Ad un passo dal tracollo e ritorno

KMartSiamo ufficialmente ai Playoff! Dopo la vittoria a Toronto ci siamo qualificati per la postseason con 15 gare di anticipo, sarà il terzo anno consecutivo e grazie alla successiva vittoria in casa sempre contro i Raptors sarà sempre il terzo anno consecutivo con un record superiore al 50%. Erano 10 anni che non si raggiungevano certi traguardi, il che la dice lunga sulla totale mediocrità che ha afflitto la franchigia nel decennio passato, roba da far “invidia” agli attuali Bobcats.

Sarà un caso, ma siamo risorti quando è arrivato Carmelo Anthony, che per la cronaca arriva ai Playoffs per la decima volta consecutiva, unico tra i giocatori in attività insieme a Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili ad averli sempre fatti in carriera carriera. Non ci porterà alla Terra Promessa dato che con LeBron James sarà dura trattare per i prossimi 6-7 anni, ma ci ha ridato una certa rispettabilità, un po’ come quanto accaduto a Denver, che dal suo arrivo nel Draft del 2003 passò da anni di Lotteria con 15-20 gare vinte a stagione ad essere un top team ad Ovest. Diciamo che questo ‘Melo è proprio fortunato ad andare a giocare in team che appena arriva lui di colpo e per fortuna risorgono…………….

Sembravamo ad un passo dal tracollo dopo le quattro sconfitte consecutive con 15 punti di scarto medio nel viaggio ad Ovest, ma incredibilmente siamo riusciti a vincere nello Utah una gara in back-to-back senza Melo, Chandler ed ovviamente Stat, ma con un Kurtone Thomas decisivo ed eroico (ha giocato con un piede rotto, in pratica) e poi, grazie anche ad un calendario facile contro avversari la cui season è già finita, abbiamo allungato la serie a quattro vittorie, riguadagnando il secondo posto della Eastern Conference ed allungando su tutti gli inseguitori, non diciamo da aver messo al sicuro almeno il fattore campo al primo turno, ma ora dipenderà soltanto da noi il seed con cui arriveremo al primo turno. Il margine, a 14 gare dalla fine, è buono su Chicago, Atlanta e Boston, mentre per il titolo dell’Atlantic Division sarà lotta sino all’ultimo contro i Nets, anche se abbiamo 2.5GB di vantaggio che non sono tante, ma meglio averle che no.

Ci aspettando 14 gare miste, 7 in casa e 7 in trasferta, avremo quattro gare con team da Lotteria, due impossibili fuori casa contro Heat e Thunder e otto scontri diretti, il nostro destino dipenderà esclusivamente da noi, speriamo soltanto di recuperare Tyson Chandler al 100% a cui questi 10 giorni di riposo potrebbero ridare linfa vitale, com’è stato per ‘Melo, che dopo il drenaggio del liquido dal ginocchio è tornato ad essere quello dei primi 2 mesi di stagione regolare.

Grande innesto Kenyon Martin, che si sta dimostrando un fattore, pensavamo fosse bollito invece resta un grandissimo giocatore, la sua energia, cattiveria, la sua conoscenza del gioco, aspetti che non finiscono sul tabellino, si sta dimostrando vitale per la squadra. Pensare di arrivare in post season con una coppia di lunghi Chandler-Martin è una garanzia di poter fare molto bene, anche se il reparto lunghi è carente, servirebbe almeno un corpaccione in ottica Playoffs (a meno di incredibili recuperi di Sheed, Amar’e e/o Thomas), perché pensare di dover giocatre troppi minuti con Chris Copeland e Steve Novak come lunghi fa venire i brividi.

Ci sarebbe Camby come cambio, ma il Marcus visto (poco) fino ad ora è un giocatore se non finito, quasi. Il problema è che non ci sono in giro lunghi da legna solidi per un 10-12 minuti di servizio: vediamo cosa inventerà Glen Grunwald prima della deadline per la firma dei free agent che possono essere ancora utilizzati a fine stagione regolare.

Da segnalare anche un Iman Shumpert in ripresa, molto più attivo rispetto a gennaio-febbraio, il ginocchio gli aveva dato qualche noia nella prima gara contro Toronto, ma l’MRI non ha rilevato nulla, potrebbe avergli garantito una maggior sicurezza per il proseguio della stagione, sapere di poter sopportare un’ po’ più di dolore che rientra nei parametri senza aver paura di vedersi di nuovo a terra con un brutto crack (un po’ come il pilota che ritorna in sella dopo una brutta caduta e solo dopo una nuova caduta senza conseguenze si sente in grado di rischiare oltre i limiti perché lo spavento di farsi male non esiste più); anche se in attacco fa ancora fatica, in difesa resta una peste, e va segnalato che in marzo tira col 45% da fuori, ormai è automatico nel piazzato dagli angoli.

Bene anche JR Smith (a parte la fesseria di segnare un canestro a 0.1 secondo dalla fine in un blowout contro Toronto che viola le regole non scritte del gioco) che dopo la tiratina di orecchio del suo “amicone” Mike Woodson in seguito al tiro sbagliato della possibile vittoria contro i Thunder gli aveva chiesto una maggior cattiveria e aggressività nell’andare dritto a canestro prendendosi dei falli: detto fatto, JR dopo quella gara viaggia a 6.4 liberi a gara mentre prima viaggiava sui 3.3, questa oltretutto in ottica Playoffs è una bella notizia perché si sa che in postseason i tiri dalla media-lunga tendono ad avere percentuali inferiori rispetto alla stagione regolare, ed avere un esterno che attacca il canestro e va in lunetta è spesso fondamentale.

Le prossime quattro gare prima di andare a Miami nella tana del lupo saranno a Boston, poi in casa contro Memphis, Charlotte e Boston: dopo queste quattro potremmo capire se l’appannamento di gennaio-febbraio sia stato fisiologico e quindi essere molto fiduciosi per i Playoffs, oppure se siamo sempre i soliti, con alti e bassi, senza quella continuità che nei playoff è fondamentale. Comunque nelle ultime 15 siamo 9-6 nonostante l’incubo del viaggio ad Ovest, la difesa è tornata ad essere di alto livello, mi sento di dire che ci serve soltanto avere una squadra sana nei suoi elementi chiave.

[Autore: London Ray]

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