In linea con gli obiettivi, ma quanto durerà?

Felton_TORArriviamo alla pausa per l’All-Star Game con un record di 32-18, primi nell’Atlantic Division e secondi nelle Eastern Conference: a leggere il dato nudo e crudo siamo perfettamente in linea con gli obiettivi che indicai alla vigilia. Quello che preoccupa è che abbiamo iniziato 18-5 nei primi due mesi nonostante le assenze di Amar’e Stoudemire ed Iman Shumpert più infortuni assortiti (Sheed, Camby…), mentre nei successivi due abbiamo racimolato un misero 14-13. La domanda che sorge spontanea è: quali sono i Knicks?

Difficile, per quel che mi riguarda, dare una risposta univoca. Personalmente ritengo che i primi erano troppo belli, i secondi troppo brutti. Opterei per la classica via di mezzo, ripetendo che attualmente siamo in linea con gli obiettivi massimi raggiungibili da questo roster – e forse da qualsiasi squadra della Eastern che non siano gli Heat.

Siamo in linea per raggiungere le 52 vittorie (che non tocchiamo dalla stagione 1996-97): onestamente speravo un pochino meglio, ma dobbiamo scendere a patti con la realtà e l’involuzione che da metà dicembre ad oggi è palese, evidente. A gennaio e febbraio avevamo un calendario sulla carta facile, fatto di pochissimi back-to-back e con tante partite casalinghe. Purtroppo non siamo riusciti a massimizzare la situazione, perdendo tra l’altro in modo inopinato contro i Raptors nell’ultima partita prima della pausa. Sembriamo stanchi, a corto di energie e mentalmente annebbiati.

Jason Kidd, dopo lo scintillante avvio, pare essere ormai il Bibby dello scorso anno. Shumpert, dopo un paio di gare incoraggianti forse dettate più dall’emotività del rientro che dalla reale condizione fisica, gioca come fosse sfiduciato e senza “gamba”: che lo staff medico, pungulato da quello tecnico, ne abbia forzato il rientro? Steve Novak pare essere diventato un peso, nel senso che non riusciamo più a servirlo a dovere e lo paghiamo troppo dal lato difensivo, annullandone di fatto l’impatto, anzi i plus/minus – che sono da prendere con le molle ma con la contemporanea visione delle gare forniscono spesso un ritratto veritiero dell’andamento delle gare stesse – lo dipingono come deleterio.

Ronnie Brewer, James White e Chris Copeland sono spariti dalla rotazione, e questo fa un po’ specie se i titolari fanno fatica. Non che ci si aspetti chissà cosa, ma una rotazione da nove uomini con tantissimi minuti ai titolari lascia perplessi. Woodson ha parlato di una probabile variazione nello starting five alla ripresa delle ostilità, Kidd è l’indiziato numero uno a lasciare il posto a qualche compagno (Brewer?).

L’idea che sul FORUM ci siamo fatti un po’ tutti è che quando la si mette sul piano fisico-atletico, scompariamo dal campo. Brutto segnale in ottica Playoffs. Prendendo spunto da un pezzo di Ian Begley della ESPN analizziamo qualche situazione in vista della seconda parte della stagione.

Innanzitutto uno sguardo alla difesa: nelle prime 9 partite, eravamo quarti come efficienza difensiva (punti concessi su 100 possessi) e sesti nella percentuale al tiro concessa agli avversari. Ora siamo rispettivamente alle posizioni 19 e 21. Woodson ha puntato il dito sull’esigenza di girare due viti in difesa nel secondo tempo, perchè è comunque inpensabile in un’ottica di 82 partite avere sempre la stessa intensità. Lo step nel secondo tempo è invece fondamentale.

Ultimamente sono stati gli esterni avversari a crearci i maggiori problemi, e si pensava che il rientro di Raymond Felton ma soprattutto quello di Iman avessero cambiato le cose. Sbagliato. Felton sembra più preoccupato a non rifarsi male al mignolo che a difendere, Shumpert perde spesso l’uomo sul pick-and-roll, ed intanto anche JR Smith ha iniziato a non tenere più i diretti avversari. Emblematica la gara con i Raptors, in cui a JR andavano via tutti i panchinari di Toronto, e nonostante sia stato il nostro miglior realizzatore partendo peraltro dal pino, il suo +/- recitava -13. Altro esempio la gara con i Clippers, in cui JR è uscito con le ossa rotte dal confronto con Jamal Crawford, nello scontro tra i due candidati principi al premio di miglior sesto uomo dell’anno. Inacettabile, se vogliamo provare a toglierci qualche soddisfazione, che a questo punto della stagione un giocatore chiave come si è rivelato Smith possa avere rendimenti simili. La vita notturna newyokese è tornata ad incidere sulla sua forma?

Un altro problema sono le assenze di Rasheed Wallace e Marcus Camby. Il primo è stato, a sorpresa, più determinante del previsto nei successi; il secondo praticamente non l’abbiamo mai visto. Sarebbe importantissimo recuperarli per avere copertura difensiva e rimbalzi quando Chandler siede in panchina, dal momento che Stat da 5 notoriamente garantisce attacco e poco più. Quando Tyson è in campo, siamo a +7.6 punti segnati rispetto agli avversari (sempre sui 100 possessi); quando non c’è, -2. Wallace (frattura da stress?) dovrebbe tornare ad allenarsi la prossima settimana, mentre Camby (fascite plantare) non si sa.

Con l’avvicinarsi della trade deadline sono arrivate le prime voci di possibili trade, se Glen Grunwald ritiene, in concerto con l’area tecnica, che si debba ritoccare qualcosa con quei pochissimi spazi di manovra che abbiamo. Pare che Phoenix si sia fatta sotto per Shumpert, proponendoci Jared Dudley. O che siamo interessati a firmare il tagliato Loius Amudson. O ancora voci di interesse per Luke Ridnour. Vedremo.

Quel che è certo è che questo team deve crederci. Se mai ci fossero problemi sorti dal rientro di Amar’e, è bene ribadire che l’ego dei singoli va messo davvero da parte a favore del bene della squadra ed al di là delle ovvie dichiarazioni di facciata. Banalità? Ecco Chandler – sibillino? – dopo la sconfitta contro i Raptors suonano:

“Ho detto ai miei compagni che non avranno molte occasioni in carriera in cui potranno dire di avere la possibilità concreta di vincere il Titolo. Io l’ho avuta una sola volta in carriera e quell’anno ho vinto. Ora noi ne abbiamo la possibilità. Tutti dovrebbero capirlo. Non possono rinunciare ad un’opportunità come questa perchè, se lo faranno, quando guarderanno indietro nella loro carriera, desideranno che le cose siano andate in maniera diversa. E per un atleta il rimpianto è la cosa peggiore che ci sia.”

Parole chiare che dovrebbero essere scolpite sulla lavagnetta dello spogliatoio.

Quanto al futuro, il calendario di febbraio presenta quattro partite tostissime, due in casa di Pacers e Raptors (visto il precedente…) e due al Garden contro Sixers e Warriors, poi il terribile mese di marzo, con 18 partite in 31 giorni, 6 back-to-back, viaggio ad Ovest. Si salvi chi può, GO NY GO!

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