Gara-2: Knicks 105, Pacers 79 – Spalle al muro arriva la reazione

Melo_IND_dunkQuando perdi la prima partita in casa sei già con le spalle al muro. I Knicks sotto pressione, invece, hanno mandato un segnale forte con una vittoria di blowout frutto di un parziale tra il terzo ed il quarto periodo che dice 30-2. Sì, TRENTA PUNTI fatti e soltanto DUE PUNTI subìti. Fin lì il match era filato via sulla falsariga di gara-1, se non fosse che un arbitraggio equo non aveva reso improponibile, stavolta, attaccare il ferro dei Pacers. Il +28, nudo e crudo, dice di una prova importante dell’attacco contro una difesa cinque stelle extralusso, ma al solito le nostre vittorie nascono da dietro: si è scavato il vantaggio nel momento in cui abbiamo girato un paio di viti in difesa, dato che comunque era dall’inizio che davanti facevamo bene.

Nei primi due quarti, infatti, Indiana ha giocato la sua tipica partita, mentre Mike Woodson non ha voluto alzare il quintetto neppure dopo i primi cambi. Spiace dirlo, ma Jason Kidd dà ormai veramente poco, eppure è in campo. I Knicks però mettono insieme un precoce parziale importante, 18-9, che li fa andare al primo riposo “corto” avanti di 9.  In attacco le cose sembrano più fluide, e la spicchia gira senza troppe ISO.

Quando Carmelo Anthony si siede in panchina per Chris Copeland, arriva il massimo vantaggio New York, +11, guidato da Iman Shumpert che scalda le mani degli spettatori con una dunk su un rimbalzo offensivo con l’esplosività che pensavamo aver perduto. Indiana però in attacco continua a macinare il proprio gioco fatto post e di tanto equilibrio tirando con il 59%. Rientra ‘Melo, David West capita su di lui ma arriva il jumper invece che la penetrazione: Vogel si frega le mani come in gara-1 ed i suoi rientrano, frutto anche di più di 5 minuti con il bonus a favore. Riposo sul 47-42.

L’inizio del terzo quarto coincide con il primo vantaggio di Indiana: troppi i punti concessi in the paint, Woodson continua a tenere un quintetto basso e Kidd passa un paio di buoni tiri. Da uno switch West-George arriva però la giocata forse decisiva, quella che suona la carica: West appunto finisce su Anthony che questa volta si butta dentro. Arriva l’aiuto ma i 110 chili di ‘Melo, dopo essersi bevuti West, si abbattono sul Pendergraph per una prepotente schiacciata più fallo. Il Garden ha un fremito e di lì inizia l’effort difensivo che porta finalmente Tyson Chandler ad essere un fattore (alla fine prenderemo due rimbalzi in più degli avversari dopo i -14 della precedente sfida), mentre gli esterni pressano sul perimetro.

I Pacers iniziano a perdere fluidità e “maniglie”, si entra nell’ultimo quarto e Pablo Prigioni mette 5 punti consecutivi per il +11. Vogel chiama timeout, ma al rientro in campo è Anthony a prendere letteralmente fuoco e guidare i suoi all’interno del parziale 30-2 che decide la gara. Gli ultimi cinque minuti sono formalità e garbage time.

JR Smith ha fornito una prestazione ancora senza acuti (anzi è 7/30 nella serie), mentre importantissimo è stato Prigioni. Con Raymond Felton sui suoi standard da “Playoffs 2013” e Kidd e Steve Novak non pervenuti (Novak nel garbage time, chiaramente orami considerato a ragione inadatto alla post season), serve qualcuno che elevi i suoi standard o regali qualche giocata importante. Prigioni, appunto, l’ha fatto nel momento più importante della gara. Benissimo anche Shumpert. Anthony ha offerto una prova degna della sua fama (anche se per tanti la sua “fama” da Playoffs è poca cosa), con percentuali al tiro finalmente dignitose (50% per 32 punti conditi da 9 rimbalzi), ma soprattutto si è caricato sulle spalle la squadra nel momento topico nel parzialone decisivo nonostante quella… spalla in disordine – lo staff medico sa solo quanto.

La reazione che ci auguravamo, insomma. Galeotta fu quella gara-1, ma evidentemente le famose energie mentali “sprecate” per eliminare i Celtics – ribadisco – andavano recuperate. Non sarà facile riprendersi il fattore campo perchè Indianapolis è un campo tosto, tostissimo. Vedremo.

 

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