Ripartire da Donnie, senza D’Antoni

Come è spesso accaduto in questa ultima decade ci tocca entrare nella storia dalla parte sbagliata: siamo l’unica squadra che in questo primo turno di Playoffs 2011 se ne va in vacanza senza avere vinto almeno una partita.

Sbollita la delusione, a mente fredda si può tornare a ragionare su un paio di cose. Posto che senza due dei tre migliori giocatori sarebbe stata Boston ad essere eliminata, ciò non giustifica l’aver perso 4-0. Gli Hornets sono 2-2 contro i Lakers senza David West. i Grizzlies sono avanti 3-1 contro gli Spurs senza Rudy Gay. Come ha ricordato Frank Isola (Daily News), nel 1999 eliminammo Indiana in 6 partite in Finale di Conference senza Patrick Ewing e con Larry Johnson claudicante perchè infortunato al ginocchio da metà serie. Nel 2001, sempre senza LJ e con Marcus Camby assente per 3 gare – e con Othella Harrigton titolare – perdemmo all’ultima partita con i Raptors di Vince Carter. Queste furono le nostre ultime vittorie in post season. Oggi non si chiedeva di portare a casa la serie, ma appunto di uscire con onore.

Cosa accomunava quelle squadre? Jeff Van Gundy. Con questo si potrebbe chiudere qui. Impietoso il confronto tra quest’ultimo e Mike D’Antoni. Pieno è questo blog di annotazioni negative sul lavoro dell’ex-coach di Phoenx da 3 anni a questa parte. Stiamo al recente passato: le prime due gare in casa dei Celtics ci hanno visto giocare alla pari grazie alle prove delle nostre Superstar. Quando è stata l’ora di apportare degli aggiustamenti, il baffetto è sprofondato come al solito.

Rajon Rondo, dopo gara-1 in cui Chancey Billups gli aveva concesso le briciole dettando pure i tempi dell’attacco (SUO, non di D’Antoni), si è messo a maralmeggiare contro Toney Douglas, mandato al massacro senza appunto un tentativo di aggiustamento. Il gameplan di gara-3 e gara-4 è stato il medesimo, stessi cambi, stessi ritmi, tutto invariato mentre Boston prendeva il largo. Shelden Williams, dopo un’onesto finale stagione regolare, non ha più visto il campo, tanto per dirne una.

Rondo sfornava una tripla-doppia e lui lì a guardare, neppure provare a mettergli alle calcagna Jared Jeffries almeno per qualche minuto, oppure mettersi a zona nel tentativo di mandarlo fuori ritmo. Personalmente feci un balzo dalla sedia vedendo Billups battezzare Rondo dalla media, “Bravo coach – pensai – finalmente un accorgimento tattico”: evidentemente era farina del sacco di Chauncey!!! Ray Allen e Paul Pierce hanno goduto di più spazio di una gara di tiro da 3 all’All-Star Game: Derek Brown e Renaldo Balkman sono a libro paga per cosa, di grazia? spedirli sulle loro tracce per due falli, un paio di manate, nel tentativo di innervosirli e stancarli?

Siamo alle solite insomma, inutile ammorbarvi. Quello che è certo è che D’Antoni deve essere cacciato, a dispetto del contratto che scade nel 2012. Tutti in questi playoffs l’hanno biasimato, da Charles Barkley (che in seguito si è scusato per i toni, non per il discorso di fondo) a Magic Johnson, passando ovviamente per tutti i giornalisti newyorkesi, compresi i più aziendalisti. Critiche che covavano nel sottobosco e che questo sweep hanno portato alla luce, mentre i tifosi è già da parecchio tempo che ne hanno le tasche piene di questo sopravvalutato.

La prima mossa di questa offseason è comunque rifirmare Donnie Walsh. Il suo contratto ha un’opzione da far valere entro il 30 aprile; nelle ultime ore si parla di un biennale. Da lì, tanti tifosi temono che la firma di Walsh voglia automaticamente dire la riconferma dell’allenatore. Io non ci credo. La fatica per avere un roster di nuovo competitivo è stata tanta, il nostro GM non sprecherà gli anni migliori di Carmelo Anthony e Amar’e Stoudemire dandoli in mano ad un personaggio incapace di valorizzarli per palese ottusità. Da lì vedremo come costruire il supporting cast per i nostri due fenomeni.

Ultima annotazione, prettamente sentimentale. A dispetto del passato, quando eravamo troppo presto fuori da tutto e si attendeva la fine della stagione quasi come una benedizione per smettere di soffrire, quest’anno abbiamo vissuto finalmente sensazione opposte. Non vi nascondo infatti che gli ultimi minuti di Gara-4, ormai scontati, sono stati vissuti dal sottoscritto con una certa malinconia. Per sei mesi il navigare in internet è stato all’insegna dei nostri colori, alla ricerca dei risultati, delle immagini e dei rumors. Molte serate scandite dal ritmo delle partite NBA. Tutto questo mi manca già. Da lunedì mattina noi tifosi ci sentiamo un po’ più soli.

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