La porcata di Lin

Ecco più o meno i fatti, raccolti grazie soprattutto agli utenti del FORUM, dal momento che tutta la vicenda ha avuto i contorni di una trama degna di un nuovo episodio di Mission: Impossible.

Lin si infortuna al ginocchio sul finire della regular season, quando per inciso – dopo la Linsanity – con ‘Melo e Stat insieme il record dice sei vinte e una persa. Arriva l’operazione al menisco, rientro a 40 giorni. Stoudamire ha problemi alla schiena, Anthony si carica i Knicks di Woodson sulle spalle e li trascina ai Playoffs. Ovvio, la striscia-Linsanity ha la sua importanza, ma che “senza Lin la post season la vedevamo con il binocolo” proprio non si può leggere (uno sguardo al pino e concentrare lo sguardo su D’Antoni magari aiuterebbe a focalizzare meglio meriti e demeriti).

Andiamo avanti: primo turno, sfida proibitiva contro gli Heat. I giorni per un rientro dopo questo tipo di operazione sono passati, Lin in almeno quattro delle cinque gare disputate fa il riscaldamento insieme alla squadra, ma poi non se la sente “perchè sono all’85%”. Coach Mike Woodson gli para le terga dicendo che è una sua scelta e che lo vuole al 100%. Tyson Chandler con 40 di febbre e senza riuscire a mangiare da tre giorni prima di gara-1 non salta una partita. Non credo fosse al 100%, no? Chiaramente è andato dal coach dicendogli che voleva giocare, Woodson mica gli risponde “picche”, ovvio. Jared Jeffries ha un ginocchio da operare, salta le ultime gare di regular season per risparmiarsi per i Playoffs dove gioca con infiltrazioni. Woodson che fa? Lo butta dentro, chiaro. Baron Davis sovraperforma rispetto al suo fisico attuale e si sfascia i legamenti: barellato, dice a Woodson “Ti ho dato tutto quello che avevo”. Ecco, mi sento di dire che normalmente funziona così.

Lin invece se ne sta buono, in borghese, inforcando un paio di occhialini fashion. It’s businness man, no problem, almeno da parte mia. Da parte dello spogliatoio, però? Non è dato a sapere. Fatto sta che contro gli Heat in stagione regolare non era riuscito letteralmente a passare la metà campo, pressato dalla fisicità di Miami e dalla loro voglia di sgonfiare la Linsanity. Meglio non rischiare di perdere soldi in estate, quando ci sarà da battere cassa, se lo dovessero ridimensionare. Ripeto è businness, non c’è problema, dal suo punto di vista ha fatto bene, lui che ha sempre vissuto ai margini del basket e dei contratti che contano.

Ai Knicks poi per una volta gira bene: arbitrato sui Birds Rights, possiamo rifirmarlo a cifre importanti, senza dunque il rischio di perderlo – non nell’immediato perché comunque avremmo potuto pareggiarlo comunque – quando  in futuro, magari ulteriormente valorizzato, non avremmo avuto spazio salariale.

Intanto Lin, sempre per preservarsi e non svalutarsi con prestazioni incolore (le aspettative inutile ribadirlo dopo la Linsanity sono alle stelle) se ne torna a casa dal ritiro della Nazionale USA, lui selezionato in quella che dovrebbe essere la nazionale B, sparring partner del prossimo Dream Team… o qualcosa del genere. Ma come, Deron Williams aveva $100 milioni in ballo e mica salta la scorsa season, anzi se ne va in Turchia in attesa della fine del lockout rischiando con un infortunio di perdere tutto? E Blake Griffin che ne ha in ballo $85 di milioni rinuncia alla nazionale? No, partecipa, si fa male e va in clinica per un menisco… e ‘sto qui dopo 25 partite fa il prezioso? It’s businness, man.

New York aspetta che qualcuno si faccia sotto – come sempre in questi casi – per poi pareggiare, e dall’entourage del giocatore trapelano le prime insofferenze perchè i Knicks non si sono ancora esposti contrattualmente: avremmo forse dovuto rilanciare contro noi stessi, dal momento che PER REGOLAMENTO per uno nella sua situazione che esce dal secondo anno da rookie avremmo potuto offrire al primo luglio al massimo $20 per 4 anni (ed aspettare se altre squadre offrivano di più per poi pareggiare), ma sempre PER REGOLAMENTO possiamo pareggiare anche un’offerta da $40 milioni? Da quanto mi risulta, dagli uffici di Manhattan si sa da mesi che avremmo pareggiato qualsiasi offerta. Ricordo invece che da marzo Lin non ha mai speso una parola sul voler ritornare ai Knicks, come invece hanno fatto i vari Smith, Novak e Jeffries. Il motto è sempre stato “Ovunque giocherò sarà per il bene della mia carriera”. It’s businness, man.

Ad ogni modo le squadre che possono dare a Lin cifre importanti sono Charlotte, Dallas, Sacramento, Atlanta, Toronto, New Orleans, Phoenix e Houston. Probabile che il suo agente abbia fatto dei sondaggi in giro, ma alla fine arriva soltanto l’offerta dei Rockets sotto forma naturalmente di verbal agreement: 3 anni a $20 milioni, di cui l’ultimo, da $9 milioni, non garantito. Ma come, solo una squadra? A questo punto mi sorge spontanea una domanda: agli occhi degli addetti ai lavori, qual’è il vero valore di Lin?

L’ex-Harvard poteva trattare o aspettare altre offerte, invece accetta ma ci rimane male: forse pensava di valere $40 milioni. Così com’è si intascherebbe sicuri “solo” $11 milioni, poi si vedrà per gli altri 9 l’ultimo anno, se li meriterà. Una volta saputo che pareggeremo quell’offerta – che per noi è pure vantaggiosa e non spropositata – vola a Houston per confidarlo alla franchigia concorrente, la quale perso Lowry e con i maggiori play non più sulla piazza, rischia di restare senza qualcuno in cabina di regia. E’ convinto di forzare la mano a tutti, e ci riesce, proprio perché in Texas la coperta inizia ad essere davvero corta.

Houston riformula l’offerta nella speranza che New York non pareggi, 3 anni MA a $25 milioni, tutti garantiti: 5 il primo anno, 5 il secondo e QUINDICI il terzo. Perché? perchè al terzo anno farebbe sforare i Knicks nella luxury tax facendoli andare a pagare qualcosa come $43 milioni!!!

MAI SI ERA VISTA PRIMA AD ORA una franchigia che ritrattasse un verbal agreement (l’offerta diventa ufficiale una volta che viene consegnata l’offer sheet firmata da giocatore alla controparte). Esempio fresco: i Raptors, perso Steve Nash andato ai Lakers, poteva ritrattare su quella scandalosa offerta a Landry Fields fatta apposta per impedirci di scambiarlo per il canadese e ritirare l’offerta, no? NO, perchè è consuetudine rispettare questi gentlemen agreement quasi come fosse una regola scritta, normata. I Rockets non hanno violato il regolamento, sono semplicemente stati scorretti rimanginadosi la parola – diciamo così – come nessuno prima di loro. Lin ha manipolato entrambe le squadre, perchè comunque vada ritrattando lui ci ha guadagnato.

James Dolan e Glen Grunwald vengono a sapere tutto e fanno intuire che i Knicks non pareggeranno. I tifosi aprono una petizione online perché i Knicks pareggino, uno dei mod di RealGM arriva a scrivere che per lui leggere che non pareggeremo è stato come quando l’11 settembre ha acceso la TV ed visto le torri in fiamme (no comment, questo è il tifo medio a New York).

Dolan va su tutte le furie: farsi “tirare scemo” da un moccioso che fino a ieri l’altro dormiva sul divano di un suo compagno di squadra? Il proprietario della Cablevision avrà tutti i difetti del mondo agli occhi di noi tifosi che per 10 anni ci siamo visti tarpate le ambizioni dalla sua incompetenza nello scegliere i GM ma una cosa gli va riconosciuta: la sua parola è solida come la quercia e non sta a vedere milione più o milione meno (beato lui). Strapagò Allan Houston, ma perchè era una Signore, dentro e fuori dal campo (tant’è che è vice-GM, oggi). JR Smith ha rinunciato a parecchi soldi per restare, perché noi non potevamo offrirgli di più, ed una volta rotto Iman Shumpert non ne potevamo fare a meno. A New York avrà anche i suoi interessi, chiaro, ma comunque Smith sa che verrà ricompensato ed ha rifirmato.

Sicuramente l’owner avrebbe pagato la luxury tax per tenersi Lin senza problemi, anzi se i calcoli fatti in questo articolo sono corretti addirittura conveniva pareggiare, ma non gli è piaciuto il comportamento che quest’ultimo ha tenuto. Tant’è che Grunwald – ovviamente su ordine del suo principale – sulle prime non si è fatto trovare quando i Rockets sono andati a consegnargli a mano l’offer sheet nell’albergo di Las Vegas dove alloggiava per la Summer League, così da spostare in avanti il giorno in cui potevamo pareggiare l’offerta, dando ancora meno giorni a Houston per trovarsi eventualmente un play. Per metterli ancora più in difficoltà ecco la sign-and-trade con Portland per Raymond Felton, polizza assicurativa tra l’altro se appunto si rinunciasse davvero a Lin ed altro play in meno sulla piazza per i Texani (tra l’altro Felton da Knick ha numeri migliori della Linsanity, per inciso, ed un pochino più di esperienza, a dirla tutta, piuttosto c’è da valutare la sua forma fisica).

Dal lato New York, tra l’altro, i segnali “di pareggio” erano inequivocabili. Presi Kidd e Prigioni per fare da mentori a Lin. Woodson che dichiara che il play titolare sarebbe stato lui. No, qui non è libro Cuore, it’s businness man, non sto dicendo che gli facevamo un favore, era comunque nostro interesse a livello tecnico valutare meglio questo ragazzo. Ben lungi da me tirare in causa concetti come la riconoscenza che il giocatore avrebbe dovuto avere per la squadra che – anche casualmente – l’ha lanciato. Ancora, it’s businness man. Oggi però quelle mosse sono viste e raccontate come funzionali al Win Now, provare a vincere ora con gente esperta in una finestra di due anni, non con un pivellino di cui non si conosce il reale valore, e Woodson ritratta con un “solo le squadre esperte vincono gli Anelli”.

In tutto questo c’è un solo vincitore: Jeremy Lin. Avrà i suoi soldi, tutti e garantiti. Rockets e Knicks? beh, se Lin è il nuovo Rajon Rondo avranno vinto anche i primi, altrimenti i secondi. Personalmente, visto che non mi cambiava a livello di flessibilità salariale e che i soldi non sono i miei, avrei pareggiato proprio per togliermi il dubbio su chi o cosa sia davvero questo Lin. Per quel che riguarda Dolan, entrare nella testa di un milionario non è cosa semplice. Aggiungo un estratto di Marc Berman del NY Post, mai tenero con i Knicks e con il loro proprietario:

One of things you learn in covering Knicks is you don’t cross owner James Dolan. He is a very loyal guy but when disloyalty is shown, you are done with him. That may very well be case here with Jeremy Lin. It wasn’t just the money, which was obscene in third year. As we have reported last couple of days, the renegotiation of an offer sheet that was agreed upon and leaked to press – after Woodson publicly said they’d match and he’d be starter – was a kick in gut to organization.

Alla fine della fiera l’immagine di Lin che esce da questa storia è di un avido 23enne che deve dimostrare ancora tutto, a cui del basket forse interessa il giusto e che ha preferito la valigia, scappando col malloppo. Guadagnerà $25 milioni in 3 anni, un milione per ogni gara giocata con i Knicks nella scorsa stagione, in un ambiente con sicuramente meno pressione rispetto all’UNICA sua alternativa, quella newyorkese. Per come ha agito e per gli spropositati soldi guadagnati rispetto a quanto dimostrato (“ridiculous” eh ma Melo aveva torto… come sempre) avrà una specie di bersaglio dietro la schiena, con gli avversari pronti a dare il 150% per farlo ripiombare con i piedi per terra. E’ già successo contro gli Heat, è successo contro Deron che gliene ha sparati in faccia 38. Succederà ancora. Auguri.

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