Gara-6: Pacers 106, Knicks 99 – A casa a testa alta

Quando sei a +3 e quasi 100 punti segnati a cinque minuti dalla fine a casa della difesa dei Pacers nonostante TRENTA liberi tentati in meno, cosa vuoi dire, aggiungere, o commentare? Andiamo a casa a testa alta considerando i limiti di questo roster e staff tecnico, mentre Indiana va meritatamente avanti, e con un metro arbitrale simile può tranquillamente aspirare ad arrivare in fondo, anche se dubito che a South Beach ci saranno regole NFL da una parte e da WNBA dall’altra, per il solito discorso credibilità (e non di complotto biscardiano, sia chiaro) che ho già affrontato giorni fa ed affronterò in chiusura.

Partiamo maluccio, 13-7 per i locali, 7-0 a rimbalzo, e subito in bonus a 6:36 dalla fine del primo quarto. West usa sempre il gomito come gli aggrada, in Florida credo glielo taglieranno: aspettiamo fiduciosi. Pablo Prigioni però, battezzato, ci regala il primo pareggio con due bombe per il 17 pari. Arriva un potenziale gioco da 4 punti di George per un “fallo” di Carmelo Anthony, ma gli Dei del basket optano per il “Ball don’t Lie” ed il 24 in canotta bianca sbaglia il libero aggiuntivo. Proprio Melo ci tiene successivamente a galla, così restiamo a contatto ed entriamo nel secondo quarto con Amar’e Stoudemire e Chris Copeland in campo a dare un discreto contenuto. Anche qui solo gli Dei sanno quanto uno Stat sano sarebbe servito per dare fastidio ai lunghi avversari, a questi lunghi, alla faccia delle convivenze con Melo, it’s playoffs time baby, qui si gioca a metacampo, sporchi e cattivi, e con una credibilità – ancora! – da giocatore importante di post. Purtroppo però anche Mahimi ha più… credibilità di Stat, oggi, ed Indiana vola a +6, mentre il differenziale a rimbalzo – il vero problema di questa serie – dice già 19-6 per la squadra di Vogel.

JR Smith intanto ci regala un disastro dopo l’altro, 1/6 dal campo e due palle perse di cui una in cui molto probabilmente pensava ad Instagram e Rihanna. Dopo un ennesimo fallo a rimbalzo fischiato ai bluarancio, arriva il primo tecnico ed il +10 Pacers, che solo un Melo da 20 punti in 20 minuti riesce a tamponare. Primo tempo 55-47 per i padroni di casa.

La ripresa delle ostilità vede sempre “Anthony vs tutti”, il Nostro scollina oltre quota 30, scarica bene dai raddoppi ma JR scheggia appena il ferro con due metri di spazio. Continua intanto a piovere non solo fuori da casa del sottoscritto, ma pure ad Indianapolis sotto forma di fischi ad indirizzo dei “contatti” dei Knicks. Non è tanto il libero in sè perchè comunque i Pacers attaccano il ferro, ma i falli lontano dalla spicchia, il gomito che si allarga sanzionato per dire a Prigioni e non a Hill, o a Melo ma non a George, oppure ancora i falli sui rimbalzi, e di conseguenza una squadra sempre in bonus mentre l’altra fa una fatica pazzesca ad attaccare – e difendere. Impossibile scavare parziali, se non vedendo la Madonna…

… e la Madonna la vede Iman Shumpert! Tre bombe consecutive, poi finalmente anche una di JR per il pareggio, mentre dall’altra parte quell’omone di Hibbert va a terra ad ogni minimo contatto, creduto dai grigi. Shumpert però non è d’accordo e ne mette un’altra da fuori. Da lì poi Woodson andrà con Copeland-Melo-Chandler e Shump non vedrà più il campo (mah!). Partita in parità, i Knicks ad un certo punto sono 8/9 da 3 nel secondo tempo! Si va anche a +3 a 5′ dalla fine grazie a Copeland, poi arriva il 92 pari in cui due sono le giocate decisive: Hibbert stoppa Melo (e dall’altra parte punisce Stephenson), e ad Anthony viene fischiato un offensivo (ed ancora Stephenson per un gioco da 2+1). Da lì in poi è confusione, sempre Melo perde due palle sanguinose (oltre ad aver sbagliato cinque dei suoi ultimi sei tiri, così come complessivamente i Knicks hanno sbagliato 12 degli ultimi 18 tiri tentati) ed Indiana chiude con un parziale di 16-7 che inizia proprio dalla stoppata di Hibbert.

A casa a testa alta, ripeto. Indiana passa meritatamente perchè più squadra da Playoffs, perchè allenata meglio e per altre mille piccole cose. A voler essere onesti, è esattamente la squadra per la quale vorrei fare il tifo: collettiva, ruoli ben definiti, classici, old school. Però i Pacers hanno potuto impostare la serie sul metro difensivo che più gli aggrada perchè gli arbitri glielo hanno concesso, mentre se i Knicks provavano ad alzare il volume della radio venivano sanzionati. Anche qui ripeto: nessuna congiura, questa è l’NBA basata su credibilità presunte (o tali) difficili da estirpare, noi siamo invece – nell’immaginario collettivo di questa macchina da soldi che è la Lega di David Stern – un jump shooting team senza credibilità difensiva o quando attacchiamo il ferro. Trame – non su chi deve passare il turno, ribadisco nessun complotto, ma su come si deve giocare sul parquet – che sembrano scritte più a livello di wrestling che non di pallacanestro, ma tant’è.

Dal canto nostro, paghiamo i pessimi Playoffs di Tyson Chandler e Smith. Per il primo c’è l’alibi dell’infortunio al collo che i PR-Pravda dei Knicks non hanno mai chiarito del tutto. Dal modo in cui ha patito Hibbert a dispetto del passato, gli lasciamo il beneficio del dubbio. E’ che Tyson è (sarebbe) uno dei nostri “Big-Three”,  e con Stat ai box è chiaro che il suo rendimento diviene ancora più importante. Stanotte 2 punti e 6 caramboile, troppo, troppo poco dopo i 4 rimbalzi di media delle prime tre gare.

Per Smith le attenuanti non esistono. Vita notturna (vera o presunta,) non mi interessa, sono professionisti e come tali dovrebbero comportarsi, ma personalmente li giudico per quello che vedo sul campo. Dalla gomitata a Jason Terry è stato l’ombra di quel giocatore che ha vinto meritatamente il premio di miglior sesto uomo dell’anno. D’altro canto però, se JR non fosse JR non sarebbe da noi a certe cifre.

Bene complessivamente Raymond Felton – ha fatto quello che ci aspettiamo da lui per tutti i Playoffs, anche se ha sbagliato questa gara-6 -, così come Shumpert che più giocava e più stava ritrovando forma, timing e tutti gli intangibles che lo aveva reso così popolare tra noi tifosi nel primo anno da rookie. Bene pure Copeland quando chiamato in causa. Jason Kidd delusione totale a livello del Mike Bibby dello scorso anno.

Su Anthony che dire, è il nostro miglior giocatore e come tale ha giocato (stanotte 39 punti e 7 rimbalzi). Non mi aspetto di certo che sia Lebron James che prende Cleveland e la porta in Finale. Mi aspetto quello che ho visto, stop. Se poi intorno a lui tutti tirano con il 20%, hai voglia a criticarlo per le ISO. Anche qui non è questione di dare colpe ad altri per non darle alla “Superstar”: è che anche Kevin Durant è andato a casa in Semifinale di Conference perchè non è LeBron, ma uno scorer alla Anthony. Nessun scandalo.

Qui forse entriamo nel campo dello staff tecnico, ma pure qui siamo sempre a livello di aspettative, e da Mike Woodson mi aspettavo questo: ci abbiamo messo quattro gare per capire che Kidd non doveva più vedere il campo (invece il “purgato” in Gara-4 per il tentativo di andare “big” è stato Prigioni), che intorno a Melo serviva gente con punti nelle mani (Copeland), che i raddoppi ai loro lunghi erano inutili perchè anche se da fuori sono mediocri con due metri di spazio pure io inizio a metterla, e chissà quante altre cose che un occhio non da tecnico come il mio non ha notato.

Eh vabbeh anche per quest’anno è finita, GO NY GO sempre e comunque!!!

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