You talkin ‘bout ma Knicks? 5 on 5: Davide Chinellato

E un’altra stagione troppo corta è già giunta al termine per i Knicks. Mentre metà NBA si gioca l’anello e prosegue la propria corsa nei playoff, noi siam qui come al solito a parlare già di mercato, toto allenatore e draft (eh magari, ne riparliamo tra un anno). Per ingannare l’attesa e rimanere attivi, ci siamo inventati un passatempo.

Che cos’è “You talkin ‘bout ma Knicks? 5 on 5”? E’ la nuova rubrica che potrete trovare qui sul blog. In parole semplici andiamo a rompere le balle, ehm, a fare 5 domande secche ad alcuni esperti NBA, che possono essere insiders, giornalisti, cronisti, opinionisti, sui nostri Knicks. 5 domande secche per 5 risposte secche.
Siamo d’accordo con loro, non lo siamo, sono i nostri idoli, è gente con cui abbiamo litigato in passato, ne pensiamo il peggio?  Poco importa, vogliamo sentire la loro opinione per poi discuterne con voi. Una sola regola: esiste un solo tema per le nostre domande, i Knicks!

Primo ospite è Davide Chinellato, responsabile di Gazzetta.it/NBA, il sito ufficiale in italiano di NBA, conduttore e autore di NBA Show, il web-show settimanale dedicato alla NBA, giornalista  e telecronista.

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Come giudichi a oggi l’operato di Phil Jackson, dopo 2 stagioni intere e più? Promosso, bocciato, rimandato? Ha ancora degli alibi o si può già giudicarlo senza più scuse?
Direi che Phil Jackson non ha più alibi. E che finora è bocciato. E’ partito da una situazione difficile, la squadra è migliorata rispetto alla disastrosa stagione passata, ma il flop da gennaio in poi è ingiustificabile. Non è ancora riuscito a dare alla squadra un’identità precisa, si è messo in una situazione difficile con Melo. New York è in generale una squadra migliore di com’era prima del suo arrivo, ma anche perché da Mister 11 anelli (più 2) ci si aspetta qualcosa di eccezionale il giudizio su di lui non può essere positivo

Il triangolo nell’era 2K16. E’ un sistema di gioco fuori tempo e fuori moda o semplicemente i Knicks non hanno i giocatori e l’allenatore adatto?
Non credo che il triangoIo sia fuori moda, ma che i Knicks non abbiano i giocatori adatti. E’ un sistema che ha bisogno di essere interiorizzato al 100% dai giocatori, e l’impressione è che non tutti (Melo per primo) siano convinti dal sistema di gioco.

Nuovo coach. Dopo l’esperimento Fisher, che avrebbe dovuto far comprendere il triangolo, ora bisogna ripartire. Mark Jackson, Thibodeau, riconfermare Rambis, Walton per scegliere un altro protegè di Jackson, Shaw, questi i nomi che girano. Chi credi sarà quello ideale per il team? Soprattutto chi può andar bene a Melo e far crescere Porzingis senza distruggerlo
The Zen Master vuole un coach con cui essere in sintonia, quindi credo che gente come Jackson e Thibodeau sia fuori dai giochi. Luke Walton potrebbe essere l’uomo ideale (e non dimentichiamoci che la prima scelta di Phil, appena insediato, era Steve Kerr), anche perché arriverebbe col “credito” delle due stagioni ai Warriors e del 39-4 di quest’anno. Non avrebbe problemi a farsi rispettare dai giocatori, Melo compreso

Melo rimane la pietra angolare della squadra. Un bene o un male? Lui non vuole andarsene e anzi, vuole vincere qui dice, ma meglio privarsene e avere maggiore spazio (in tutti i sensi) e puntare su un’altra stella o costruire attorno?
Se fossi i Knicks, cederei Melo e ricostruirei con quello che ottengo in cambio. Farlo però vorrebbe dire rinnegare gli ultimi 5 anni, quindi dubito che accadrà. L’idea giusta potrebbe essere quella di costruirgli attorno un roster  con cui esaltarlo, a patto che lui continui nel trend avviato quest’anno di cercare di mettersi a disposizione della squadra. Serve, però, un playmaker. E qui viene il difficile: serve una point guard che sappia convivere con Melo e che abbia il passaggio come prima opzione. Giocatori così, adatti al triangolo, non ce ne sono molti in giro…

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Porzingis. Che futuro promette questo ragazzo? E già oggi, che impressione ti sei fatto?
Porzingis ha giocato una stagione super. E’ molto più maturo della sua età, ha i mezzi fisici e il talento per essere una star. Sarà importante farlo crescere con calma (e New York, intesa come città, non è esattamente il posto adatto), perché nel 2016-17 dovrà confermarsi agli alti livelli già messi in mostra quest’anno e non sarà facile. La testa però mi sembra quella giusta

 

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