Tyson Chandler fuori 4-6 settimane: e adesso?

E’ sempre più duro essere un tifoso Knicks, perchè quando piove, stai pur certo che grandinerà. Tyson Chandler dovrà restare fermo dalle 4 alle 6 settimane per una frattura del perone causata da uno scontro con Kemba Walker. Stagione andata? Si possono regalare i $20 milioni di Stat, ma anche Tyson è davvero troppo, considerando che potrebbero volerci solo 40 giorni per la guarigione, senza contare quindi riabilitazione ed il tornare in forma a livello NBA. Il rischio è rivederlo non prima del 2014, con magari 30 partite giocate e chissà quale record.

Urge firmare subito un lungo – attivando intanto Cole Aldrich -, tagliando il fratello di JR, Chris Smith. Jeremy Tyler non è ancora pronto, anche lui alle prese con una riabilitazione, ci vorranno ancora tre settimane. Ovviamente non sarà lui il salvatore della patria, ma a questo punto possiamo anche permetterci una scommessa come lui, provandolo a sviluppare se l’andazzo che prenderà la stagione sarà negativo. Tra l’altro se arrivassimo fuori dai Playoffs e per assurdo prendessimo la scelta numero uno al Draft 2014, questa appartiene ai Nuggets, retaggio della trade-Melo.

Più probabile si vada su Ike Diogu, ultimo tagliato del training camp. Oppure James Dolan andrà di trade ‘farlocca’, al solito come mossa avventata e dettata dalla disperazione? E qual’è l’unico nostro asset? Iman Shumpert. Cederemmo l’unico futuribile per chi poi, qualche lungo scontento di media forza. Meglio non pensarci.

Nell’immediato si prospetta Andrea Bargnani da 5 ed il doppio play, quindi Pablo Prigioni  in quintetto, o almeno questo ha fatto trapelare la ESPN. Metta World Peace in quintetto, no eh?

La stagione non è comunque iniziata nel migliore dei modi, un 1-3 che va al di là del dato negativo in sè. Si sta giocando male, malissimo.

Woodson nella prima partita ci ha propinato il doppio play ed uno starting five identico allo scorso anno, è già qui viene da chiedersi cosa serva il training camp e la preaseason se siamo fermi a soluzioni vecchie, scoutizzate e non prive di falle già lo scorso anno. Tanto valeva trovarsi la sera prima e via. Benissimo il primo tempo, malissimo il terzo quarto (anche qui una costante della gestione Woodson). L’abbiamo portata a casa di talento, perchè più forti, ma con il doppio play sappiamo già che contro le guardie atletiche faremo di nuovo fatica. Emblematici gli switch sotto canestro dei piccoli sui loro tagli: Iman (da ala piccola) e Felton switchano, Felton resta contro Butler spalle a canestro ed arrivano due facili. Vabbeh.

Poi la seconda gara, e perdere di 1 a CHI in back-to-back giocando in maniera pessima non è poi male, ma il problema è la gestione del finale, perchè dove vogliamo andare se down the stretch abbiamo come unico set offensivo il fade away dalla linea di fondo di Melo a bassissima percentuale realizzativa? per non parlare dell’ultima azione, perchè bisogna essere onesti: Woodson ha fatto fare alla squadra quello step dal nulla d’antoniano a 2 anni di crescita costante, e ad una stagione che non vedevamo da 13 anni. Però ora serve un altro step, che lui non è in grado di farci fare, ma lo sapevamo che come schemi d’attacco è un allenatore nettamente sotto media (non a caso Walsh l’aveva affiancato a D’Antoni come coach per la difesa).

La gara di Chicago ed in particolar modo l’ultima azione è emblematica e purtroppo non era la prima e non sarà l’ultima. Qui siamo ormai ad Anthony che riceve a centrocampo, deve partire del palleggio, e se va dentro sono in quattro ad aspettarlo. Così spara da 3 quando bastavano 2 punti. Hai voglia a dare la colpa a Melo (che comunque non mette un canestro del genere da due anni, lui che era un maestro nel settore, numeri alla mano, NUMERI ALLA MANO ripeto).

Prendiamo Spoelstra senza andare lontano e restando al presente, cioè al giorno dopo: Miami sotto di 4 a Brooklyn a 5 secondi dalla fine, rimessa, blocco per far ricevere James nell’angolo, forza il cambio, il più basso in campo ci finisce contro (Deron Williams). Poi bravo Lebron a metterla, ma intanto Spoelstra ha messo il suo cluchter nella condizione ideale per colpire.

Infine la gara del fattaccio, una partitaccia giocata malissimo in cui i Bobcats hanno sempre avuto il pallino delle operazioni in mano e la sensazione era, anche quando ci avvicinavamo, che non avremmo comunque avuto la forza per passare davanti, totalmente privi di un gioco offensivo per colpire i punti deboli dell’avversario, con ancora come situazione “migliore” il fade away in post spalle a canestro del numero 7 .

Anche sul quintetto, Woodson ha più volte affermato che lo cambieremo a seconda degli avversari. Niente di male se le cose gireranno per il verso giusto, ci mancherebbe… personalmente però metterei un quintetto fisso, anche con falsi starter, ma quello deve essere (un po’ come con James White lo scorso anno). Cambiandolo, secondo me si genera solo confusione, perchè un giocatore deve invece sapere, quando si siede in panchina, che a quel tot di minuti entrerà, salvo cataclismi, per trasformare tutto in routine ed essere poi sempre pronto a dare il massimo quando chiamato in causa. Altrimenti rischi che un giocatore entri in campo già scarico perchè ha aspettato troppo rispetto alla sua routine oppure che non sia ancora pronto.

Poi c’è il Discorso palle perse: manca Jason Kidd, vero, ma le perse sono state molto scolastiche, diciamo così, una roba indegna, ribaltamenti di lato con l’aria intasata senza passare in punta, qui ci sono tante responsabilità di Felton che infatti si accusava subito, ma – anche qui – al camp che si è fatto?!? Siamo all’era “Lenny Wilken’s Resort 2.0”?

Da oggi occorrerà fare di necessità virtù in mezzo ad una confusione che regna già sovrana dopo una manciata di partite, dove abbiamo capito una volta di più che Amar’e Stoudemire è un ex giocatore, anzi il peggior giocatore NBA, ma non rispetto al contratto, in assoluto, ma a cui devi dare quei 10-12 minuti per il suo status.

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