Melo, la verità? Proverbialmente nel mezzo

E’ passata poco più di una settimana dalla notizia del rinnovo di Carmelo Anthony e mai come questa volta mi ritrovo ad usare l’abusato detto “la verità sta nel mezzo” per giudicare la situazione. Innanzitutto torniamo alle parole di Melo, datate febbraio 2014:

melo parole

Il contratto firmato è di 124 milioni in cinque anni. Di fatto ha lasciato sul piatto cinque milioni (su 129 di massimo salariale). Facendo i compiti a casa e considerando i contratti in scadenza e quelli che invece resteranno a libro paga – di cui già abbiamo ampiamente discusso in passato sul blog e nel podcast -, l’anno prossimo avremo in più 1.4 milioni da spendere sul mercato dei free agent, e 17.7 milioni complessivi. Per fare un nome che circola tra noi tifosi, il massimo a cui potrà firmare Marc Gasol sarà 16.4 milioni.

Al netto di lettere, letterine o messaggi d’amore – uniti al fatto che non siamo nati ieri, che è tutto un business, ecc… – da tifoso mi sento preso in giro da quelle parole, anche se immaginavo sarebbe finita così. Un conto però è immaginarlo senza che filtrino dichiarazioni ufficiali, un altro è sentire quelle frasi, mettere nero su bianco le buone intenzioni, e poi venire meno ad esse. Avrebbe dunque fatto meglio a stare zitto, anche se oggi il giocatore può rispondere “avevo detto che lasciavo qualcosa, e l’ho fatto”. Formalmente ha ragione, ma “me cojoni”, ribatterebbero a Roma!

Possiamo azzardare che Phil Jackson ha mostrato buon viso a cattivo gioco. Pubblicamente ha dichiarato che Anthony “ha fatto esattamente quello che gli avevamo chiesto”, perchè è pur vero che – seppur limitatamente – ci lascia più margini di manovra rispetto ad una sua firma al massimo (ricordiamo che Jackson prima della decisione di Melo aveva confidato che i Knicks avevano proposto al giocatore cinque diverse offerte contrattuali tra cui scegliere). Il contratto appena firmato, infatti, grazie ad un differente aumento percentuale di anno in anno, ci garantisce di avere l’eccezione salariale piena nel 2015, dato da non sottovalutare per andare ad acquistare un buono/ottimo giocatore di complemento.

L’alternativa a quello che è successo? Proporgli 100 milioni, prendere o lasciare, finendo magari per indispettire agenti ed Associazione Giocatori (che non vede di buon occhio chi non firma al massimo)? La conseguenza sarebbe stata perdere il più forte giocatore arrivato ai Knicks dopo Patrick Ewing, presentandosi alle free agency 2015 e 2016 con sì tanti soldi da spendere, ma pure senza garanzie tecniche che comunque ti dà una Superstar già nel motore, consci del fatto che già nel 2010 siamo rimasti scottati andando ‘all in’ su un unico giocatore.

Anthony merita quei soldi? Probabilmente sì. Ma non è quello il punto. Le domande possono esse altre, e tante. Perchè non è andato altrove? Aveva più garanzie tecniche ai Bulls, con un Derrick Rose che rischia però di diventare uno Stoudemire 2.0? Oppure ha atteso fino all’ultimo una chiamata di Lebron James da quel di Miami? Siamo una seconda a terza scelta, tra l’altro meramente economica?

Alla fine, va bene così. Se hai uno dei primi 10 della pista, è giusto tenerlo (se puoi), soprattutto perchè si contano sulle dita di una mano giocatori che spostano gli equilibri che hanno cambiato squadra nel loro “prime” via ree agency.  Non dico, però, dalla prossima stagione – in cui pesano ancora i contrattoni di Stat e Bargnani -, ma dalla successiva le sue parole potranno trasformarsi in un boomerang alle prima serie di sconfitte, perchè prendere 125 milioni era un suo diritto, ripetiamo non siamo nati ieri, ma i rimbotti “eh se lasciavi qualcosa in più nel piatto avremmo oggi una squadra migliore” dall’autunno del 2015 saranno lì ad attenderlo.

Starà ora a Jackson, per sua stessa ammissione, costruire intorno a Melo una squadra competitiva, partendo dal Triangolo. Chiudiamo dunque con un video che cerca di spiegare come Anthony possa funzionare all’interno di questo sistema di gioco.

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