Woodsanity

Poche, pochissime tre partite per giudicare ma qui siamo davanti a quella che sembra una rivoluzione copernicana, ed invece stiamo assistendo ad un ritorno alla normalità cestistica. Questo team doveva performare così, dovevamo lottare per il terzo posto ad Est. Essere VENTIDUESIMI in NBA il 14 marzo era una cosa semplicemente vergognosa. La Woodsanity sta tutta qui: un allenatore sano di mente che massimizza il materiale umano a disposizione.

Cestisticamente “nasco” con i Knicks di Pat Riley, tutto difesa e gioco duro, anche sporco. Leggere che contro i Blazers ad 8 minuti dalla fine del terzo quarto eravamo 62-31 o che nella prima gara con i Pacers il punteggio diceva 81-53 alla fine del terzo periodo, beh mi fa godere.

Dove sono i temuti switch difensivi che Mike Woodson avrebbe dovuto portare all’estremo? Di nuovo, massimizzare: agli Hawks switchava sempre perchè Joe Johnson, Josh Smith e Marvin Williams potevano marcare quasi tre ruoli; qui Stat non può neppure andare dietro ad un’ala piccola, quindi non si switcha. Chiaro e semplice. Tra l’altro i cambi difensivi con D’Antoni li vedevamo molto prima dell’arrivo dell’ex-head coach di Atlanta, roba che Nate Robinson finiva contro le ali, tanto che anche qui potrei dire che è uno dei tanti falsi storici d’antoniani.

In attacco è la qualità dei tiri ad essere diversa. Prima, se tiravamo con il 50% era come se avessimo vinto alla lotteria: capita la giornata che ti entra tutto anche se forzi e via, la porti a casa. Ora ci sono le tante temute (?!?) ISO – che in NBA ci sono sempre state – ma la palla esce da questi isolamenti facendo pagare la difesa che si è adeguata. Se c’è un disegno per arrivare ad un uomo libero, ovvio che la qualità del tiro sarà superiore. Se metti in ISO Anthony o Stoudamire ma gli altri quattro li fai muovere con costrutto ed hanno punti nelle mani, dov’è il problema?

Paradossalmente ho visto ISO più ESTREME con palla a ‘Melo e quattro dall’altro lato a guardare con D’Antoni che non ora, perchè per lo status dell’ex-Nugget ogni tanto dovevi per forza andare da lui, entrare nel gioco non con il pick-and-roll play-centro, ma fargliela toccare, creando solo una forzatura con un “palla a te e fai da solo” che ci hanno portato dove Woodson c’ha preso. Succedeva anche con “gomito” per Stoudemire nella scorsa strombazzata stagione in cui con una striscia degna della Linsanity – che era, Feltonity? – avevamo raddrizzato un record anche lì scandaloso.

Emblematico pure uno schema visto nel terzo quarto con tutti “panchinari” in campo: Smith porta palla, scarica e va a bloccare per Novak nell’angolo, quest’ultimo riceve e tripla con metri di spazio. A noi sembra fantascienza perchè è 4 anni che non vediamo altro che un pick-and-roll e “gomito”, ma sono cose normali in un basket pro organizzato.

Lin doveva sparire nell’oblìo senza il suo “mentore” (?!?) D’Antoni? Tutt’altro, per ora sta giocando come deve fare un play con tante bocche da fuoco a fianco, anzi io mi sarei preoccupato se fosse stato costretto a prendersi 30 tiri a serata, anzi sono aumentate le sue percentuali al tiro dal momento che sfruttando il ben di Dio che ha intorno gode di minori attenzioni da parte delle difese (anche qui percentuali migliori perchè è aumentata la qualità dei tiri). Resta sempre una sorta di rookie, ad Indianapolis nel finale ha preso un paio di decisioni errate non ribaltaltando il lato per un JR Smith liberissimo finendo per forzare, ma è tutta roba da mettere in preventivo. Avanti così.

Fino a questa notte, tra l’altro, eravamo 0-12 in trasferta contro squadre con il record positivo, in soldoni cioè non ci avevamo mai vinto. Tabù sfatato al primo tentativo contro dei Pacers che anzi hanno provato alcuni aggiustamenti dopo la sconfitta della sera prima al Garden. L’abbiamo dominata per larghi tratti, ad ogni tentativo di accorciare Woodson ha anche chiamato un paio di time outs ravvicinatissimi, anche qui cose nella norma che però non vedevamo da tempo.

E’, insomma, tutto quello che chiedevamo alla precedente gestione: MASSIMIZZARE un roster che non sarà materiale da contender ma neppure da bassifondi NBA nei quali eravamo sprofondati.

Ora abbiamo tre giorni di pausa per assimilare i nuovi giochi prima di due back-to-back (Toronto-Phila e Toronto-Detroit), poi il calendario si farà il più difficile rispetto a tutte le dirette concorrenti dell’Est… ma non c’è problema, per quanto mi riguarda non c’è una stagione da salvare, vinciamone il più possibile ed aspettiamo ottobre con una certezza: che D’Antoni non sarà più il nostro allenatore, tanto mi basta.

Chiudo con un quote ad un articolo di Claudio Limardi:

Il peccato originale è stato vivere i primi due anni con un profilo troppo basso, aspettando l’arrivo dei rinforzi quando avrebbero dovuto servire per costruire uno spirito, una squadra che diventasse uno spot per LeBron James e gli altri free-agent, una squadra che fosse già pronta, combattiva, tosta, che avesse vinto qualche partita in più. Invece, c’è stato solo il nulla e quando ha avuto i giocatori per fare meglio, D’Antoni non aveva né la credibilità dentro la squadra né fuori per imporsi o per limitare i danni nei momenti difficili.

Quante volte ho scritto che “perdere allena a perdere”? Quattro anni, 100 giocatori, sempre le solite scuse di non avere i giocatori adatti al suo “Sistema” con il quale non ha mai vinto nulla ed avere comunque la presunzione di essere nel giusto. Finalmente è finita.

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1 Commento

  1. Spiudy

     /  4 aprile 2012

    Fire Woodson!!!

    Rispondi

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