roster: l’assenza di un go-to-guy, lacuna che ovviamente speriamo di colmare appunto nel 2010.

In momenti come questi è pure utile tornare ad una delle dichiarazioni di Quentin Richardson risaltente alla preseason: “Se non facciamo bene in nostro lavoro, la colpa è solamente ndi noi giocatori, perchè se dopo tre o quattro allenatori siamo (e saremo) sempre allo stesso punto, il fallimento è solamente nostro”.

Appunto, torniamo al vecchio discorso: il roster è questo, e dalle rape nessuno ha mai tirato fuori del buon vino.

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