Timidi miglioramenti, ma il trend resta al 50%

76ersKnicksUsciamo dalla pausa per l’All-Star Game con un 3-3 che, al di là degli avversari affrontati, conferma quel trend “da 50%” che è ormai la costante degli ultimi due mesi, ed ora il calendario si impenna con 10 partite in 16 giorni.

A parte la prima gara contro Indiana in cui ci hanno asfaltato, già dalla partita persa a Toronto si sono visti alcuni miglioramenti in difesa ed a livello di circolazione di palla. Il filotto di vittorie contro Sixers, Warriors (che erano in back-to-back e senza David Lee) e Wizards è stata una boccata di ossigeno prima della sconfitta casalinga contro gli Heat.

Finalmente Mike Woodson ha fatto una piccola variazione a livello di starting five, promuovendo titolare James White al posto di Jason Kidd. White ha sì giocato poco a conti fatti, ma Kidd da backup “puro” di Raymond Felton ha migliorato il suo rendimento, nettamente insufficiente da almeno un mese. Iman Shumpert ha pure giovato di questo cambiamento tornando nella sua posizione naturale di guardia. Il resto della gestione del nostro coach invece non mi convince più.

Prendiamo l’ultima gara contro Miami. Woodson ha dichiarato che nel finale ha deciso di fare a meno di Amar’e Stoudemire per andare incontro ai matchups avversari, perchè gli piaceva particolarmente quello Tyson Chandler-Chris Bosh. Per me ha sbagliato, in maniera decisiva. Intanto Bosh ha messo un canestro importante dalla linea dei liberi, e su quello quando un lungo esce e prende il tiro da lì c’è poco da fare, al di là del difensore. Kidd finalmente ha disputato un’ottima prima parte di gara (arrivava da 4/41 da 3, ha fatto 4/4 nel primo tempo, ed anche solo un 2/4 fa tutta la differenza del mondo) ma poi non ne aveva visibilmente più. Lì ci voleva Stat, con Carmelo Anthony su Lebron James visto che a ritmi bassi, con attacchi da metacampo, riesce a contenerlo – non ho scritto fermarlo – in penetrazione, costringendolo magari al tiro dalla media, che è sì affidabile ma non proprio la specialità della casa. Al massimo dietro trovava comunque due lunghi VERI in aiuto. Tra l’altro quando li abbiamo battuti a domicilio, ‘Melo era assente ed il titolare era Kurt Thomas.

Ci siamo invece consegnati al piano tattico “small ball” degli avversari. Amar’e a fine gara si è trincerato dietro ad un “coach decision”, ma non è la prima volta che Stat finisce in panchina nonostante stia facendo bene – con Washington non abbiamo cavalcato un parziale 8-0 con Stoudemire da 5, anche lì togliendolo a favore di Chandler ed i Wizards sono rientrati a -2 – e prima o poi potrebbe sbottare, con tanti saluti agli equilibri dello spogliatoio. Francamente non gli darei torto, perchè in una logica NBA è sempre un All-Star che fino ad ora si è messo al servizio del “progetto” ma, se lo merita, è giusto che resti in campo.

Personalmente poi le rotazioni continuano a non piacere. Steve Novak sta facendo molta fatica, non mette più una tripla importante da troppe partite, e se non mette quelle la sua presenza in campo è deleteria. Il trio Stat-‘Melo-Novak non dovrebbe mai essere in campo contemporanemente per ovvie carenze difensive, eppure Woodson insiste. Novak, battezzato, non allarga neppure più il campo per i compagni. Contro gli Heat alla fine del terzo quarto siamo andati da +11 a +4 quando invece potevamo contenere – se non andare a +15 ed iniziare gli ultimi 12′ avanti in doppia cifra, che magari non era determinante, ma aiutava. Contro Washington ancora nel terzo quarto abbiamo subìto un parziale di 16-2 aberrante: rotazioni fisse senza leggere la partita?

La rotazione nell’ultima gara è stata in pratica di SETTE uomini (contando quelli oltre i 12 minuti giocati), mentre la “ressurezione” di White ha messo fuori Pablo Prigioni, per un totale sempre di massimo nove uomini che vedono il parquet. Troppo pochi e sono curioso di vedere come nelle prossime due settimane gestiremo queste partite ravvicinate. Mettere in lista inattiva Chris Copeland per avere tra gli arruolati Thomas, Marcus Camby ed il nuovo arrivato Kenyon Martin (siamo al secondo decadale) che poi non vedono il campo mi lascia perplesso, perchè se Anthony si gira una caviglia Cope è l’unico che può giocare da ala piccola pura.

A proposito di letture delle gare: continuiamo a fare fatica nel difendere sugli esterni. Stephen Curry ha scollinato oltre quota 50, Bradley Beal ha sfornato il suo career-high. Ora, passi magari Curry che trovava il fondo del secchiello da ogni dove, ma su Beal va Felton, Shumpert su John Wall. Quando vedi che uno è on fire, cambia gli abbinamenti e dirottagli il tuo miglior difensore, no? Questi sono brutti segnali, soprattutto in ottica Playoffs quando dovrai cercare aggiustamenti in una serie al meglio delle sette gare.

La firma di Martin con la cessione di Ronnie Brewer ha per ora chiuso il discorso sul firmare appunto un esterno che sappia difendere – e se possibile che la metta da fuori – ma in giro chiaramente non c’è molto. Si è tra l’altro scelto di tenere a roster Rasheed Wallace, nonostante si sia operato al piede che lo ha tenuto fuori ormai da dicembre (vado a memoria). Scelta a mio modo di vedere rischiosa, perchè se è vero che ci vorranno 5 settimane di riabilitazione, quante poi per tornare abili per una partita NBA? I nomi che si sono fatti sono Delonte West e Raja Bell, ma andando più per esclusione e giusto per citare qualcuno che altro. Io speravo in Aaron Brooks tagliato da Sacramento, ma pare aver firmato per i Rockets a cifre che noi non possiamo offrire per via dei regolamenti salariali.

Restiamo purtroppo dipendenti oltremisura da JR Smith che se Kidd e Shumpert faticano diventa l’ago della bilancia. Se fa 3/13 e perde una mezza dozzina di palloni, chiaro che vincere diventa utopia.

La partita con Miami, che è quella dalla quale attendevamo forse i maggiori segnali al netto di tante parole, ha detto che è andato tutto secondo pronostico, i valori in campo si sanno, si può aggiustare qualche rotazione ma difficilmente il risultato finale. Il primo tempo ci ha forse illuso, ma la concentrazione e la determinazione mostrata non sono illusioni, poi è parso che quando loro hanno fatto sul serio l’hanno portata a casa.

Proprio sulla base di questo primo tempo, non so se in ottica 82 partite si può essere sempre concentrati e reattivi in difesa, però lo fossimo stati di più negli ultimi due mesi potevamo davvero arrivare secondi ad Est, invece ora il calendario è durissimo ed entrano in gioco anche discorsi come stanchezza ed acciacchi, con cui la concentrazione c’entra poco. Dovevamo mettere fieno in cascina quando si poteva, altro che “le flessioni ce l’hanno tutte le squadre” che è vero ma anche no, perchè se ci sono squadre con il record migliore del nostro un motivo ci sarà, a parte le ovvie forze in campo in quanto a talento.

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