Gara-1: Pacers 102, Knicks 95 – Indiana perfetta, serie subito in salita

Temevo questa gara-1 proprio per le energie mentali spese per eliminare i Celtics, sicuramente c’è stata un’influenza, ma Indiana ha giocato benissimo, con sicurezza e consapevolezza dei propri mezzi. Se si esclude il primo quarto, non c’è mai stata partita. L’intera stagione ci insegna poi che quando subiamo 100 punti non vinciamo mai. Si può recriminare qualcosa sull’arbitraggio (‘ste cose “lasciatele al calcio” però suonano stucchevoli, basta farsi un giro sui forum NBA americani), soprattutto per gli zero viaggi in lunetta di Carmelo Anthony per più di tre quarti di partita, ma le percentuali al tiro di JR Smith sommate a quelle dello stesso ‘Melo, la carenza di effort di Tyson Chandler e l’inutilità ormai da qualche gara di Jason Kidd, fanno la differenza in negativo per noi, a fronte di un match perfetto dei Pacers.

Inizio con i match-up che ci si aspettava: Melo-West nella metacampo Knicks, George su Anthony in quella Pacers, con Shumpert subito ad esplorare il miss match con West: all’inizio la mossa paga, poi però Iman si accontenta del jumper quando invece sarebbe da attaccare sul primo passo. Melo male, 0/4 ed un tutore alla spalla sinistra. Bene il solito Felton. Al primo timeout Mike Woodson va con il quintettone, esperimento che dura lo spazio di un “passi” di Anthony ed il secondo di Tyson lo panchina. DJ Augustin si iscrive alla serie con una tripla (io ‘sto qui lo temo). Il primo allungo è un 9-0 che ci fa chiudere il quarto avanti 27-22.

Secondo quarto con Chris Copeland dentro, ma in questo inizio è Augustin a tenere a contatto Indiana. Jason Kidd non segna un punto dal 24 aprile se non sbaglio, ed in campo è esitante. Prigioni pure, nonostante la fiducia mostrata da fuori in gara-6 contro i Celtics. Mike Vaccaro del NY Post fa giustamente notare via Twitter che “Every time Knicks offense breaks down its supposed to be Melos or JRs fault. But Prigioni/Kidd pass on many open jumpshots, requiring last-second heaves“.

Il piano partita di Woodson è far switchare West con George per avere l’accoppiamento di Melo con West, ma iniziamo a fare fatica, mancano punti dalla panchina. Male finora JR Smith (che ha fatto serata al club 40/40 con alcuni Nets appena eliminati dai Bulls…), mentre Indiana si porta avanti e va al riposo lungo avanti 52-46. Un secondo periodo da 30-19 è davvero un parziale importante, 30 punti concessi sono troppi, soprattutto per il modo – semplice – in cui li abbiamo subìti. Pacers, insomma, con un primo tempo impeccabile (51% dal campo e 55% da 3).

Si ricomincia poi sulla falsariga del secondo quarto, Indiana non sbaglia nulla in entrambi i lati del campo ed il vantaggio lievita in doppia cifra. ‘Melo non è ancora andato in lunetta, nonostante continui raddoppi – e mazzate – sotto canestro; in compenso, arriva il suo quarto fallo e deve andare ad accomodarsi in panchina. Arriva tranquillo il -12, loro vanno in lunetta, noi no. Boato del Garden quando finalmente arriva un fischio contro Hibbert!

Augustin ci castiga ancora, 15 punti in sette minuti fin qui e l’81-65 con cui si chiude il terzo quarto è una pietra tombale sulla gara, soprattutto conoscendo la difesa degli ospiti. Nel quarto ci proviamo con un 7-0 di Anthony, arriva il quinto fallo (offensivo su Hibbert nello smile…) e la spinta emotiva si spegne, soprattutto perchè di là non puoi difendere. Shumpert sul pino, Kidd dentro, Woodson dire “enigmatico” in queste cose è dir poco. Gli arbitri riequilibrano i falli, ma una difesa come quella di Vogel non regala un comeback da doppia cifra anche se di riffa e di raffa arriviamo ad un tiro di distanza dal -3.

Ora tocca non sbagliare gara-2 e riprenderci il fattore campo ad Indianapolis. Per Woodson c’è tanto da lavorare di aggiustamenti per riacciuffare questa serie. Decidere magari di andare con un altro big man scalando ‘Melo da 3, oppure provare ad andare ancora small con la speranza che i Pacers ci corrano dietro, anche se stasera ci siamo letteralmente stampati contro il loro muro difensivo.

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