-81 partite al 2010

Il segno “meno” ha contraddistinto la prima gara stagionale dei Knicks, e se il buongiorno si vede dal mattino, sarà così per il resto della stagione. Il problema è che nulla è andato bene questa notte. Alan Hahn, columnist del Newsday, ha fotografato bene la situazione: “Non è stata una sconfitta, è stata una tragedia”.

Quindici mesi di “Cura INTEGRALISTA D’Antoni” non sono serviti a niente, a tal punto che se sul pino da head coach ci fosse Herb Williams (l’allenatore chiamato a sostituire i licenziati nei momenti peggiori degli ultimi anni), nessuno si accorgerebbe della differenza. -31 nel terzo quarto, figlio di un’emorragia iniziata fin dal primo periodo quando, sul punteggio in equilibrio, anzi con NY avanti, le prime scervellotiche scelte del Baffo – togliere Harrington caldissimo, ruotare tutto il quintetto a 4′ dalla prima sirena – hanno mandato la partita a sud.

Siamo alle solite: bombardamento costante da oltre l’arco con percentuali scandalose, 60% dal campo concesso agli Heat nel momento clou, Miami che sembrava gigioneggiare, dimostrando di poter alzare i giri in qualunque momento senza trovare resistenza da parte dei Nostri, incapaci di reagire alle dunk di un semi-pensionato come Jermaine O’Neal (10/12 al tiro)… quanto sono lontane le battaglie stile tonnara dei tempi di Mourning-Ewing e Oakley-PJ Brown! Arridatece Charlie Ward!

In un garbage-time che ha sfiorato il 24 minuti, a sentire le testate nostrane il solo Danilo Gallinari ha salvato la faccia. Vero per chi ha letto solamente il box-score di fine partita. Non che il Gallo abbia specifiche colpe, ne ha messi 22 praticamente a babbo morto, ok, Ma solo tirando da 3! Resta da vedere se sono ordini che arrivano dall’alto o se non se la sente ancora di mettere palla a terra.

Il problema è che giochiamo unicamente con due schemi, come appunto un anno e mezzo fa, dall’arrivo dell’ex pupillo di Dan Peterson: pick-and-roll Duhon-Lee (che ha fatto le fortune nelle prime gare della scorsa stagione, poi gli avversari sono corsi ai ripari), tiro da fuori con quattro giocatori oltre l’arco per un seven seconds or less all’ennesima potenza. Per il sottoscritto, il grande allenatore è quello che massimizza le risorse umane a disposizione… ebbene, l’integralismo del nostro allenatore ha portato Wilson Chandler a trasformarsi in un mattonaro da fuori in barba al fisico che potrebbe sfruttare in post basso, soprattutto se schierato da guardia come durante la scorsa notte. Ma quando c’era Isiah Thomas, siamo sicuri che le cose fossero peggiori?

E la difesa? fino all’altro giorno si leggeva della meno perforata della Lega in preseason… appunto, IN PRESEASON! Gli altri passeggiavano, noi evidentemente ci impegnavamo… Allarmante a mio avviso l’uscita di D’Antoni nel dopogara: “La nostra difesa è stata buona a tratti, poi ci hanno sovverchiato fisicamente”. Ecco, appunto: cosa aspettava ad alzare in quintetto? invece no, sprazzi di doppio playmaker in campo con Robinson a portar palla e Douglas a guardare, small ball insensata mentre O’Neal e Beasley pasteggiavano nel pitturato. L’unica attenuante può essere l’acciacco che ha colpito Darko Milicic, che aveva iniziato in maniera discreta (4 punti e 7 rimbalzi in 16′), e che sarebbe potuto tornare comodo per alzare il quintetto, ammesso che D’Antoni avesse deciso di percorrere questa strada che per lui è come bestemmiare in un luogo sacro.

Così tocca guardare su altri parquet per provare a sorridere: l’inserimento di Shaq nel motore di Cleveland non sembra aver portato gli effetti previsti, tanto che i Cavs sono partiti con due sconfitte consecutive, cosa che non accadeva da cinque anni… LBJ magari si spazientirà prima del previsto…

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