A volte, quando perdi, vinci

Commentare gara-2 è veramente arduo, anzi impossibile. Gli stati d’animo che si continuano a succedere dopo dieci anni di umiliazioni sportive e due partite giocate a Boston e perse con 5 punti di scarto complessivo – nonchè avanti nel punteggio per entrambe le volte negli ultimi secondi – sono difficili da focalizzare.

Inutile infatti commentare le partite in questione, ad oggi esistono mille possibilità per rivederle, anche giorni dopo (*). E’ meglio forse cercare di descrivere l’orgoglio provato nel vedere i nostri colori nuovamente sulla cresta dell’onda.

Ingoiato il boccone agrodolce della prima sconfitta (agro per il furto dei fischietti, dolce per la consapevolezza di essere già competitivi a questi livelli) ci siamo ritrovati in partita nonostante l’assenza di Chancey Billups dal primo minuto e di Amar’e Stoudemire dall’inizio del secondo tempo. Nonostante tutto con quattro uomini in campo che per tutta la stagione hanno visto raramente il campo,  siamo stati capaci di andare avanti di uno, guidati da Carmelo Anthony: 42 punti conditi da 17 rimbalzi e 6 assists. Un uomo solo al comando. Momenti di onnipotenza cestistica che riconciliano con la vita stessa.

Abbiamo risposto colpo su colpo ai Celtics, non credevo ai miei occhi. Era facile mollare al primo allungo degli avversari quando hai due dei tre migliori giocatori fuori per infortunio. Invece no, ‘Melo si è caricato tutto il mondo bluarancio sulle spalle, due lustri fatti di presunti fenomeni salvatori della patria, critiche e dubbi sulla trade che l’ha portato qui e ci ha guidato ad un possesso dalla vittoria.

Certo, si potrebbero muovere alcuni appunti alla gestione dell’ultimo minuto: che ‘Melo fosse triplicato era lampante, quindi un uomo sul suo lato sarebbe servito; Jared Jeffries non sarebbe dovuto forse essere in campo in quel momento, ma è anche vero che aveva messo l’ultimo canestro; sulla rimessa finale dei Celtics, ci siamo fatti sorprendere perdendo troppi secondi prima del fallo. Errori di gioventù che serviranno per crescere, ma anche segnali di un Mike D’Antoni che, per quanto abbia fatto la sua parte in queste due sorprendenti partite, è palesemente deficitario a confronto dei coach più preparati.

Inezie, oggi. Pure Boston ha commesso errori, soprattutto in gara-1. Ma questi errori ci stanno in 96 minuti di basket durissimo, old school, in una vera serie playoffs. Ed è proprio questo che ci inorgoglisce, l’essere sempre stati in partita contro una contender, senza rimpianti.

Ricordiamoci chi eravamo 12 mesi fa, da dove arriviamo, e chi siamo ora. L’avevo scritto alla vigilia: non conosciamo il nostro limite. Il campo l’ha dimostrato. Ora gli infortuni potrebbero falsare il resto della serie, ma da “sani” l’ipotesi di tornare a Boston sul 2-2 non è così peregrina.

Di seguito i 46 di ‘Melo:

(*)= ed è per questo che i pennivendoli italioti dovrebbero smetterla di porre l’accento con tanta veemenza sugli aspetti che più si piegano al loro sfacciato clientelismo. Sono finiti i tempi in cui facevano “verbo” perchè gli unici a vedere, potendo così darci a bere le loro verità. Nessuno mette in dubbio la vostra competenza, ma la mancanza di professionalità la ridimensiona parecchio. C’eravamo prima di Gallinari e di D’Antoni, e ci saremo anche dopo. Noi. GO NY GO.

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1 Commento

  1. Bozz

     /  26 agosto 2011

    La nota a margine è la verità più pura che io abbia mai sentito in ambito cestistico!

    Rispondi

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