La dura verità

Mike P'apponi

Parliamoci chiaro: non mi sono entusiasmato troppo per l’arrivo di ‘Melo… non nel senso che disprezzo lo scambio, ANZI, e basta leggere gli altri miei pezzi su questo blog per capirlo… è che questo team, guidato così, non mi entusiasma.

Non vedi nulla, questo non è basket. Non è basket lanciare Shawne Williams contro Howard. Non è basket non vedere uno schema che sia uno, perchè se c’è uno sport che si basa su schemi, è proprio questo (schemi poi valorizzati dalle stelle perchè li eseguono meglio, e godi nel vederlo fare). Ve lo immaginate Michael Jordan senza il triangolo di Tex Winter? Non era forse una gioia vederlo formare e concretizzarsi? Oppure un semplicissimo taglio in backdoor che porta a due facili in appoggio?

Ho nostalgia di queste cose nel mio team e lo continuo a scrivere sul forum che ora non mi aspetto nulla, che se arrivano vittorie, bene, se arrivano sconfitte, non fa nulla. Il tutto dopo aver firmato Carmelo Anthony (e Chauncey Billups) da mettere accanto ad Amar’e Stoudemire. Non dovrebbe esserci un entusiasmo alle stelle? No, non così, non qui.

Nella vita occorre massimizzare. Ci viene richiesto in tutti i campi, lavoro, sport, tempo libero… VITA, appunto. Solo ad uno è concesso non farlo: a Mike D’antoni. Con lui è sempre colpa degli altri, di chi non è adatto al suo sistema. Hai Anthony Randolph? No, materiale grezzo, non serve lavorarci su, lui vuole giocatori fatti e finiti. Zero opportunità concesse. Va a Minnie, 19+10 in 24 minuti. Denver dopo la trade? pare quasi che Anthony non sia andato via, perchè George Karl massimizza il materiale umano a disposizione. I Knicks invece che fanno? Sviliscono le due Star.

Jeff Van Gundy, allenatore da metacampo. Gli prendono Latrell Sprewell e Marcus Camby, lepri da campo aperto, da contropiede. Il coach storge il naso, ma risponde “obbedisco”. Massimizza ciò che gli hanno dato ed arriva alla finale NBA nel 1999, l’ultimo apice da noi vissuto. Questo con i baffi punta i piedi e piuttosto non allena, PAGATO, per due anni, e ti tocca pure sentire su SKY, rete a pagamento – ripeto A PAGAMENTO – che ha ragione, solo perchè “amico degli amici”.

Che tristezza. Passerò da masochista, ma se ci siete passati forse capirete il mio discorso. Prima almeno c’era da arrabbiarsi perchè mancava questo o quello, aspettavi la deadline, la free agency… ora hai tutto, ma non un gioco. Buttati in campo come cinque scappati di casa sottodimensionati che si incontrano al campetto il sabato pomeriggio. Shawne Williams sembra il sottoscritto quando marco un mio amico (io 180 x 75 kg, lui 201 x boh, 100 kg?). Va in post, ci piazzo l’avambraccio poco sopra il sedere e cerco di tenere botta; lui mezzo giro sul perno ed appoggio al tabellone per due facili. Qui uguale, peccato che siamo in NBA. Nella lega più organizzata del pianeta noi andremo ai playoffs con un solo “centro”, Turiaf, che supera di poco i 2 metri… centro solo perchè è un mezzo paracarro, con tutto il rispetto per Ronnie, ma è un’ala nella mia concezione, un’ala dunque scarsa… Ma si può?

Grazie d’antoni, grazie. Le minuscole sul tuo cognome non sono un refuso. Ho sopportato più di dieci anni di sconfitte e ripeto mi arrabbiavo, ma ciò significava essere passionali come da buoni tifosi, perchè come ho scritto poco più in alto c’era sempre una speranza, una scusa, non avevamo le star ma solo mezzi giocatori che avevano mostrato barlumi di talento tanto da strapagarli nel disperato tentativo di vincere senza ricostruire. Ora invece lo strapagato è uno solo e normalmente deambula a bordocampo con le braccia conserte oppure le usa per battere le mani ed urlare “run run run, let’s go let’s go let’s go“.

Nel dopo gara nelle sconfitte, conferenze stampa infarciti di “Non abbiamo messo i tiri che si siamo presi”. Senti l’ultimo del coaching staff di un’altra squadra e snocciola dati, il perchè non è arrivata la vittoria. Una desolante pochezza, o la pienezza banale del nulla, fate voi.

Sono rassegnato a vedere IL NULLA, appunto, sebbene abbiamo due giocatori tra i primi dieci NBA (forse il quinto ed il sesto della pista), e non mi interessa se vinciamo a Miami se poi perdiamo a Cleveland facendoci stuprare da Antwan Jamison e JJ Hickson o se i Magic ci pasteggiano in testa per la seconda volta in pochi mesi senza che il signore sul pino abbia sviluppato una contromossa, senza un game plan che tenga conto della partita precedente. Non esiste tutto ciò, non esiste pensare che devi tenere un tiratore da 3 in campo perchè una bomba vale appunto 3 punti ed un appoggio da 30 centimetri – orrore che schifo – 2 punti (sentita in un’intervista come spiegazione data ad Alan Hahn, non sto inventando nulla).

… e mentre il concetto che le fortune di questo sopravvalutato hanno un nome ed un cognome, ossia Steve Nash, si cementifica sempre di più nella mia mente ed inizia a fare breccia in tante altre, mi aggrappo all’ultima flebile speranza, un battito, un sussulto di un encefalogramma da tifoso quasi piatto in giorni che dovrebbero essere di gaudio per l’arrivo della seconda Superstar: IL TUO LICENZIAMENTO ENTRO IL PROSSIMO TRAINING CAMP.

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2 commenti

  1. Nicola

     /  6 marzo 2011

    Vangelo. Non se ne puó più di vedere partite con un pick’n roll a inizio azione e poi vediamo che succede, oppure palla in post alto e 4 giocatori fermi. Per non parlare dell’intensità difensiva, giocatori continuamente saltati nell’ 1vs1 , mai un aiuto, zero presenza a rimbalzo.. Sembra di vedere noi quando giochiamo al playground.
    Inoltre l’innamoramento/disinnamoramento per i giocatori che spariscono dalle rotazioni x mesi e mesi. Randolph in questo sistema poteva diventare un allstar, non gli è mai stato concesso un minuto.
    Anche lo stesso Gallinari, tenuto li sornione a sparare esclusivamente da tre punti, poi va a Denver, attacca e il canestro e va 17 volte in lunetta e ne mette 30.
    Resto dell’idea che l’amico Mike era il migliore per valorizzare i giocatori mentre si era in ricostruzione.
    Ora peró, la ricostruzione è finita.

    Rispondi
  1. #firedantoni « New York Knicks Italia

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