Addio Stat, ed ora insegna agli angeli… anzi no

np021315_amarewinebath_articleAmar’e Stoudemire non è più un giocatore dei New York Knicks. Le parti si sono accordate per un buyout e Stat potrà accasarsi altrove, ancora in tempo per giocare i Playoffs.

Un gentlemen agreement che personalmente, da tifoso, avrei evitato: perché dovrebbe, stando ai rumors, firmare per una contender se virtualmente lo sto ancora pagando io, l’ultima parte di quei 100 milioni garantiti che solo noi gli abbiamo voluto dare? In nome di cosa? Phil Jackson ha invece optato per il rilascio del giocatore, magari per tenersi buono il suo agente, chissà.

Leggo: “Stoudemire è stato un professionista esemplare”. Fatto salvo che i problemi alle ginocchia erano in preventivo ed eventualmente è solo colpa nostra e non del giocatore se lo abbiamo firmato (ma ne parliamo dopo), ricordo la prima apparizione ai Playoffs disputata da bluarancio: 1-0 Boston, riscaldamento di gara-2, da freddo prova una schiacciata da sotto, infortunio alla schiena, comodo 4-0 ai Celtics. Sfortuna? OK andiamo a 12 mesi dopo: serie contro gli Heat, pugno ad un estintore dopo gara-2, risultato sul 2-0 ma con due partite al Garden da disputare. 4-1 e fuori facile.

A me questo basta ed avanza, da lì è diventato un sopportato (anche per via degli infortuni, chiaro), in attesa della scadenza del suo contratto.

Stat è stato un All-Star soltanto fino a quella gara contro Boston. Da lì in poi o era la schiena, o un ginocchio, o una caviglia. Dire che l’esperimento con Carmelo Anthony è fallito perché parla il record (andando a memoria 42% di vittorie con entrambi in campo, 70% con il solo Melo) è invece a mio avviso ingeneroso proprio perché gli infortuni hanno sempre impedito, insieme alla pochezza tattica di Mke D’Antoni prima e di Mike Woodson dopo, il formarsi di una benché minima chimica fra i due. Capito l’andazzo, ossia la mancanza di continuità nel giocare, ha poi dato l’impressione di giocare più per le sue statistiche che per il bene comune. La mattina ti svegliavi, leggevi il box score senza aver visto la gara e pensavi che quel 14+5 avesse avuto un peso nella partita. Niente di più falso se ti prendevi la briga non dico di guardarti il match ma anche solo di verificare i dati on/off court.

Anthony, alla notizia del buyout, ha tra le altre cose dichiarato che senza Amar’e lui non sarebbe mai arrivato. E qui mi ricollego a qualche riga sopra. La firma di Stat arrivò in quel 2010 in cui i grossi calibri come lui, Lebron, Wade e Bosh diventavano free agent. Si narra che Donnie Walsh inchiostrò l’ex-Sun come estremo tentativo di convincere James. C’è chi invece propende per il cerino corto, con i “tre amigos” accasati a Miami ed il nostro GM con soldi da spendere, una volta esaurita la scellerata eredità di Isiah Thomas, in una città affamata di Superstar dopo le promesse mancate dei Marbury, dei Randolph e dei Curry e dopo due anni di purgatorio in attesa del 2010 e di Lebron. Nessuno voleva garantire cinque anni alle ginocchia di Stoudemire, almeno gli ultimi due sarebbero dovuti essere parzialmente garantiti, come Phoenix gli proponeva. Walsh tirò dritto, com’è andata lo sappiamo.

Melo dice la verità, questo dobbiamo dare atto a Stat, a febbraio 2011 era ancora uno che spostava. Da lì a poco il declino che troppi maliziosi italiani hanno legato all’arrivo di Anthony perché era stato ceduto Danilo Gallinari. Invece quella, con la corazzata Miami in bacino di carenaggio, era a mio modo di vedere la mossa giusta. Il resto lo ha fatto il destino e… l’estintore di South Beach.

Ora vai Stat, insegna agli angeli… Anzi no: fatti insegnare dagli angeli che il vino si beve, non ci si lava dentro ad una vasca.

La parola a @ThatSeven

E chiudiamo sto capitolo.
Amare è stato un tassello fondamentale per la rinascita. Con lui e un core giovane abbiamo fatto bene. Grazie a lui siamo arrivati a Melo. Con lui e Melo siamo arrivati a Chandler. Doveva andare in un altro modo con quei 3 ma non pensiamoci più. Amare è stato importante per questa squadra. La metà del primo anno ha giocato davvero alla grande, di questo gliene si dia atto, guai dire il contrario.

Poi da quando la squadra non è più stata la sua e di ciccio Felton (co capitani) e è arrivato Melo, è cambiato tutto. Non per causa di Melo, ma forse si è rotto qualcosa, quello stretto legame play-ala che ne contraddistingueva la carriera dai tempi di Nash. Doveva funzionare con Melo però, perchè quel p&r era ed è -a tratti si è visto- immarcabile, AKA Pick your posion.

Come non ci si deve dimenticare delle belle cose, poche e iniziali, non si possono dimenticare i malus, come il contratto -di per sè non horribilis, perchè in quel momento, era giocatore da 100×5, ma assolutamente generoso dato che 1) tutti conoscevano lo status delle sue ginocchia 2) nessuno gli offriva quelle cifre, noi si, perciò parlarmi di loyalty e venire a chiedere il buyout con il cappello in mano, ma le sberle ti do, e rimani qui fino a luglio, a marcire in fondo alla classifica-, la totale assenza di evoluzione nella fase difensiva, roba da minibasket, roba che neanche 6 anni di D’Antoni possono giustificare, e che non ti dovrebbero permettere di essere in NBA, la totale involuzione in attacco, non giustificabile dagli infortuni, perchè quando Stat ha capito di non essere più quell’essere esplosivo di prima, ha spostato indietro e allargato il suo range di tiro (vi ricordate le sue triple, 4 anni fa?) dimenticandosene prontamente però, di fatto non ha più tirato da lontano, ma si è limitato a prendere tiri e tiretti dal gomito (“colpa” del training con Olajwon che in 2 estati gli ha insegnato….bo), e a buttarsi spalle a canestro con movimenti goffi alla ricerca di un And 1 -urlato- diventando cieco e mangiapalloni, evitando quindi un qualsiasi scarico ai compagni, ma prediligendo tiri forzati e perse.

Quindi, in attacco involuto e cocciuto, incosciente delle proprie forze fisiche, in difesa invece una capra-buco nero.  Come non si possono dimenticare i pugni agli estintori, la schiacciate da fenomeno nel warm up etc…

Brava persona, fino a un certo punto perchè la deriva ebraica fino alla frantumazione delle palle, il bagno nel vino e le continue critiche a chi non si sbatte, sono un po’ delle uscite a dir poco ridicole e risibili. Ma per lo meno non ha mai causato troppi casini.

Parlare di loyalty quando salti tantissime partite, vieni pagato profumatamente -non ha mancato un assegno, si chiama professionalità da parte della dirigenza, mica siamo il Parma- e fai il pistola, è troppo. Ricordo gli effort estivi, ricordi i training con le vecchie gloria, ricordo, ma ricordo anche le stagioni già in panne a dicembre.

Elemento di troppo, peso, adios e buona fortuna. Le contender non ti vorranno perchè quei 14+8 li sanno leggere, sanno qual’è il tuo vero contributo, fanno scouting, non leggono solo il tabellino. Spurs, (Aaahahhaahahah), Mavs (Chandler si da di nuovo infortunato) e Clippers (ha il suo erede Griffin, ci va a nozze) sono in lista dicono, ma dubito potranno davvero credere in lui.

Stat, porello, vivo in un mondo suo, dove crede di essere ancora determinante e dominante, ma è stato, in gergo renziano, rottamato da tempo. Cadavere che cammina. Senza Nash probabilmente -come i Richardson e i Joe Johnson and co.- sarebbe rimasto uno dei tanti. Adesso dice già “tra due anni, quando sarò cronista”… ma cosa dici? Non sai un cazzo, non conosci il gioco, cosa dici? Ma questo è Stat, il piccolo principe del suo pianetino.

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