… e adesso?

Come una maledizione che attanaglia questa Franchigia, i peggiori incubi si sono avverati e due anni di sconfitte messe in preventivo per svuotare il cap sono passati invano: LeBron James non ha firmato per i New York Knicks.

Personalmente ritengo che il giocatore abbia fatto quello che al draft si chiamerebbe un safe-pick, cercando la via comoda senza rischiare nulla, andando a Miami nella squadra di Dwayne Wade (e Chris Bosh). Il presunto Re, l’Eletto, ha scelto di fare il suddito di Wade, il quale un Titolo in bacheca già non manca. Implicitamente ha ammesso di essergli inferiore, accettando fare quello che Scottie Pippen era per Michael Jordan, ossia una spalla, extralusso fin che volete, ma sempre tale.

Come hanno scritto in molti, ha incrociato le braccia e dichiarato che da solo non è in grado di portare una squadra sulla cima del mondo, stop. Doveva essere il nuovo MJ, anzi superarlo in gloria, titoli e denaro. Ne aveva sicuramente il talento. Ha preferito dividere la pressione di cui un leader dovrebbe cibarsi per vincere. Come tale, non appartiene alla stessa stirpe di Jordan o Kobe Bryant. Non c’è molto da aggiungere, se non che se l’è fatta sotto, per usare un francesismo. Sarà “uno dei tre”, con buona pace del marchio LBJ che avrebbe dovuto soppiantare il brand “Jumpman” a livello commerciale.

Perso, per un motivo o per l’altro, James, tocca fare una disamina sull’operato di Donnie Walsh in questi due anni. Al contrario di chi l’ha preceduto negli ultimi lustri, gli era stato chiesto e concesso di svuotare il cap, facendo accettare alla piazza le sconfitte che ne susseguono fisiologicamente. Lo doveva fare nel miglior modo possibile, ossia cedendo contrattoni senza rimetterci giocatori futuribili o scelte al draft, forte di una presunta connection con mezza NBA (leggasi “mafia”).

Risultato? il cap è svuotato, ma in un modo e con cessioni che qualsiasi GM sarebbe stato in grado di fare. Cedere Jared Jeffries mettendoci dentro Jordan Hill e scelte, è un colpo di genio? Riuscire a piazzare Zach Randolph (stagione onorevole ai Grizzlies e tirato a lucido dal primo giorno di camp) e Jamal Crawford (miglior sesto uomo dell’ultima stagione agli Hawks) era così impossibile? Se sono genialate queste, perpetrate in i più di 700 giorni, che dire allora di Pat Riley che in due giorni ha fatto spazio per i tre contratti agli Heat? o Chicago che si è gettata nella corsa a James in una notte, spedendo Kirk Hirlich a Washington con una trade da ufficio indagini? QUESTO CI ASPETTAVAMO dal Nostro, e QUESTO VOLEVAMO!!!

Anche come siano stati trattati i giorni di luglio lascia qualche dubbio a chi scrive. Mettere sotto contratto Amar’e Stoudemire prima di James, senza avere la certezza che quest’ultimo arrivasse, è stata una mossa avventata. Certo, direte, c’ha provato per convincerlo, ok, ma allora sarei stato in grado di farlo pure io, dove sta la “magata”? la magata doveva essere il SAPERE in anticipo la decisione di James, una mossa mafiosa per la quale è pagato!

Sfumato in un baleno la possibilità di risorgere dopo 10 anni di umiliazioni, è scattato il piano B, ossia affidarsi alle ennesime speranze: Chris Paul e Carmelo Anthony nel giro di due anni. Campa cavallo…

Visto che comunque una squadra va schierata in campo a fine ottobre, ecco le firme di Raymond Felton e la “trade Lee” per Kelenna Azubuike, Anthony Randolph e Ronny Turiaf, oltre all’oggetto misterioso centro russo Timofeu Mozgov e a tre rookie dal dubbio impatto.

A seconda di cosa il genio D’Antoni vorrà propinarci, c’è il rischio di vedere Stoudemire centro con Danilo Gallinari ala grande, Felton naturalmente a portar palla, con gli altri ruoli da esterni divisi tra Azubuike e, se resta perchè proprio da oggi pare sul mercato, Wilson Chandler.

Detto che tocca affidarsi alle speranze, ecco l’ennesimo sogno: queste acquisizioni, soprattutto il trio Felton-Azubuike-Randolph sono comandate da New Horleans per la cessione di Paul nell’immediato, ma appunto questo è un longshot – come direbbero gli americani – abbastanza patetico.

La situazione è drammatica, la domanda sorge spontanea: se non ci siamo risollevati stavolta, quando lo faremo? La favola di aver messo su un roster giovane e futuribile non regge, l’unica cosa buona è che i contratti sono tutti mirati per continuare ad avere flessibilità per andare a caccia di pesci grossi nei prossimi anni, ma vedendo come è finita con James, c’è davvero da non credere più in niente e nessuno.

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1 Commento

  1. fedex32

     /  12 luglio 2010

    che qualcuno con magici poteri ce la mandi buona. tifare knicks ormai sta diventando sempre più una sofferenza. non molliamo però. la speranza è l’ultima a morire

    Rispondi

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