SEASON PREVIEW 2015 – L’anno uno di zio Phil

6Q1SNOjtLa nuova stagione è alle porte, la prima con una squadra costruita interamente da Phil Jackson tanto che potremmo chiamarla “l’anno uno di zio Phil”. Dalla nomina di Presidente ad oggi, infatti, si era in una sorta di anno zero, in attesa della scadenza dei contratti di un roster virtualmente costruito dall’agenzia CAA in combutta con il proprietario James Dolan (sì, siamo tifosi complottisti). Quella di oggi, seppur con tutte le limitazioni del caso di cui abbiamo ampiamente parlato – uscire da una season da 17 vittorie e con un roster tutto da costruire non ci ha chiaramente permesso di sederci al tavolo dei principali free agent nell’estate appena trascorsa – è invece la squadra di Jackson.

Quali le aspettative? In attesa del Podcast che uscirà a giorni proviamo a buttare giù due righe. Alla luce delle tante facce nuove mi risulta impossibile fare un pronostico. Partiamo da un dato certo per chi è stato con Matt Damon su Marte fino a ieri: non vinceremo il Titolo, e neppure saremo una contender. Faremo i Playoffs? Arriveremo di nuovo penultimi non avendo però una scelta? Difficile da dirsi, tante cose, tanti tasselli (troppi?) devono andare al loro posto per essere una squadra da post season, e quando si parla di Knicks sappiamo che basta invece pochissimo per sprofondare in basso. Affidiamoci dunque come tutti gli anni a chi se ne capisce più di noi, non fosse altro perchè per loro azzardare un pronostico è questione di soldi: i bookmakers di The Westgate Las Vegas SuperBook ci danno a 31.5 vittorie. Ciò significa 14.5 successi in più dello scorso anno, un numero comunque non sufficiente per approdare ai Playoffs e nemmeno per una Lotteria che a noi come detto non interessa.

Un limbo, insomma, che vorrebbe dire un miglioramento rispetto all’anno zero di Jackson (obiettivamente difficile fare peggio perchè il roster, dopo i problemi di Anthony al ginocchio, venne smembrato ed avrebbe faticato in D-League) ma che inevitabilmente per noi tifosi sarebbe una delusione. E’ innegabile che la vita dei ‘die-hard fans’ è quella di esaltarsi per poche vittorie e deprimersi per altrettante sconfitte nel giro di una settimana, quindi anche se la testa ci dice che il 31.5 è molto verosimile, noi speriamo che quel numero si avvicini il più possibile alle quattro decine.

Per dirla come si è scritto sul forum, il nostro obiettivo deve essere procedere per gradi, un passo alla volta. Innanzitutto uscire bene dalle prime 20 partite, considerate all’unanimità dure anzichè no, sia per un discorso di fiducia, sia perchè terrebbe buona la stampa newyorkese. Restare successivamente aggrappati all’ottavo posto, o a poche vittorie sotto, fino alla pausa per l’All-Star Game, e da lì sparare le ultime cartucce, confidando anche nelle squadre che entreranno in modalità “tanking selvaggio”. Con un record di 40-42 ad Est si potrebbe andare al Playoffs.

Francamente, fatta salva come scritto sopra l’impronosticabilità di cosa è o diventerà questo roster e per l’esaltazione/depressione sempre di cui sopra (l’ho già scritto “anni di tifo Knicks logorerebbero chiunque?”), dalle ultime prove di preseason non sono uscito benissimo in quanto ad ottimismo.

Partiamo dal quintetto. Almeno alla prima palla a due Fisher ha fatto capire che sarà:

PG – Josè Calderon
SG – Arron Afflalo
SF – Carmelo Anthony
PF – Kristaps Porzingis
C – Robin Lopez

Josè Calderon pare avere ancora la mano caldissima da fuori, ma dietro l’età gli ha tolto altri passi per una difesa in cui già non brillava di certo. Dietro riviviamo un po’ le vecchie gesta di Felton, pare che la squadra avversaria entra nel primo gioco d’attacco sapendo che attaccare lo spagnolo porta al primo squilibrio difensivo dei nostri, alle prime rotazioni correttive. Marcus Smart l’ha distrutto, ed i tre precoci falli di Porzingis nell’ultima amichevole sono frutto dell’aiuto del lettone per arginare l’uomo andato via a Calderon. Da più parti ci si auspica che il rookie Jerian Grant prenda il timone dello starting five il più presto possibile, ma non so quanto senso abbia accelerare i tempi in un quintetto base che, almeno per ora, annovera già un altro rookie. La mia sensazione è che se a fine dicembre Grant diventa titolare è perchè le cose non stanno andando tanto bene e ci affidiamo alle mosse della disperazione, senza nulla togliere all’ex Notre Dame.

Arron Afflalo ha giocato pochissimo fino ad ora, il “problema” è che quando era in campo incideva, eccome: bene dal perimetro e dal post, dignitoso dietro, esattamente quello che ci auspicavamo. Purtroppo è di nuovo fermo ai box per colpa dei tendini di un ginocchio, e non vorrei che tra stiramenti più o meno gravi la situazione si prolungasse troppo. Questo è un ruolo delicato in una NBA sempre più dominata dagli esterni, e se già Calderon fatica, non avere Afflalo sarebbe un durissimo colpo. Langston Galloway, ad oggi, sarebbe a mio modo di vedere il suo naturale sostituto a roster, in grado di dare pressione sulla palla molto più di Sasha Vujacic che invece gli sembra davanti delle rotazioni di coach Fisher. Peccato che Calderon-Vujacic come coppia difensiva sia roba da oltraggio al pudore.

Carmelo Anthony pare destinato a restare ala piccola, nonostante le sue parole e quelle di Jackson all’inizio del training camp sembravano indicare come l’ala grande la sua futura (e duratura) posizione. Forse l’idea iniziale era quella di un Porzingis dalla panchina, e quindi il ragionamento ci stava,  però è vero che nell’evolversi non solo della stagione ma anche all’interno della singola partita Melo potrà andare da 4, magari con il backcourt composto da due play ed Afflalo da 3. Chiamaramente dopo tante parole ed alcuni comportamenti che hanno lasciato perplesso (tipo non operarsi subito per andare all’All-Star Game nella passata stagione e far così contento i suoi sponsor) ci aspettiamo una stagione ‘monstre’ come quella delle 54 vittorie, in cui non casualmente giocò ala forte. Vedremo, certo è che se Anthony crede di difendere passando sempre dietro ai blocchi contro le ali piccole odierne oppure cambiare sistematicamente, svogliato, sarà una tragedia – ed in preseason non ha fatto altro. Le fortune dell’attacco passeranno ovviamente da lui, sia per quanto riguarda il mero segnare punti, sia per gli spazi che aprirà ai compagni per gli aiuti e le prerotazioni che genera, ma anche qui sorge qualche dubbio (ricordate? ho detto che in quanto tifosi ci deprimiamo subito): se è vero infatti che nelle prime amichevoli ha tirato con percentuali fantascientifiche perchè non forzava e giocava in un modo in cui i compagni potevano portargli dei blocchi utili per avere quei decimi di secondo o quei centimetri in più perchè il suo tiro diventi letale, automatico, nelle ultime due/tre gare ha forzato in maniera inverosimile continuando a sparare a salve in fade-away dal post, facendo poi fare un figurone al suo dirimpettaio dall’altra parte del campo. Brutte sensazioni, vedremo come Fisher gestirà la situazione alle prime secche in cui Anthony si sentirà in dovere di andare di “Capra-Ball” (o “Welo-Ball”, come dicono sul forum di RealGM).

Kristaps Porzingis per ora sarà il 4 titolare, non senza sorpresa. Sull’europeo si è letto di tutto, è chiaramente sotto la lente di ingrandimento del tifoso, dell’insider, del giornalista, dell’occasionale. Se andiamo a vederci i primi anni di Dirk Nowitzki o anche di Jimmy Butler (che con il nostro rookie c’entra poco, ma giusto per parametrarlo con un altro che oggi è da massimo salariale ma che ha stentato all’inizio), non possiamo aspettarci troppo. La mia idea era – ed è – un impiego sotto i 20 minuti ed una media di 7/8 punti e 4/5 rimbalzi, giusto per gradire. Temo però che questi numeri sarebbero insufficienti per la stampa della Grande Mela e darebbero il via alla sequela dei titoli sgangherati stile Poor-zingis, indirizzando l’opinione pubblica. Il ragazzo dovrà avere gli attributi cubici per non implodere. In preseason d’altro canto si è visto pochino a livello di numeri (soprattutto se rapportato ad Emmanuel Mudiay, il congolese finito a Denver e che al Draft era il mio preferito), ma pare un rimbalzista superiore alle aspettative ed alcuni lampi sono davvero da “unicorno”, come lo definì lo scout europeo dei Knicks che lo consigliò a Jackson. Diciannove anni e più di sette piedi di altezza: almeno noi tifosi dovremo cercare di ricordarlo, sempre.

Robin Lopez sarà l’ancora difensiva, o almeno per questo è stato firmato. Chiaramente non è Tyson Chandler (anche se credo ci vorrà poco per dimostrarsi superiore al Chandler visto nell’ultima stagione e mezza a New York) ma ci si aspettano prestazioni da “La classe operaia va in Paradiso”, così come dagli altri lunghi Kyle O’Quinn (già idolo del Garden, non fosse altro che per le sue origini newyorkesi) e Kevin Seraphin. A differenza delle mozzarelle stile Jason Smith, Stoudamire e Bargnani, questi sanno portare dei blocchi granitici, cosa che in casa Knicks non si vedeva da una vita ed appunto consentono ai tiratori quello spazio e tempo vitali che fanno la differenza tra un buono e un cattivo tiro.

Derrick Williams sarà verosimilmente il sesto uomo. L’ex scelta numero due è arrivata accompagnata dall’ovvio scetticismo, al non aver mai confermato le aspettative riposte in lui al piano di sopra dopo l’ottima carriera collegiale, e non poteva essere altrimenti. Qui nelle prime partite è sembrato spostare come il JR Smith nell’anno delle 54 vittorie, ma francamente è parso sovraperformare. La mette da fuori, va al ferro, e dietro regala qualche giocata di hustle: o Jackson ha trovato il pulsante per l’overclock o “è soltanto preseason”. Vista anche la durata del contratto, un rischio calcolato.

Nutro parecchi dubbi su quando possa incidere Cleanthony Early – “incidere” chiaramente in proporzione al suo ruolo da panchinaro. Ball handling non da NBA come già chiarito l’anno scorso, piazzato onesto ma non da specialista, buono in campo aperto, è chiamato a dimostrare qualcosa… ma cosa? Vedremo.

Chiudono il roster Lance Thomas e Lou Amudson. Il primo ha pure giocato titolare quando Porzingis era fuori, per me è un sacrilegio, passi il fatto di avere uomini spogliatoio ma da lì a farlo titolare in NBA ce ne passa, sarà come si legge sul forum che “anni di Isiah Thomas c’hanno ossessionato nel guardare più il talento fine a se stesso che non il reale impatto e valore del giocatore a tutto tondo”, ma qui siamo a livelli ampiamente sotto il par anche per un ottavo-decimo ruolo di una rotazione. Amudson vedi alla voce “uomo spogliatoio”, appunto. Dopo i tagli dell’ultimo giorno utile per ridurre il roster entro i 15 elementi regolamentari, ad oggi sono 14 i giocatori selezionati, quindi c’è spazio per una firma dell’ultimo minuto, non so se Jackson ha in serbo una trade che ad oggi non pare ipotizzabile ed ha dunque bisogno di uno spot libero, oppure se ha addocchiato qualche tagliato di altre squadre.

Due parole infine su Derek Fisher. Ingiudicabile l’anno passato, anche per lui è “l’anno uno” in cui dimostrare se è un allenatore o no. Da qui è difficile dire quanto Jackson influenzi le sue scelte, certo è che in campo in una stagione in cui si deve vincere il più possibile è chiamato a prendere decisioni durante la gara che ci faranno capire di che pasta è fatto. Soprattutto la gestione del “Melo in Capra-Ball” ci dirà parecchio, a mio avviso. L’attacco si baserà chiaramente sul Triangolo, anche se il coach ha detto che si proverà ad alzare il ritmo più che in passato rispetto al normale della TPO, magari quando in campo il backcourt sarà composto da Grant e Galloway. I numeri della preseason, se confrontati con quelli dello scorso anno, dicono che è quella la direzione intrapresa: come riportato qui dalla ESPN, il ‘pace’ parametrato sui 48 minuti dice che siamo decimi rispetto alla 27ma posizione della passata stagione, che abbiamo segnato in contropiede come 13mi (prima ultimi), ed abbiamo giocato il 16% in transizione contro il 10%. Anche la difesa sul tiro da 3 pare migliorata, ha concesso il 26% contro il vecchio 38%. Note dolenti come sempre dal midrange: in una NBA che sembra aver abolito questa soluzione per ragioni di opportunità statistica, noi continuiamo ad abusarne piazzandoci al primo posto con il 26%. Lascio volentieri ad altri la diatriba su cosa sia un buon tiro indipendentemente da dove esso arriva contro i “bisogna giocare così perchè lo dicono i numeri”. Auguri.

Che altro aggiungere? Buona NBA a tutti e GO NY GO!

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