Carmelo Anthony tra avidità, business e… ah sì, pallacanestro

“Voglio diventare free agent. Penso che tutti in NBA sognino di diventarlo almeno una volta nella vita. E’ come avere un periodo di valutazione, come andare in palestra davanti a tutti gli allenatori, i proprietari, i general manager pronti a giudicarti. Quindi sì, voglio vivere questa esperienza”. Parole e musica di Carmelo Anthony, non di un Rashual Butler qualsiasi (che mi avrà fatto il povero Rashual, poi…).

Partiamo subito con il rimarcare un concetto: a ‘Melo econonomicamente conviene restare ai Knicks. La differenza tra un massimo salariale qui rispetto ad un’altra franchigia è infatti più di 30 milioni di dollari (più o meno 128 contro 95). Il rinunciare a qualcosa – il perchè dovrebbe farlo lo vedremo dopo – sta, proporzionalmente e comunque, in quella forbice. La domanda, anzi le domande, sono dunque altre.

Posto che sapevamo tutti che sarebbe diventato free agent per guardagnare di più, mi chiedo quale sia il senso di queste frasi – condite anche da “Oggi sono un Knick, domani chissà” – alla vigilia di un’importante stagione. Desiderio di mettersi sotto i riflettori (come se non ci fosse già abbastanza, giocando a New York)? Farsi dire “quanto sei bravo, noi ti vorremo sempre e comunque” dai tifosi? Spillare ogni fottuto cent che il regolamento permette a James Dolan? Teme che il proprietario non gli offra il massimo (come se tutti non sapessimo che l’owner glieli darà, eccome)? Andare in una squadra che possa mettergli a disposizione un roster migliore?

Sarò un inguaribile idealista, ma proprio perchè “tutti sapevamo”, poteva starsene zitto ed uscire dal contratto a tempo debito senza clamore, soprattutto dopo aver già forzato la mano nella trade con Denver, ma si sa la riconoscenza non è di questo mondo.

Approfondiamo le cifre prendendo spunto da questo interessantissimo articolo:

In year one of his new deal, Anthony can earn 105 percent of his 2013-14 salary. So, the first year (2014-15) of his new contract would pay $22.457 million (105 percent of $21.39 million).
Because the Knicks own Anthony’s Bird rights, they can increase his salary by 7.5 percent of his first year’s salary, and 7.5 percent of $22.457 million is $1.684 million. If they give him the maximum raise, his yearly salaries would be as follows:

2015-16: $24.141 million
2016-17: $25.825 million
2017-18: $27.509 million
2018-19: $29.193 million

Yes, you read that correctly. During the fifth and final season of a potential new max contract, Anthony would make over $29 million. He would celebrate his 34th birthday on May 29th, 2018, a few months prior to the start of that final season.

Ribadisco: ovunque andrà, guardagnerà meno. Se vorrà provare a vincere, dovrà lasciare sul piatto qualcosa per permettere più spazio di manovra al general manager. Dove si ferma l’avidità ed inizia ad essere una questione sportiva? Ad oggi non è dato a saperlo, ma se dovessi scommettere lo farei su 100% di avidità e zero questione sportiva. E’ un businness, chiaro, però lo è anche per le franchigie – ma la Grande Mela è un mondo a parte anche in questo caso. In un mondo perfetto dovrebbe più o meno andare come prospettato da London Ray sul forum:

Fossimo una franchigia seria andremmo da Melo a dirgli “non uscire dal contratto nel 2014, esci nel 2015 e poi valutiamo cosa succede sul mercato, se non riusciamo a prendere grossi nomi allora ti diamo il massimo, se riusciamo a prendere dei grossi nomi allora fai un sacrificio e abbiamo un team da Anello”.

L’alternativa? sempre una franchigia seria, se Melo vuole uscire dal contratto nel 2014, si guarderebbe intorno e se a febbraio la situazione è quella di un team da Playoffs e massimo un secondo turno se i pianeti si allineano, opterei per la cessione (Lakers?) prendendo indietro contrattoni in scadenza a breve, scelte future, giovani interessanti e finestra sulla free agency 2015 e 2016. Melo è un gran giocatore ma col nuovo regolamento dare un contrattone del genere ti uccide.

Parliamoci chiaro: dal lato Knicks che senso avrebbe strapagare l’uomo franchigia che, accettando, implicitamente ammetterebbe di non voler provare a vincere per davvero? A mio parere, dare il massimo ad Anthony sarebbe buttare via il lavoro fatto da Walsh e dallo stesso Grunwald dopo i danni di Scott Layden e Isiah Thomas, il ritorno ad un passato che credevamo chiuso almeno per una decina d’anni, se è vero che tutti i contratti a roster sono in scadenza nel 2015.

Purtroppo però siamo a New York, appunto. Dolan ci guadagna anche quando la franchigia è perdente e via con tutta la (solita) solfa del perchè non si vince da 40 anni e perchè alla Cablevision sta bene così. E’ opinione diffusa, tra l’altro, che Dolan gli darebbe il massimo anche domani, per questo ha preso Steve Mills scalzando il più morigenato e competente Glen Grunwald.

Il giocatore, in tutta la questione, ha ovviamente dei margini di manovra. Il problema è se vorrà usarli. Stento a credere che i piani alti degli Heat abbiano dovuto lottare per convincere i “tre amigos” ad accettare meno del massimo per far quadrare i conti; chiaramente giocatori (ed agenti) hanno giustamente e consciamente maneggiato la cosa con mentalità da vincenti.

Chiudo con un’ultima valutazione, sul fatto di credere o meno che i Knicks siano in grado di costruirgli una contender. Come detto, se vuole un roster competitivo, deve lasciare soldi nel piatto, ovunque. Quando è andato via da Denver, ha rinunciato a qualcosa dando quindi a New York più margine di manovra? No. Ecco, auguri. Perchè “Ti lascio la scelta: puoi avere i soldi e le martellate oppure andartene da qui, ma non entrambe le cose”:

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