Dopo 14 anni Ron Artest torna a casa

Da St. John’s nel Queens al Madison Square Garden di Manhattan: la strada è stata molto più lunga di quella che dice la cartografia. Ci sono voluti infatti ben 14 anni per riparare all’onta di quel maledetto draft del 1999 in cui selezionammo Frederic Weis prima di lui, ma alla fine ce l’abbiamo fatta a riportare Ron Artest – oggi Metta World Peace – a casa sua. Biennale da $3M (quindi tutta l’eccezione salariale rimanente usata) di cui il secondo anno player option. Lui, newyorkese proprio del Queens, che meglio di tanti altri prodotti locali incarna il vero spirito newyorkese su come si debba stare su un campo da basket, senza mai arretrare di un passo, sbucciandosi le ginocchia e scadere in qualche eccesso di troppo.

La frase migliore però ce l’ha forse regalata il giocatore pochi minuti dopo che la notizia della firma si è sparsa in giro per la rete: “Sono felice che non mi abbiano scelto nel ’99. Non ero pronto per New York, e con tutta probabilità non mi sarei potuto ritirare da Knickerbocker“.

Troppo romanzo? forse, ma oggi ci sta tutto.

Tecnicamente è quello che serviva ai Knicks, l’ala perfetta da affiancare a Carmelo Anthony se, come sembra, Mike Woodson continuerà a schierare Melo da 4, e leggendo ad oggi il roster è pure la soluzione più logica. A più riprese sul forum abbiamo invocato il prototipo del giocatore che è Artest una volta chiara la situazione-Stoudemire. Oggi è realtà.

Personalmente nutro pochi dubbi anche sul nostro potenziale rispetto allo scorso anno: Abbiamo perso Kidd, Copeland, Camby e Novak; abbiamo aggiunto Bargnani ed Artest. Mancano ancora un play ed almeno un lungo VERO, ma ora che abbiamo coperto un importante buco possiamo concentrarci sul resto – consci comunque dell’ancor più ristrettezza che ci dà ora l’esserci giocata l’eccezione salariale rimanente. Calma e gesso però, da qui ad ottobre ci potrebbero essere tagli da parte di altre squadre per noi interessanti. Tra l’altro spezzo di nuovo una lancia a favore del nostro GM Glen Grunwald che ha di nuovo migliorato il roster, per ora non ha ancora sbagliato praticamente una mossa, ma passa sempre sottotraccia pagando probabimente la brutta fama newyorkese di una franchigia che spende senza criterio, colpa delle precendenti gestioni ma soprattutto della proprietà della famiglia Dolan.

PS: scusatemi ma io a chiamarlo Metta World Peace proprio non riesco.

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