Una stagione in linea con le aspettative

Smaltita la delusione per l’eliminazione eccomi qui a tracciare un bilancio della stagione appena conclusa. Sgombro subito i dubbi: ritengo quest’annata in perfetta linea con le aspettative della vigilia post infortunio di Amar’e Stoudemire, anzi se vogliamo addirittura superiore. Vediamo il perchè.

Personalmente ritenevo il roster messo insieme dal GM Glen Grunward potenzialmente da secondo/terzo posto ad Est e da Finale di Conference, prima di infrangersi contro Lebron James. Per arrivare a tanto, però, i pianeti si sarebbero dovuti allineare, ossia i nostri “Big Three” trovare le giuste convivenze sui 28 metri del campo. Con l’infortunio di Stat e l’utilizzo di Anthony da ala forte abbassai le aspettative ad un quinto/sesto posto e massimo un turno di Playoffs superato.

Arrivando comunque secondi – posto molto probabilmente occupato dai Bulls se Derrick Rose fosse rientrato – mi sento di dire che in regular season abbiamo sovraperformato. Uscire contro i Pacers strutturati alla perfezione per la post season vuol dire invece aver performato il giusto, per così dire. I record, le statistiche ed i numeri messi insieme quest’anno, a New York non li vedevamo da 13 anni, se non addirittura da stagioni ancora più lontane, come quella del 1994. Abbiamo rivinto l’Atlantic Division dopo 19 anni, 11 allenatori, 6 general manager e 3 proprietari. Negli ultimi 3 anni abbiamo avuto, stagione dopo stagione, dei miglioramenti costanti. Ricordo tra l’altro che in campo ci sono anche gli avversari, e non dipende tutto da noi.

Alla luce del mio ragionamento non ho molto da imputare a questa squadra, staff tecnico compreso. Mike Woodson lo conosciamo, dalle ISO alla lentezza degli aggiustamenti. Dispiace per gli orfani di mike d’antoni (rigorosamente scritto minuscolo) ma i risultati sono dalla sua parte, “carta canta” come si suol dire, ed i tanti infortuni sono un alibi se qualcuno lo volesse accusare di qualcosa, perchè appunto conoscendolo non si può pretendere da lui di più – non è Doc Rivers, per dire.

Ci siamo guadagnati la fama di jump shooting team (anche se in difesa eravamo meglio di quello che si diceva), con quello siamo arrivati secondi e con quello siamo morti nei Playoffs, sovrastati dalla fisicità a rimbalzo ed in difesa di Indiana e dalla poca credibilità agli occhi dei grigi. Eppure, i presupposti per essere una squadra tosta sotto le plance c’erano tutti. Dal pino sarebbero usciti Marcus Camby (9 rimbalzi di media nell’annata precedente, non due lustri fa), Kurt Thomas e Rasheed Wallace a tappare i buchi. La batteria lunghi sembrava all’altezza. Come sia andata lo sappiamo tutti: il primo non ha praticamente mai giocato per colpa della fascite plantare, mentre gli ultimi due si sono ritirati durante la stagione.

Lo stesso di Woodson si può in un certo dire per Carmelo Anthony. A quasi 30 anni ha vinto per la prima volta in carriera il titolo di caponannoniere della Lega, ha segnato più di tutti in un contesto vincente, in un contesto che è arrivato secondo nella Eastern Conference. Ha giocato – controvoglia, giova ricordarlo – da ala grande, ha preso botte tutto l’anno senza avere la tutela da parte degli arbitri che altre Superstar hanno. E’ stato fuori per l’acqua ad un ginocchio e si è presentato ai Playoffs con una microfrattura ad una spalla. Ecco magari il costo di giocare troppo vicino al canestro e marcare gente più grossa, alla faccia di “Melo è un’ala grande”. Ecco il prezzo pagato alla small ball.

Non è Lebron? Altra bella scoperta, come con Woody. Anche Melo ha fatto esattamente quello che da lui mi aspettavo: segnare. Di nuovo, non mi aspetto che prenda una squadra e la porti di peso in Finale come appunto James con una Cleveland qualunque. Francamente a me va bene così, va bene quello che mi ha dato, perchè ripeto mi aspettavo esattamente quello…

… perchè quello che è mancato nel momento topico della stagione è il supporting cast (ma mentre a Kevin Durant, viene perdonato il record senza Russell Westbrook, a Melo invece viene rinfacciato il record perdente in post season). Da dove iniziare?

Partiamo da Tyson Chandler. Stagione così così, pareva sempre al risparmio. Quando però in difesa serviva azare il volume della radio, c’era. Ci siamo accontentati, dunque. Si ci aspettava però un’impennata di rendimento nei Playoffs che invece non è arrivata, probabilmente causa anche qui di un infortunio al collo (protrusione discale a livello cervicale). Roy Hibbert lo ha ridicolizzato, ma anche le medie a rimbalzo di almeno un altro paio di Pacers gridano vendetta e non gli fanno fare una gran figura. La scorsa stagione lo ritenni l’MVP della squadra, quest’anno secondo me ha complessivamente deluso, anche per via di un paio di uscite infelici sulla stampa in cui ha accusato i compagni per la scarsa circolazione di palla quando lui chiaramente stava sottoperformando.

JR Smith dopo aver meritatamente vinto il premio di miglior sesto uomo dell’anno è sprofondato dopo la gomitata a Jason Terry in gara-3 della serie contro i Celtics. Fin lì era stato il nostro Dwayne Wade, inteso come il terzo “Big Three” vista l’assenza di Amar’e. JR però è questo, altrimenti non sarebbe a New York a certe cifre ma prenderebbe altrove il massimo salariale o giù di lì. Si è parlato molto di vita notturna, cocaina, Rihanna. Il problema – ma forse è giusto così – è sempre il solito: vinci, ti viene perdonato tutto; perdi, allora i nodi vengono al pettine. E’ stato il primo giocatore nella storia NBA a tirare sotto il 40% in 8 gare di Playoffs consecutive con almeno 10 tiri tentati a partita. Anche qui c’è un beneficio del dubbio, dal momento che pare aver giocato pure lui il finale con l’acqua in un ginocchio.

Il resto è anche qui in linea con le aspettative: Raymond Felton ha guidato bene la squadra in cabina di regia per tutta la stagione, fatto salvo un periodo a gennaio-febbraio prima di fermarsi per un infortunio in cui giocava sopra il dolore e chiaramente la sua forma era sì e no al 50-60%. Ha toppato l’ultima partita della serie contro Indiana, ma francamente non mi sento di tirargli la croce addosso. Iman Shumpert è forse rientrato un pochino prima del previsto, complice il calo avuto dalla squadra ad inizio 2013, ma più giocava e più sembrava entrare in forma. Nel periodo di riabilitazione ha lavorato molto sul tiro in sospensione quasi da renderlo affidabile. Nelle ultime partite però questo rientro anticipato ha presentato il conto, chiudendo contro i Pacers con il ginocchio operato gonfio come il pallone a spicchi. Bene così.

Pablo Prigioni, il “rookie” più vecchio della storia, ha dato un contributo inaspettato, ben superiore a quello di Jason Kidd, una vera delusione. E’ vero che con tre giocatori a libro paga che ti occupano tutto il cap devi andare di veterani o di gente dal marciapiede, ma il buon Jason ha fatto la figura del Mike Bibby stagione 2011-12. Woodson purtroppo ha continuato a puntarci su, forse più per questioni di loyalty che non credendoci davvero – altro limite di questo coach, tattica comunque che con JR ha funzionato alla grande – e contro Indiana ha avuto il coraggio di escluderlo troppo tardi, dopo sette partite in cui non aveva più realizzato un singolo canestro.

Tra gli uomini “da marciapiede” ricordiamo Kenyon Martin in una forma che c’è davvero da chiedersi come mai sia stato a spasso fino a marzo, e Chris Copeland, pescato a svernare in Belgio ma con punti pronti nelle mani anche se imbarazzante dietro.

Male invece Steve Novak: semplicemente inadeguato ad alti livelli, quando hai quelle frazioni di secondo in meno per liberarti e rilasciare il tiro. Quando poi in difesa non dai nulla, ecco allora che diventi un debito ed il plus/minus è impietoso e per una volta veritiero.

Per parlare del futuro avremo invece tempo, ci aspettano cinque mesi di off season. Quel che pare certo è che non si saranno grossi stravolgimenti a livello di roster perchè non abbiamo margini di manovra sul mercato almeno per due anni, fino alla scadenza dei tre maggiori contratti. Uno dei nodi principali sarà cosa fare con Smith. Chiaramente se qualcuno gli offrirà la luna, partirà. Altrimenti sarà il caso di rifirmarlo? Per il resto, solito ricorso al mercato dei free agent da minimo salariale o giù di lì, con la speranza che Stoudemire risolva i guai al ginocchio, anche se più che speranza serve un miracolo. Uno Stat da 16/18 punti che mi garantisse 60 partite l’anno più Playoffs aggiunto a questo roster farebbe tutta la differenza del mondo.

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3 commenti

  1. Francesco

     /  2 giugno 2013

    Anthony non gioca controvoglia da ala grande, è’ il ruolo che preferisce. Non si tratta di ala pura cmq; lui vuole liberta di azione, ma questo implica la non presenza di un 4 puro. Vedi anche il dualismo con Stat. E’ stato il miglior realizzatore proprio giocando così quest’anno.

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    • SkydAnc3R

       /  2 giugno 2013

      Ad inizio anno aveva espresso più di un dubbio sul giocare ala forte quando si è saputo che Stat sarebbe rimasto fuori. Ai playoffs poi siamo andati troppo sotto con lui da PF. Per il ruolo di SF è un rimbalzista sopra la media, per il ruolo di ala grande è un mediocre rimbalzista. Senza contare le troppe botte che prende giocando sotto in maniera costante. Il premio di scorer lascia il tempo che trova se poi vieni schiantato in post season. Comunque secondo me non è questione di avere o non avere in campo un 4 “puro”, ma di averne uno “adatto” ad Anthony, che non gli occupi l’area ma che magari anzi gliela apra con un jumper dalla media.

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  2. Francesco

     /  3 giugno 2013

    Ha stentato in gara 2 e 3(giocando da 3) contro indiana, ci stava con quella difesa lì(unica direi). In gara 6 George, ottimo difensore, non l’ha visto. Secondo me Miami(se passa) e S.Antonio non l’avrebbero messo in difficoltà come Indiana. Siamo usciti perchè in gara 6 Chandler ha fatto solo disastri! L’errore cruciale è stato perdere gara 1. Cqm poi si può discutere se sia meglio da 4 o da 3. Secondo me da 3 rende leggermente di meno. Se lui preferisce fare la pf, allora meglio un ala alla george o alla artest, per garantire la difesa e rimbalzi che lui non fa. Shumpert non mi ha convinto. Con questo tipo di ala la squadra sarebbe abbastanza equilibrata. Se Stat il prossimo anno non viene in qualche modo mandato via,allora sicuro Anthony giocherà da 3.

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