Consolidamento

Dieci partite in sedici giorni ed una fisiologica flessione con tre sconfitte nelle ultime cinque giocate. Così si potrebbero riassumere le ultime gesta di questi Knicks, secondi ad Est con un record di 10-4, dietro agli Heat ed a parimerito con i Nets. Per la prima volta da quando Mike Woodson è capo allenatore abbiamo perso due match di fila (Dallas e Houston),  e dalla gara contro Brooklyn Jason Kidd è assente per guai alla schiena. L’allenatore si è ritrovato giocoforza a rimescolare un pochino le carte senza in pratica potersi allenare per via degli incontri ravvicinati ed a sovrautilizzare gli starter rimasti, con fortune alterne (la sconfitta all’overtime di Brooklyn e la vittoria a Milwaukee con un ottimo Steve Novak da 40 minuti). Per i commenti e le impressioni dei vari incontri, di stretta attualità, invito come al solito a visitare il FORUM, da cui traggo alcuni dati riportati dagli utenti:

Il 10-4 è figlio di:

1) 9 gare in trasferta e solo 5 al Garden;
2) affrontato le 4 squadre con miglior record NBA, di cui 3 in trasferta, chiudendo 2-2;
3) affrontato tre squadre da lottery uscendone con un netto 3-0 (vittorie che con la precedente gestione non erano così scontate per approccio mentale sbagliato e mancanza di preparazione specifica sull’avversario);
4) primo posto per palle perse;
5) primo posto in assist-per-turnovers (Kidd in testa alle stats individuali);
6) primo posto per tiri da 3 realizzati e secondo posto per percentuale degli stessi (Anthony 19/30 nelle ultime 5 gare);
7) quarto posto per punti realizzati e percentuale dal campo (Chandler 36/40 negli ultimi 4 incontri).

All’inizio della scorsa settimana mi era invece parso che siano arrivati i primi adattamenti all’opzione “Melo da 4”. La circolazione di palla si è fatta meno fluida e gli avversari hanno pensato più a mettere in difficoltà la nostra frontline con chili e centimetri piuttosto che provare ad adeguarsi riducendo il tonnellaggio. Anthony si è dovuto così sobbarcare ancora più lavoro, tra un problema di falli e l’altro, spremendo tante energie nella propria metacampo e facendolo spesso arrivare offensivamente poco lucido nei finali. Tra l’altro ultimamente pare che non venga “trattato da Superstar” e non ottenga i fischi che invece un Vince Carter qualunque, ormai ai margini della Lega, riesce ad ottenere ancora oggi. A Denver andava in lunetta 8.9 volte a partita, giocando più lontano dal canestro; dopo la trade che l’ha portato a New York, soltanto 7 volte. Per maggiori dettagli: Melo Isn’t Getting Calls… And the Numbers are Staggering

La fermata ai box di Kidd ha poi ulteriormente rallentato la palla e Woodson ha così provato ad ovviare con quintetti “alti”, con Melo da small forward e Kurt Thomas nello starting five, ma si è rivisto del bel gioco solo quando si è tornati al doppio play con Felton e Prigioni (vedi Milwaukee).

La verità a mio modo di vedere è che per come siamo messi stiamo sovraperformando rispetto a quello che pensavo. Anzi oserei di più: dopo l’8-1 iniziale direi che stiamo attraversando una fase di consolidamento, nonostante la flessione, il che fa a tutto merito di giocatori e staff tecnico, nonchè al GM che ha formato questo gruppo. Ad inizio stagione avevo pronosticato un ottimistico 10-5 novembrino: siamo 10-4 con la gara contro i Wizards da disputare. Ergo, si potrebbe chiudere con un ancora più positivo 11-4. Per assurdo si può recriminare per un paio di queste sconfitte, per il modo in cui sono arrivate. In casa dei Mavs (letteralmente) un pugno di Kaman ha impedito il +1 ad Anthony nel finale punto a punto, mentre dall’altra parte a Carter – come già detto – fischiavano i sospiri. Con i Nets ci sono stati almeno un paio di momenti in cui potevamo far svoltare la gara dalla nostra parte nonostante la giornataccia al tiro di Felton. Fatto sta che le gare si vincono e si perdono, lo sport fa parlare e tacere in pochi istanti, quindi lustriamoci gli occhi davanti al record odierno e… godiamone.

Capitolo Stoudemire: la solita source ci fa sapere che il giocatore accetterà di buon grado il ruolo di sesto uomo, se Woodson glielo dovesse chiedere. Vedremo. Che non sia un fulmine di guerra l’ha dimostrato a più riprese (pugno all’estintore e insulti omofobi su Twitter tanto per citare gli ultimi fattacci in ordine cronologico) ma come al solito i detrattori esagerano quando lo dipingono come una primadonna che non ha visto di buon grado l’arrivo di Anthony. Se ha un minimo di amor proprio vorrà sicuramente, sulla soglia dei 30, giocare per qualcosa, e la risposta estiva è stata presentarsi tirato a lucido al training camp. Si fosse presentato alla Eddie Curry, ok… invece non è parso uno che intanto sa di avere cinque anni garantiti e sbraca perchè non motivato o perchè poco professionale. La speranza è che torni in piena efficienza e verificare se dopo al “cacciato d’antoni non cambierà nulla” riuscirà questo team a ricacciare in gola pure il “Stat e Melo non possono convivere” (che poi sarebbe Amar’e e Tyson, ma vabbeh).

L’opzione sesto uomo è suggestiva, ma con uno Stoudemire a massimo regime – se mai lo sarà – non so quanto praticabile per status, talento e contratto. Certo che vederlo cambiare Chandler o da quattro con Sheed da cinque che gli apre l’area ed un Prigioni a giocare di pick-and-roll contro le second-unit avversarie c’è da farsi venire l’acquolina in bocca. Il suo ritorno è molto importante anche perchè Melo si sta ritrovando – con l’arrivo dei primi scouting report avversari – troppo spesso l’unico con punti nelle mani: picchiato e sballottato così com’è rischia di arrivare già a metà gennaio senza benzina ed acciaccato.

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