Obiettivo Atlantic

L’appetito vien mangiando e nostante consideri questa season finita già ben prima del 14 marzo (giorno della detronizzazione di D’Antoni), perso per perso possiamo fare la gara su Philadelphia – avanti di tre gare – per la vittoria della Atlantic che per un regolamento a mio parere scervellotico ci consentirebbe di avere il quarto posto ad Est ed incontrare la quinta classificata al primo turno di Playoffs.

La settimana appena trascorsa ci ha inizialmente visto vincere facile contro Toronto al Garden, nella classica partita di stagione regolare in cui la squadra più forte ad un certo punto del secondo tempo innesta la marcia superiore e la porta a casa. Mike Woodson dichiara:

“Sto solamente facendo quello che chiunque altro in questa Lega farebbe”

E’ poi stata la volta della sfida contro i Sixers per quella che è stata forse la migliore partita della nostra stagione. Gara dura, tosta, dal punteggio basso, un 82-79 che fa molto old-school. Tirando con il 36% (il 15% da 3) la puoi portare a casa solamente provando a farne fare uno in meno all’avversario: missione compiuta. I Knicks hanno portato la partita dove volevano loro, adattandosi alla pessima giornata al tiro e difendendo come se non ci fosse un domani. Grande partita per Stat, il definitivo segnale del suo ritorno sui livelli che gli competono prima di un infortunio di cui scriverò più avanti, e di Lin (16 punti nell’ultimo periodo, altro che Linsanity finita).

Purtroppo è poi arrivata la brutta sconfitta a Toronto, la settima partita giocata in nove giorni. Abbiamo retto un tempo, poi nel secondo non c’era più benzina nelle gambe e i padroni di casa parevano invece indiavolati. L’ennesimo back-to-back in casa contro i Pistons ha invece riproposto il copione della vittoria sui Raptors, squadra che controlla e piazza l’allungo decisivo ad inizio secondo tempo, con un garbage time di almeno 18 minuti.

Il record del dopo-D’Antoni dice dunque 6-1, con soli 86.9 punti concessi agli avversari. Philadelphia, miglior difesa stagionale, è a 87.5 di media, tanto per fare “i conti della serva”.

Alla vigilia della partita forse più importante dell’anno contro i Bucks si fa però la conta degli infortunati: Jared Jeffries, già assente nelle ultime due, ne avrà per un paio di settimane; la sua importanza in fase difensiva non la scopriamo di certo oggi, ci mancherà più di quanto pensiamo. Jeremy Lin ha male ad un ginocchio, “per sovrautilizzo”, dovrebbe comunque farcela. Amar’e Stoudemire si è fatto di nuovo male a quella schiena infortunata negli ultimi Playoffs, lui dice che domani ci sarà, Woodson invece è parso meno convinto.

Non dimentichiamoci degli acciacchi di Carmelo Anthony che meritano un capitolo a parte. ‘Melo sta tirando malissimo come mai in carriera. Quest’anno ha subìto tre infortuni, di cui uno al polso che gli sta danneggiando la meccanica di tiro. Ai tempi dell’ultimo infortunio, contro i Grizzlies, la ESPN riportò la notizia che Anthony avrebbe dovuto fermarsi per almeno un mese ma si è deciso di andare avanti, giocandoci sopra. Poi da lì nessuno ha più fatto notare la cosa, perchè vendeva più giornali dire che giocava male per far cacciare D’Antoni, come ora conviene scrivere che la colpa della brutta stagione bluarancio è sua e non dell’ex-allenatore.

Usiamo la gara di Memphis come spartiacque. Prima: 45% dal campo, 40% da fuori. Dopo: 38% dal campo, 25% da tre. Pure il numero di liberi è drasticamente calato. Il giocatore dice che è solo questione di ritrovare il ritmo con il nuovo attacco. Pare però ovvio che non possa dire apertamente se ha problemi fisici perchè gli avversari potrebbero approfittarne. Woodson contro Detroit, dopo un primo tempo da 1/7 o giù di lì, gli ha disegnato ad inizio terzo quarto due schemi con ricezione profonda per tirare da sotto, andati a buon fine. “Il mio lavoro è aiutare i giocatori in modo che possano aiutarci a vincere” fa spallucce il coach.

Il mio parere è che il vero ‘Melo quest’anno non lo rivedremo più. Toccherà fare di necessità virtù e cercare di sfruttarlo come meglio si può perchè in campo è una presenza che il diretto avversario non può comunque mai “battezzare”, anche in queste condizioni. D’altro canto questa è una stagione in cui più o meno tutti i teams hanno pagato dazio in termini di infortuni visto il calendario dalle gare troppo ravvicinate.

Ennesima settimana decisiva quella entrante (anche se vista la posizione di classifica ereditata dalla precedente gestione tecnica ogni gara è pressochè decisiva). Detto dei Bucks, toccherà poi misurarci con i Magic, in casa, e con gli Hawks, ad Atlanta. Chiusura sabato con i Cavs al Garden. Pronosticabile un 2-2, obbligatorio però vincere la prima perchè trattasi appunto di scontro non diretto, direttissimo!!!

Un plauso infine a Tyson Chandler, sempre più MVP di questa squadra. Reduce dal season high in rimbalzi (17) contro Detroit è una presenza sia dal lato squisitamente tecnico che da quello morale/vocale. Pare essersi preso il posto di leader dello spogliatoio, cosa che il sottoscritto mai avrebbe creduto pensando invece ad un giocatore con la “pancia piena” dal Titolo con i Mavs che veniva a prendersi tanti dollaroni nella Grande Mela adagiandosi su quello che ha già dato. Niente di più sbagliato, classico esempio di personalità che invece di scaricarsi con i successi gli fa invece prendere ancora più consapevolezza dei suoi mezzi.

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1 Commento

  1. Melo7

     /  25 marzo 2012

    ..che cosa molto triste..melo è di sicuro uno dei primi 5 gicatori al mondo..e credo che insieme a durant sia senza dubbio il miglior attaccante NBA..tutto ciò prima della cura D’Antoni..che uomo ed allenatore pessimo..se Melo torna il vero Melo..quello da 30 punti..allora secondo me siamo ai livelli anche di miami, chicago e OKC..dai campione sei un talento stratosferico..FORZA MELO!!

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