Ad un passo dall’implosione

Tre vinte e sei perse, di cui cinque di fila al Garden. Numeri che fanno tremare i polsi, ma il clima era già pesante alla vigilia della regular season tra le dichiarazioni sulla free agency di Carmelo Anthony, James Dolan che ritiene il roster da Titolo e la retrocessione di Glen Grunwald da general manager a semplice consulente. A questo abbiamo aggiunto in ordine sparso JR Smith che rientra dopo 5 gare per squalifica, la rottura del perone di Tyson Chandler, Iman Shumpert sul mercato.

Il tutto sommato a cosa? Ah sì, Melo che in estate non si è allenato per far guarire la spalla, l’operazione al ginocchio di JR, l’ennesima ad una delle ginocchia a caso di Amar’e Stoudemire, Andrea Bargnani che non si giocava da marzo e che non si è allenato in estate causa polmonite, Kenyon Martin a riposo per non meglio specificati problemi, l’impatto negativo della firma senza senso del fratello di JR, Chris Smith, la riunione “player only” dopo solo quattro partite ed ora anche un problema ad un ginocchio per Metta World Peace.

In un clima da “liberi tutti” avrebbe del miracoloso non colare a picco alle prime burrasche. Siamo i Knicks di Dolan, quelli che sotto la sua presidenza hanno avuto i peggiori anni della storia, non dimentichiamolo. Anthony è arrivato a dire che c’è troppa pressione, che QUESTA ORGANIZZAZIONE non ha pazienza. Verissimo, e l’allontanamento di Grunwald dal posto di comando lo conferma.

Da dove iniziare ad analizzare il presente? Quasi impossibile riorganizzare le idee in questo marasma. Da tifoso sono molto confuso. Francamente parlare di campo è difficile e forse riduttivo. Peccato, perchè nella gara vinta ad Atlanta come anche nella sconfitta casalinga contro i Rockets si erano visti segnali di miglioramento, per lo meno in attacco, grazie ad un Bargnani che sta crescendo gara dopo gara.

Mike Woodson non è Thibodeau, non esistono a New York delle solide fondamenta di gioco su cui poggiarsi in caso di infortuni e grane extra-basket. Un roster già monco di suo visti i $20M gettati dalla finestra causa contratto di Stat non ha speranze, anzi straripeto che la stagione scorsa è l’eccezione, non la regola.

In un mondo ideale, JR e Bargnani sarebbero il sesto ed il settimo uomo di questa squadra. Così invece sono titolari, con la conseguenza che la panchina non ha più punti nelle mani. Ne consegue il solito sovrautilizzo di Melo che sta guidando la Lega in minuti giocati – e poi guai a lamentarci se ai Playoffs arriva stracotto, anche se parlare di post season ora suona ridicolo – oltre che l’assenza di un’importantissima arma dello scorso anno, i punti dal pino appunto.

Raymond Felton in questo momento è l’anello debole del team, se escludiamo Amar’e. In attacco è nullo, sta tirando da fuori con il 20%, senza Chandler non attacca con il pick-and-roll d’entrata, in pratica porta solo su palla e delega all’isolante di turno. In difesa non tiene più nessuno, e se l’avversario diretto non va al ferro ha comunque irreparabimente mosso la difesa.

Poi ci sarebbe il discorso su Shumpert. Si è passati in pochi mesi da “Iman è una delle pietre miliari dei futuri Knicks” a “Tutti sono scambiabili, questo è un businness“. Si narrano screzi con Dolan, con Woodson. “Head case” si è letto ultimamente sui giornali. Notizie fatte uscire ad arte per addolcirci la pillola della sua cessione? Non è un uomo della Creative Artists Agency, per questo è un “rompiballe”, un “cattivo esempio” (mentre JR viene squalificato per mariujana, fotografato in giro per locali notturni pieno di alcool e di mignotte e litiga con altri giocatori su Twitter, “role model” proprio)? Difficile rispondere da qui, di basket ci si legge poco in questa storia. E’ da due anni che soffriamo in maniera cronica contro gli esterni avversari e lui, unico difensore di livello, sarebbe sul mercato? Ovviamente queste voci non fanno altro che abbassargli il valore di mercato.

Arriviamo alla gestione di Stat. Il suo minutaggio è – per ragioni concordate con lo staff medico – non superiore ai 10-12 minuti, ma il suo impatto se fosse nullo sarebbe un enorme upgrade. Intendo dire che è deleterio, in attacco non dà nulla, in difesa non avendo più atletismo è peggio di prima. A 31 anni compiuti e con il contratto garantito dovrebbe avere la dignità di ritirarsi, invece sta facendo la figura del pugile suonato che cioldola per il ring con la bava alla bocca. Il mondo dello sport è purtroppo piena di atleti ritirati in età ancora più giovane, e visto che non ci rimetterebbe ormai un dollaro, perchè non dire basta? Il problema è che anzi ha chiesto un minutaggio superiore e pare che Woodson lo accontenterà, forse cullando la speranza che si rompa definitivamente. Anche qui, scherzi a parte, ci leggo una enorme debolezza del coach, perchè il giocatore non merita quei minuti, e li gioca in base al nome.

Peggio di così francamente è difficile fare e, viste le assenze, chiedere il licenziamento di Woodson mi pare eccessivo, come fatto notare da Steve Kerr (attenzione però, è due anni che ci sono lacune spaventose nella sua gestione che i risultati hanno coperto), ma il Garden è già eruttato con qualche coro “Fire Woodson”, apostrofati dallo stesso Kerr con un emblematico “are you kidding me?”.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno è come se oggi stessimo facendo ancora il traning camp, visto come scrivevo all’inizio del riposo forzato di Melo, JR, Stat (vabbeh), K-Mart e Bargnani. Quest’ultimo sta giocando davvero bene, ma ripeto in un mondo ideale sarebbe un uomo d’impatto da 20 minuti di qualità per la second unit insieme a Smith. Anthony sta tornando offensivamente ai suoi livelli, ha sfornato anche una gara da 45 punti, le percentuali al tiro si sono alzate, sta sovraperformando a rimbalzo, difficile chiedergli di più anche se questa partenza in salita ha dato fiato ai soliti denigratori, ma tant’è.

Continuiamo a vivere alla giornata, speriamo che JR torni senso uomo con MWP – appena recuperato – in quintetto come pare dalle ultimissime indiscrezioni, cerchiamo di restare agganciati all’ultimo treno per i Playoffs fino al rientro di Chandler e per cortesia non cediamo Shumpert. Di più non so che sperare, desolato, ma il calendario è uno di quelli da non prendere sonno la notte: l’unica abbordabile prima di fine dicembre è la prossima a casa dei Pistons, poi si va a Washington prima del viaggio ad Ovest per affrontare Blazers, Clippers e Nuggets.

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