Bilancio di metà stagione

Partiamo dalle nude cifre: 17 vittorie, 24 sconfitte (.415), a due partite dall’ultimo posto utile per i Playoffs. L’incremento rispetto allo scorso anno è di 4 successi. In proiezione, potremmo arrivare a 34-48, il che sarebbe miglior record dal 2003-04.

Passando al campo, facile eleggere Chris Duhon quale MVP della squadra. Il suo arrivo ha fatto arricciare più di un naso tra i tifosi (il mio compreso), invece è stata la prima dimostrazione della lungimiranza del GM Donnie Walsh. Duhon si è ritrovato per la prima volta ad essere titolare di una squadra NBA, avendo tra l’altro la pressione, dal training-camp, della “situazione-Marbury”: al primo errore, molti avrebbero invocato il ritorno del numero 3. Invece il prodotto di Duke ha gettato in campo una leadership inaspettata ed un’altrettanta sorprendente capacità di fare la sempre la cosa giusta al momento giusto, senza mai esagerare o tirarsi indietro, neppure davanti a fastidi fisici… e tutti si  sono definitivamente dimenticati dell’ex-figliol prodigo che una volta amavamo chiamare “Starbury”.

Restando all’importanza delle giocate sul parquet, secondo, ma per poco, arriva David Lee, l’uomo che per un anno è rimasto coinvolto in tutti i rumors di trade che coinvolgevano i Knicks. Se da una parte era il segno della sua abilità, perchè voleva dire che era richiesto e nessun tentativo di scambio iniziava senza che l’altra squadra lo inserisse nelle richieste, dall’altra si potevano instaurare un po’ di seccature per l’ex-Florida. Invece Lee ha sempre lavorato duro ed in silenzio, mettendo pure in faretra un tiro dalla media, la cui mancanza aveva fatto dubitare gli adetti ai lavori sul suo utilizzo nel sistema-D’Antoni. Ha pareggiato il record franchigia per doppie-doppie consecutive, a dicembre nessuno in NBA ne ha messe tante quante lui, ma ha un unico problema: il contratto da estendere se non lo vogliamo perdere l’anno prossimo, ma pagarlo le cifre che ormai merita ($10M l’anno, minimo) vorrebbe dire, se non riusciamo a cedere Eddie Curry, non poter proporre un secondo mega-contrattone alla pletora dei free-agent del 2010. Un rischio che Walsh deve valutare attentamente: auguri.

Wilson Chandler è stato, per il sottoscritto, il migliore dei suoi nel primo mese e mezzo di campionato. Poi il calo più o meno fisiologico dovuto alla giovane età, ed il cosidetto Rookie-Wall preso in faccia proprio in questi giorni. E’ in affanno, perchè questa è davvero la sua prima stagione da pro, visto che la scorsa l’ha passata da spettatore non pagante, ma non per questo vanno dimenticati i lampi di alta scuola dimostrati, sia in attacco (tiro dalla media letale, capacità e forza per concludere al ferro) che in difesa. Più di un compagno ha detto che gioca con il freno a mano, perchè si ritiene meno forte di quello che in realtà è. In un mondo iper-vitaminizzato di testosterone come quello NBA? Se prende coscienza di sè, questo è il primo tassello per il roster da affiancare all’Eletto o a chi per lui.

Nate Robinson ed Al Harrington hanno fatto lo stesso percorso, fin qui: inizio super, con qualunque cosa tirassero per aria che puntualmente trovava il fondo del secchiello; poi netto calo, con conseguente diminuzione dei minuti giocati. Devono capire di giocare più di squadra quando il tiro non entra, senza che coach-D debba panchinarli per farglielo capire. Nonostante tutto, sembrano in ripresa. Entrambi uscenti dal pino, sono comunque un bel boost se mantengono il controllo.

Quentin Richardson continua a restare enigmatico. Bell’inizio (ma non prolungato come quello dei due qui sopra), seguito da un profondo rosso… poi ogni tanto ti piazza qualche prova sopra i 20 punti che ti fa vincere la gara. Da leader dello spogliatoio, D’Antoni non l’ha mai levato dal quintetto, e forse ha ragione lui, perchè ci sono equilibri mentali ed attitudinali che spesso, da semplici spettatori televisivi, dimentichiamo.

Il rientro di Jared Jeffries è quello che a mio modo di vedere ha avuto più peso nel risollevarci dal calo prestazionale arrivato subito dopo al miracoloso record messo su a novembre e che ci ha portato fuori dalla lotta per la post season, in cui stiamo faticosamente cercando di rientrare. Canestri facili per gli avversari ne arrivano sempre meno, e JJ, schierato sulla carta da centro tattico, flotta su chiunque, ed è risultato decisivo contenendo spesso i playmaker. Della sua abilità sul prendersi sfondamenti o in aiuto già sapevamo. Il suo ruolo è questo, inutile pretendere di più.

Il resto del roster si è fatto poco notare, salvo il solito Tim Thomas che, come da sempre nella sua carriera, quando gli scatta il click giusto nella testa può dominare una gara uscendo dal limbo in cui normalmente vaga mentre la partita gli scorre sonnecchiante addosso. Ci sono state pure alcune comparsate dell’inutile Anthony Roberson in momenti di emergenza numerica, o di Malik Rose. Jerome James si è rotto il tendine d’achille la settimana scorsa (scendendo dal letto, forse?), Eddie Curry è rientrato per ben 2:38 minuti in cui i Knicks hanno preso un parziale di 0-9 e da lì è stato rimesso in borghese.

Non ci siamo dimenticati di Danilo Gallinari, ma che aggiungere al nostro ultimo intervento? Difficile essere obiettivi, per chi come me segue i Knicks da almeno 15 anni: un italiano, là, e forte, MA FORTE davvero, è un sogno che neppure potevo permettermi di fare fino a quella notte in cui ho messo la sveglia all’1:30 per vedere se effettivamente lo sceglievamo alla notte del draft. Da lì, l’infortunio più ostico che possa esserci per uno sportivo (e parlo purtroppo con cognizione di causa), il rientro tentato una volta, il nuovo stop, ed ora questo ritorno, finalmente, mostrando cose che NON sono da rookie, ma da Campione consumato… e senza l’allenamento di chi gli corre intorno! Pazzesco, riconsiglio youtube per farsi un’idea, pure stanotte è andato a stoppare un certo Shaq… ma che parlo a fare?

A 2 vittorie dall’ottavo posto ad Est, come si diceva all’inizio, rende imperativo crederci ancora, soprattutto se l’utilizzo del Gallo continua numericamente ad aumentare, perchè con lui in campo sembra tutto “meglio”, dalle spaziature in attacco alla difesa. A dire il vero è un discorso che ci sta, visto che il suo IQ cestistico è naturale e non lo si insegna, e se l’ultima gara parla di un plus/minus di +21 con lui in campo in 18′ di impiego, vuol dire che, più che “sembra”… “è”.

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