Il Santino d’antoniano questa volta si chiama Lin

Per questa volta – come si dice – l’abbiamo svangata raggiungendo l’obiettivo minimo settimanale, ossia vincere due gare su quattro ed essere così ancora in corsa per un posto ai Playoffs. Anzi mi spingerei addirittura a dire – roba da matti, con due Superstar a libro paga cosa mi tocca scrivere! – che per una volta abbiamo quasi performato il giusto vincendo le partite abbordabili, perdendo quelle più ostiche. Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma per lo meno i pronostici sono stati rispettati e vista la situazione è grasso che cola.

Nelle sconfitte contro Chicago e Boston sono altresì arrivati segnali incoraggianti: questo team non è sembrato infatti un “cesso” come invece direbbe il record. Abbiamo perso in volata, entrambe le volte con schemi disegnati alquanto discutibili, ma non voglio dilungarmi troppo su quello che sfocerebbe nella solita critica a Mike D’Antoni. Sperando che l’anno prossimo non sia più il nostro coach, direi che è necessaria la controprova che Anthony e Stoudemire siano del tutto incompatibili.

A dire il vero il rischio di chiudere 1-3 è stato alto se non fosse poi arrivato Jeremy Lin, l’eroe che non ti aspetti con una prestazione che ha letteramente annichilito un certo Deron Williams. Career-High per l’ex-Harvard conditi da 7 assists. Tifosi impazziti, media scatenati. Incredibile, ma proprio nel senso letterale: D’Antoni era ad un passo dal licenziamento – al di là del sito di gossip che aveva scritto della sua cacciata in caso di sconfitta a Chicago e Boston per essere metto sotto i riflettori causa Superbowl – ed il quindicesimo uomo del roster gli ha salvato la panchina (come vedete mette male non parlare dell’allenatore più sopravvalutato di tutti i tempi, ops…). D’Antoni deve avere un Santino che sfrega ogni qualvolta è in difficoltà che gli salva la pelle tale da annichilire l’Acqua Santa di Giovanni Trapattoni.

Lin a ben vedere non ha fatto molto di eclatante, semplicemente si è limitato a fare il playmaker. Chiaramente poi è entrato nella “zona magica” ed in trance agonistica gli è riuscito di tutto. Grazie alla pochezza dell’avversario ha approfittato dei logici spazi lasciati dai raddoppi che chiamano Stat e ‘Melo (ma ci metterei anche Tyson Chandler, dato che comunque un occhio devi darlo pure a lui). Al di là dei problemi di spaziature tra i due non si possono però dimenticare le loro carriere, altrimenti è inutile anche solo addentrarci in un’analisi tanto sarebbe la malafede.

La domanda dunque è sempre la solita: D’Antoni negli allenamenti organizza davvero tornei di Angry Birds con la sua lavagnetta-IPad? E’ vero, a roster non c’è un altro play di ruolo, puro, se non quel Baron Davis anch’esso pero atipico il cui rientro pare ormai una chimera – attenzione però l’ultima indiscrezione lo dice pronto per giovedì… fino al prossimo rinvio – ma uno schifo del genere non ha scusanti.

Gli aggiornamenti giornalieri sulla gara li potete trovare QUI, dilungarsi sull’analizzare le singole partite diventa superfluo nell’epoca della banda larga e del League Pass. L’ennesima rimessa per la bomba del pareggio contro i Bulls disegnata per Stat merita però una citazione, così come gli ultimi tre possessi della partita a Boston, il non-plus-ultra della confusione sebbene situazioni studiate a tavolino duranti i timeouts. Cose già viste, a Stoudemire venivano disegnate ricezioni per tiri da tre anche quando in squadra avevamo Gallinari… Lo stesso dicasi per il copione della rimonta dei Celtics a cavallo tra il terzo e l’ultimo quarto: alzi la mano chi non l’aveva previsto.

Guardiamo avanti. Superata la boa di metà stagione ci aspettano da qui alla fine più della metà delle gare contro squadre con un record superiore al 50%, ma per svoltare dovremmo prima o poi infilare un filotto di vittorie importanti senza nel contempo prendere delle imbarcate clamorose. Personalmente credo che la prova di Lin sia stata una-tantum, quindi non ci farei molto affidamento se non per un 15-20 minuti dalla panchina senza particolari danni rispetto ad un Toney Douglas ormai impresentabile (perchè non sviluppato in questi anni, il discorso per il sottoscritto rimane sempre il solito).

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