You talkin ’bout ma Knicks? 5 on 5: Claudio Limardi

Proseguiamo la nostra nuova rubrica con la seconda puntata e il secondo gradito ospite. Se vi foste persi la prima e la spiegazione della rubrica, vi rimandiamo al pratico link.

Questa settimana abbiamo fatto due chiacchiere con una colonna del giornalismo NBA italiano, un uomo che ci ha instillato la passione per questo meraviglioso sport e soprattutto per gli Stati Uniti e la loro cultura, sportiva e non. Chi segue la NBA da qualche annetto (diciamo almeno 10-15) ha avuto la fortuna di leggere i suoi pezzi su American Super Basket, altri drogati (come me, Seven) ha anche comprato e custodisce tuttora Claudio-Limardi-24-06-10gelosamente, il suo libro “Basketball Stories. New York“. Un tifoso, una enciclopedia vivente, è con noi oggi Claudio Limardi.

Conosci e segui i Knicks da tempo immemore. Anche con Jackson in cabina di regia arrivano solo figuracce. Siamo destinati al fallimento o Jackson alla fine la spunterà?
La storia recente dei Knicks è fatta di quattro momenti distinti. L’era Isiah Thomas è stata contrassegnata sulla ricerca di giocatori di grande nome con contratti enormi nella speranza di prendere la scorciatoia per il vertice ma con risultati catastrofici perché ad arrivare sono stati giocatori finiti (vedi Steve Francis) o sbagliati (Marbury, Eddy Curry). L’era Donnie Walsh era basata sulla crescita costante della squadra, l’accumulo di assets per poi completare la squadra attraverso i free agent o con uno scambio importante: l’intervento del proprietario Dolan che ha preteso l’acquisto di Carmelo Anthony sbriciolando la squadra che era stata costruita ha di fatto chiuso in modo trumatico un periodo promettente. L’era successiva è stata transitoria ma priva di una linea guida: la squadra costruita con un’iniezione di vecchi giocatori (Kidd, Camby ecc) era un’utopia, l’anno dopo è stata abbandonata. E l’errore più grande è stato prendere Bargnani sacrificando tre prime scelte: uno scambio suicida. Il modo di operare di Phil Jackson è più simile a quello di Walsh. Non si spende esageratamente, si cercano giocatori funzionali e non nomi. E’ presto per trarre conclusioni: i primi due anni hanno tracciato una via ma non sono stati promettenti. Quest’estate ha soldi da spendere sul mercato e vedremo se ha il carisma per portare a New York stelle vere. Sinceramente, non sono ancora ottimista.
Con Thibodeau ormai in direzione TWolves, i nomi per il nostro futuro coaching sembrano pochi. Mark Jackson, Luke Walton, confermare Rambis, Shaw. Quale credi sia la migliore scelta da fare?
Mi intriga molto Luke Walton ma è giovane e come assistente dei Warriors le sue quotazioni possono solo salire. Non ha bisogno di bruciare le tappe condannandosi ad un lavoro così rischioso. E non sono sicuro che lavorare con un presidente pesante come Jackson sia una grande prospettiva. Steve Kerr stava per venire a New York e avrebbe dovuto giocare con il triangolo. Ma a Golden State ha usato elementi concettuali del triangolo ma non il sistema. Cosa significa? Penso che nessun allenatore oggi sceglierebbe il triangolo, non l’avrebbe scelto nemmeno Derek Fisher. Questo è un concetto importante: significa che Jackson con il suo passato, la sua carriera, incide sul lavoro dell’allenatore in modo abnorme. Penso che confermerà Rambis perché è l’unico che creda davvero nel triangolo: l’aveva usato anche a Minnesota. Alla fine tifo per David Blatt: è un allenatore di sistema, e questo mi piace, anche se non usa il trangolo. Sarebbe un bel segnale. Il mio sogno era Jeff Van Gundy, ma accanto a Jackson è improponibile.
Il triangolo. Dobbiamo incaponirci e continuare a crederci o è solo un problema, un sistema di gioco datato e fuori tempo? Non credi che possa condizionare anche la nostra free agency?
La condiziona sicuramente e questo è un errore di Jackson. Parla troppo della sua lealtà per un sistema di gioco che non so se definire datato – forse non esistono gli schemi datati – ma di sicuro è condizionante. Vorrei che Jackson dichiarasse di volere l’allenatore migliore, i free-agent migliori, non il coach che usa il triangolo e i giocatori più adattabili al sistema.
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Porzingis ha fatto un anno irreale. te lo aspettavi, e così presto? Chi ti ricorda, cosa ne pensi del lettone?
No, non me l’aspettavo. Lo considero un giocatore più adatto alla NBA che al basket europeo. Sono curioso di vederlo al secondo anno nella Lega. Potrei dire Nowitzki ma mi pare un difensore potenzialmente migliore, un miglior atleta. Ovviamente non avrà mai quel tiro lì o quella costanza, la stessa longevità. Ma Porzingis può diventare uno dei primi 10 giocatori della Lega, almeno un All-Star.
Melo è ancora il futuro dei Knicks? Lui vuole vincere con noi prima di ritirarsi, ma non avremmo più chance con qualcun altro al suo posto? E le sue parole, rispecchiano l’impegno in campo? BONUS: KD o Melo ora come ora?
Non credo in Carmelo Anthony. Non credo possa essere il miglior giocatore di una squadra da titolo, non lo era ai tempi di Denver e non lo è adesso a 31 anni e in lieve declino. Anthony è un solista. Non è mai stato al livello di LeBron, Durant eccetera. E’ stato un errore pensare a lui come uomo franchigia, dovevano aspettare e prenderlo da free-agent tenendo il nucleo che Walsh aveva costruito (Gallinari, Chandler, Felton…) poi adattarsi al roster. Se vuole vincere il titolo, Anthony lo farà via da New York andando in una squadra dove possa accettare un ruolo da seconda, terza punta forse meno. Lo reputo purtroppo sopravvalutato. Oggi se chiedesse di essere ceduto i Knicks farebbero bene ad accontentarlo e accumulare scelte per il futuro e un giocatore giovane con cui supportare Porzingis e i giovani sui quali è corretto puntare come Grant, Galloway.
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